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Coronavirus: l’offensiva di Assofermet

Doppia presa di posizione, nei confronti del governo italiano e dell'Europa: «Ecco cosa chiediamo»

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Doppia iniziativa di Assofermet – nei confronti del governo italiano e della Commissione europea – per chiedere interventi urgenti in relazione alla situazione determinata dall’emergenza-coronavirus.

Al governo italiano si chiede che «vengano prese al più presto possibile alcune decisioni chiave, in assenza delle quali gli impatti sul sistema economico generale saranno catastrofici e diverrebbero irrecuperabili, con implicazioni profonde anche sulla stabilità sociale del Paese». 

Assofermet, in buona sostanza, chiede: «Riapertura tassativa, il 14 di aprile, per tutte quelle attività legate alla filiera della siderurgia, della metallurgia non ferrosa, della fabbricazione di componenti o parti in acciaio o metalli non ferrosi, della commercializzazione/distribuzione e trasformazione di acciai, metalli e ferramenta all’ingrosso, incluse le attività di raccolta e recupero di rottami metallici».

Il tessuto economico produttivo, «almeno per le imprese in grado di operare in linea con i più stringenti protocolli di sicurezza indispensabili a garantire la salute dei lavoratori, deve essere, infatti, riattivato immediatamente, affinché possa ritornare ad essere nuovamente un elemento chiave di supporto alla fiscalità generale, che dovrà invece farsi carico dei settori per i quali la riattivazione richiederà tempi più lunghi».

Assofermet, poi, chiede «che vengano implementate in modo rapidissimo, linee di credito garantite dallo Stato a tassi agevolati e finanziamenti a fondo perduto per investimenti e consumi» e che questo provvedimenti vengano studiati e concepiti in modo tale da potere essere resi immediatamente fruibili».

Alla presidente della Commissione europea Ursula Van Der Leyen, invece, viene ricordato (con una lettera che è può essere letta cliccando sull’icona undefined) che «tutti i settori industriali fanno appello alle istituzioni dell'Ue si definiscono "strategici" o "essenziali". Questa è una competizione tra perdenti, non è una strategia vincente. Nella maggior parte dei casi, è solo una richiesta di sussidi a spese di altri settori o segmenti della catena del valore. Tutte le imprese si percepiscono come essenziali, un atteggiamento autoreferenziale è comune, ma le istituzioni non possono seguire queste richieste».

La distribuzione dell'acciaio, spiega Assofermet, «è solo un anello della lunga catena del valore, che parte dai produttori di materie prime, passa alla produzione e distribuzione di acciaio e arriva infine ai segmenti degli utenti finali. Non un singolo anello in quella catena del valore è essenziale o strategico, ma tutti insieme rappresentano una parte così rilevante della nostra economia, che non possiamo dimenticare di agire per sostenerli».

Duro, poi, il richiamo al fatto che «il crescente protezionismo sta indebolendo le nostre industrie: costringerle a pagare più costoso dell'acciaio non è il modo per recuperare competitività. Un ulteriore livello di protezionismo creerebbe solo un aumento artificiale dei prezzi dell'acciaio nel mercato dell'Ue, consentendo ai produttori di acciaio dell'Ue di non seguire il percorso di innovazione e di trarre profitto. La recente richiesta dei produttori siderurgici dell'Ue di rafforzare ulteriormente il sistema di salvaguardia dell'acciaio sarebbe dannosa per l'intera industria dell'Unione».

Da qui la proposta di Assofermet alla Commissione europea: «Steel Safeguard System deve rimanere invariato; i sistemi antidumping non dovranno essere estesi alla loro scadenza naturale; un ampio sistema di sostegno da parte della Commissione europea dovrebbe essere implementato con linee di credito aggiuntive concesse a tutte le società dell'Ue che operano nella parte superiore della catena del valore: materie prime, produzione di acciaio, distribuzione di acciaio, lavorazione dell'acciaio; prestiti non rimborsabili sia per la spesa per consumi che per la spesa per investimenti».


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“Un pensiero ovvio ed una critica sterile godono, purtroppo, della stessa libertà di espressione di molte idee innovative rimaste inascoltate.”

Valter Redolfi

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