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Coronavirus. Bruschi: «L’imperativo è resistere»

Alla Ferrotubi e Derivati «compensi ridotti per il management, perché i sacrifici vanno divisi tra tutti»

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Per molte aziende della filiera siderurgica, il 2020 – soprattutto per la tempesta che su di loro si è abbattuta a causa del coronavirus, ma anche per le scelte non sempre lineari operate a livello governativo – sarà un anno molto difficile: «Secondo me di svolta – dice Milena Bruschi, che guida la Ferrotubi e Derivati di Carugate (MI) – perché imporrà di mettere un punto dal quale ripartire con quella determinazione che ci deve far resistere in un periodo davvero difficile».

E che sia difficile, spiega Bruschi, «ce lo dicono i numeri: ad aprile abbiamo dovuto fronteggiare un calo del 70% rispetto al 2019 e il mese di maggio, visto l’andamento lento che registriamo, non ci autorizza all’ottimismo. Soprattutto perché anche da aziende grandi come Dalmine ed Arvedi, di cui siamo distributori, arrivano segnali non incoraggianti».

Nell’azienda di Carugate «l’attività è ripresa, ma per i motivi che le dicevo, con ritmi molto contenuti e con la massima attenzione perché anche se abbiamo provveduto a dotarci di tutti i presìdi di sicurezza, la paura è ancora tanta e, anzi, sono infuriata per le immagini che circolano di una Milano che sembra non aver chiaro quale sia ancora il pericolo che corriamo tutti».

Quanto al resto della filiera, spiega Milena Bruschi, «anche i commercianti si stanno riorganizzando e, anche loro con grande lentezza, riprendono l’attività, ma mi sembra di poter dire che lo stanno facendo con grande cautela, limitando gli acquisti allo stretto necessario, quasi che vogliano evitare di riempire i magazzini».

Ma con una determinazione tutta lombarda e anche se «sulla base di quanto accade nelle altre aziende in cui abbiamo degli interessi (Tecnotubi e Zinchitalia; ndr) non vedo la possibilità di una ripresa veloce», l’imprenditrice non si piange addosso, anzi: «Noi, per scelte fatti in passato, chiudiamo il bilancio a giugno e visto quello che è successo non potremo certo presentare dei conti brillanti come in passato. Vorrà dire dovremo essere bravi a spiegare la situazione e puntare al 2021 come l’anno in cui si tornerà a correre».

Per farlo, però, «sarà necessario che il governo prenda misure concrete e soprattutto chiare, visto che noi, come tutti, siamo costretti a continue interpretazioni per star dietro ai continui aggiornamenti. E che ci si decida a fare in modo che i cantieri possano essere finalmente aperti o riaperti, visto che al momento la gran mole di norme e regolamenti impedisce di fatto che questo avvenga». Magari «decidendo anche di lavorare ad agosto: noi saremo pronti a farlo».

Soprattutto perché «il fermo dei lavori innesca una doppia spirale negativa – dice Milena Bruschi – visto che alla scarsa movimentazione dei materiali si aggiungono le difficoltà legate alla carenza di liquidità che sta determinando un preoccupante incremento degli insoluti e delle richieste di spostamento dei pagamenti. Cosa che rischia di mettere in difficoltà anche chi opera in maniera accorta ed ha effettuato una, anche dolorosa, selezione negli anni passati. Ma anche di dare un’immagine sbagliata alle banche, visto che registriamo problemi anche in aziende che, fino a prima dell’esplosione dell’emergenza, garantivano una puntualità invidiabile».

E in quanto a scelte, alla Ferrotubi e Derivati, se ne è fatta un’altra degna di nota: «Visto che, da una parte, i tempi di risposta delle banche non sono certo adeguati alla situazione e, dall’altra, che non si sa bene quando ai nostri collaboratori verrà corrisposta la cassa integrazione – spiega Bruschi – abbiamo deciso di anticipare noi l’80% di quanto percepivano in condizioni normali. Perché, per cominciare, io sono convinta che le aziende debbano avere anche una funzione sociale e poi, insomma, mi dice lei come facevano a pagare il mutuo per la casa ed a fare la spesa? Ma, per coerenza, una riduzione del 20% è stata operata su tutti i compensi, compreso il mio, ed a tutti i livelli aziendali. E tutti sono stati d’accordo».


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