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Coronavirus. Ronconi: «Perso il 70% degli ordini»

Il presidente e Ceo Gian Luigi Cambiaghi: «Noi fermati, all’estero no. Serve un piano per le opere pubbliche»

Per due anni consecutivi ha ricevuto il premio per il miglior “Bilancio d’acciaio” nella categoria “prima trasformazione”, ma anche la Ronconi – che a Opera (Mi) produce tubi senza saldatura in acciaio al carbonio, acciaio legato al cromo-molibdeno fino all’acciaio inox – sta pagando a caro prezzo gli effetti del lockdown e Gian Luigi Cambiaghi, che ne è presidente e amministratore delegato, non ne fa mistero.

«Il tema non è se e come ci si è organizzati per la “fase 2” – mi dice – perché il problema vero è quello del mercato e di come si è modificato nel periodo in cui il nostro governo non ci ha permesso di lavorare mentre all’estero andavano avanti e ci portavano via i clienti».

Secondo Cambiaghi «sarebbe stato più giusto permettere, a chi garantiva il massimo della sicurezza ai lavoratori, di proseguire con la propria attività, soprattutto per evitare che i competitor stranieri approfittassero della situazione».

Tanto che, denuncia, «abbiamo perso il 70% degli ordini e in un mercato già debole di suo ci stiamo via via mangiando il portafoglio già acquisito in precedenza, mentre le commesse nuove stentano ad arrivare e tutte le normali incombenze sono lì e ci dobbiamo confrontare con esse, visto che anticipiamo anche la cassa integrazione a chi lavora con noi e che non possiamo certo lasciare senza i soldi per vivere».

Soprattutto perché, dice ancora Gian Luigi Cambiaghi, «la situazione resterà difficile per molto tempo e, in particolare le aziende più piccole, pagheranno cara questa situazione. Temo che il 2020 sarà un anno difficile da dimenticare per molti. Chi ha alle spalle dei grandi gruppi, i quali possono contare sul supporto dei governi, è certamente più tranquillo, ma per noialtri che dobbiamo organizzarci solo in base alle nostre forze, la questione è molto diversa».

E a proposito di governo, la gestione dell’emergenza non lo ha convinto e non gli piace nemmeno la situazione che si prospetta: «Si dovrebbero mettere i soldi per un grande piano di rilancio delle opere pubbliche – dice il presidente di Ronconi – invece che continuare a distribuire redditi di cittadinanza, di sussistenza o comunque li chiamino. Sarebbe molto più utile, secondo me, investire denaro in iniziative che creino lavoro vero per le imprese che, a loro volta, potrebbero distribuirlo, invece di darlo alla gente per stare a casa».

Il pessimismo di Cambiaghi è motivato «da elementi oggettivi: noi siamo molto attivi nel settore petrolifero e con le raffinerie ferme ed i cantieri chiusi, non vedo come si possa essere ottimisti. Quanto all’automotive, altro nostro riferimento di mercato, è difficile pensare che il riavvio della produzione possa portare risultati importanti nel breve periodo».

E quando gli chiedo di concludere la nostra chiacchierata con una considerazione personale, Gian Luigi Cambiaghi mi risponde in un secondo: «Quando fare di tutto per tenere in piedi la baracca diventa quasi una colpa, vuol dire che siamo decisamente fuori strada e che per tornare in carreggiata ci vorrà molto tempo. Forse troppo».

M. T.