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Coronavirus. Precorvi: «Nuovi ordini non arrivano»

Alla Gatti Precorvi c’è apprensione: «Il crollo del PIL lo pagheremo soprattutto noi imprenditori»

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«Quella che caratterizza questo primo periodo di “Fase 2” è quella che definisco una visione breve. Nel senso che probabilmente non ci siamo ancora davvero resi conto di cosa ci sia successo e guardiamo all’immediato futuro senza essere nelle condizioni di poter pensare a medio e lungo periodo».

C’è tutto il senso di straniamento e sbigottimento che è comune alla gran parte degli imprenditori della filiera dell’acciaio nelle parole di Mauro Precorvi (nella foto di testa), titolare della Gatti Precorvi che realizza e commercializza lamiere forate e bugnate a Medolago (BG): «Siamo andati avanti per settimane solo con le poche commesse che arrivavano dalle imprese che erano autorizzate a lavorare dalla normativa di emergenza – racconta – e adesso che potremmo tornare a regime scontiamo il fatto che di nuovi ordinativi se ne vedono davvero pochi».

E non suona consolante, spiega, «che a quanto ci risulta il problema è comune e non solo in Italia. Il calo degli ordinativi ed il mercato, di fatto, stagnante sono l’indicazione che quanto le dicevo rappresenta uno dei motivi di maggiore preoccupazione, perché in un attimo arriveremo all’estate e ci dovremo confrontare con il rallentamento tipico del periodo. Solo che quest’anno lo vivremo con ben altro spirito».

La situazione, durante il lockdown, è stata «un po’ meno penalizzante sui mercati esteri, perché (Gatti Precorvi ha da tempo avviato un sistema di commercializzazione online; ndr) abbiamo potuto sfruttare il fatto che in altri Paesi si sia continuato a lavorare, ma adesso la stagnazione è generalizzata».

Sia dall’Italia che dall’estero, spiega Precorvi «registriamo infatti una preoccupante lentezza, da parte della gran parte dei nostri clienti abituali, a rimettersi in marcia e per fortuna che noi possiamo contare su un portafoglio di ordini che era abbastanza consistente fin da prima delle fermate imposte, altrimenti i presupposti, da non buoni, sarebbero diventati preoccupanti».

Perché anche Gatti Precorvi deve fare i conti «con il fenomeno, che ha dimensioni importanti, dei mancati pagamenti, che si aggiunge a quello, a sua volta rilevante, della ripianificazione degli ordini, con richieste di spostamento delle consegne. Tutti elementi che mi portano a pensare che gli effetti sul bilancio di quest’anno saranno sensibili. Tutti registriamo il pesante calo del PIL nazionale e noi imprenditori sappiamo bene che saremo noi a pagarne le conseguenze in maniera maggiore».

Anche Mauro Precorvi dice di attendere «con ansia» di poter valutare «in maniera approfondita le determinazioni del governo. Perché se nell’immediato le prime misure potevano essere sufficienti, e l’accesso alla cassa integrazione è stato senza dubbio utile, è fuor di dubbio che adesso saranno necessarie ben altre cose e, soprattutto, sarà indispensabile che i tempi di applicazione siano ridotti al minimo, perché non potremmo accettare le lungaggini con le quali siamo stati costretti a confrontarci fino ad oggi».

E per dimostrare che non lo dica tanto per dire, fa un esempio pratico: «Mettere a norma lo stabilimento – racconta – ci ha portato via davvero troppo tempo, nonostante ci si sia attivati subito. Pensi che solo per avere i termometri per misurare la temperatura dei nostri collaboratori c’è voluto un mese. Lo dico perché è la dimostrazione di quanto possa essere serio il problema della burocrazia e quanto questo rischi di inficiare anche la validità di iniziative in assoluto condivisibili».

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