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Coronavirus, FederUnacoma: «Noi penalizzati»

Il presidente Alessandro Malavolti: «Le macchine e attrezzature agricole non sono considerate essenziali»

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Come affrontano, le diverse associazioni di categoria che rappresentano settori specifici, l’emergenza-coronavirus e che percezione hanno delle misure che sono state dottate dal governo? siderweb lo ha chiesto ad alcune di loro e la prima ad aver accetato di rispondere, attraverso il presidente Alessandro Malavolti, è FederUnacoma, la Federazione nazionale dei costruttori di macchine per l’agricoltura

Avete già evidenziato l'impatto negativo che il coronavirus ha avuto ed ha sul vostro settore. Quale temete possa essere l'effetto di medio-lungo periodo?

Il settore della meccanica agricola è molto importante nel nostro Paese: l'Italia è fra i maggiori produttori al mondo di queste tecnologie, insieme con Stati Uniti e Germania. Il blocco della produzione, imposto con Decreto ministeriale il 25 marzo scorso ci impedisce di effettuare le forniture non soltanto sul territorio nazionale ma verso i tantissimi paesi esteri che sono nostri partner commerciali (non meno del 70% della nostra produzione viene esportato). Quando si potrà tornare a produrre avremo uno scenario complicato, perché la pandemia si sta diffondendo in tutto il mondo e le economie dei Paesi partner ne usciranno molto danneggiate e quindi meno propense ad investire per l'acquisto di beni strumentali. Ripristinare i flussi commerciali sarà faticoso.

Le imprese di settore pagheranno un prezzo pesante: è ipotizzabile il periodo di tempo che sarà necessario per recuperare?

I tempi dipendono proprio dall'evoluzione che l'epidemia avrà nei diversi Paesi, e dalla pianificazione che verrà fatta per quanti riguarda i volumi di produzione. Le aziende definiranno anche con le autorità sanitarie e le rappresentanze dei lavoratori il regime produttivo, che sarà nei primi mesi molto ridotto e che solo col tempo andrà ad incrementarsi.

Alla ripartenza sarà necessario qualche aggiustamento nelle politiche delle imprese? I rapporti tra le varie componenti della filiera potrebbero modificarsi? 

Uno dei problemi sarà recuperare quelle quote di mercato compromesse proprio dal blocco della produzione. Ci sono mercati, nei quali siamo tradizionalmente presenti, che possono aver compensato la mancanza di forniture italiane con quelle di altri Paesi. Soprattutto nella componentistica, che è in assoluto uno dei punti di forza della nostra industria, c'è il rischio che lo stop delle forniture italiane possa favorire l'ingresso di altri player che puntano proprio a subentrare ai nostri su mercati anche importanti.

Quale giudizio date rispetto alle misure messe in campo dal governo e da alte istituzioni?

In un momento d'emergenza come questo, nel quale il Paese è colpito da una calamità che nessuno poteva prevedere, non sarebbe leale mettersi ad elencare quello che si sarebbe o non si sarebbe dovuto fare. Come industria abbiamo una visione chiara dell'impatto che l'epidemia sta avendo sui settori produttivi e delle misure da mettere in campo per fronteggiare la crisi, ma siamo comunque in presenza di un dramma sanitario, economico e sociale senza eguali, e abbiamo il dovere di collaborare con le istituzioni in modo costruttivo e solidale.

Quali sono, a vostro avviso, le misure che sarebbero necessarie e che non sono state prese?

C'è un provvedimento, in particolare, che stiamo contestando perché lo riteniamo concettualmente sbagliato, quello che esclude la meccanica agricola dalla filiera agroalimentare. In tutti gli altri Paesi le forniture di macchine e attrezzature agricole sono considerate un elemento strutturale del sistema di produzione primaria, perché senza mezzi meccanici e ricambi non si possono fare le lavorazioni agricole che sono fondamentali. Da noi questo non è stato considerato, e come Federazione, insieme con le organizzazioni professionali agricole, abbiamo lanciato un appello al Governo perché sblocchi le forniture in questo momento che è determinante per le semine, i trattamenti antiparassitari, le prime irrigazioni. Se non arrivano i macchinari alle aziende che ne hanno bisogno, si rischia di compromettere la stagione agricola e di mettere a rischio gli approvvigionamenti alimentari.

L'economia del Paese sarà condizionata probabilmente per l'intero anno: quali strategie si potrebbero adottare, a livello generale, per mitigare gli effetti della pandemia?

Il Governo sta varando provvedimenti per il sostegno ai settori produttivi, e nei prossimi giorni avremo un quadro completo che consentirà alle imprese di riprogrammarsi. Poiché anche dopo l'emergenza rimarrà un lungo periodo di allerta, fondamentale sarà curare la sicurezza e la coesione sociale in fabbrica e nei luoghi di lavoro. Ci stiamo confrontando in questi giorni con altre associazioni confindustriali per elaborare progetti di rilancio dei comparti produttivi e l'idea chiave è quella che proprio l'azienda possa diventare il perno di una nuova strategia che concili salute e lavoro.


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