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Coronavirus, la Uilm: «"Fase 2", protocollo unico»

Per il sindacato si deve «evitare che la crisi sanitaria si trasformi in sociale, economica ed occupazionale»

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Anche i sindacati si preparano alla “Fase 2”, quella che dovrà portare il Paese, ed il settore siderurgico in particolare, fuori dall'emergenza determinata dal coronavirus e programmare una ripresa organica delle attività produttive.

La Uilm ne ha discusso in una videoconferenza – presieduta dal segretario generale Rocco Palombella (nella foto di testa) ed alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei dei 24 territori interessati dalla presenza di siti siderurgici – nel corso della quale è emerso che dovranno essere messi in campo «tutti gli strumenti necessari a sostegno del settore siderurgico a partire da necessari interventi di stimolo della domanda di acciaio da parte settori utilizzatori anche attraverso la pianificazione di un grande piano di investimenti infrastrutturali per il nostro Paese».

Secondo la Uilm, poi, «l’azione del governo deve essere indirizzata anche presso le istituzioni comunitarie per l’introduzione ulteriori strumenti normativi a difesa dei prodotti siderurgici, italiani ed europei, nei confronti della concorrenza sleale dei Paesi asiatici, che limitino le importazioni extracomunitarie dell’acciaio prodotto in dumping sociale ed ambientale».

Dalla discussione «è emersa anche la necessità di individuare un Protocollo unico di specifiche modalità, modelli organizzativi e relazionali che tengano conto delle necessità del settore siderurgico che, con 33mila addetti diretti, circa 70mila lavoratori indiretti ed un fatturato complessivo di circa 40 miliardi di euro, deve continuare a rappresentare un asset strategico per il nostro Paese se si vuole che l’Italia mantenga la posizione di seconda manifattura in Europa».

Dopo aver ricordato quanto accaduto nella fase più acuta dell'emergenza sanitaria, la Uilm dice che adesso «è necessario capire come riavviare gradualmente le attività, sempre nel massimo rispetto della tutela della salute, per evitare che la crisi sanitaria si trasformi in sociale, economica ed occupazionale: in un mercato globale, gli altri Paesi, in questa fase, hanno continuato a produrre conquistando quote di mercato a scapito delle nostre realtà industriali», tanto che «grande attenzione dovrà essere rivolta, in futuro, alle possibili riorganizzazioni delle multinazionali per scongiurare eventuali riflessi negativi sulle attività italiane».

E si indicano tre priorità: «l’ex Ilva che, a seguito dell’accordo del 4 marzo tra governo e ArcelorMittal, è ancora in attesa di verificare le reali prospettive industriali, occupazionali ed ambientali; Piombino, che è ancora in attesa della definizione del piano di rilancio industriale e Trieste per la riconversione industriale dopo la decisione delle istituzioni di chiudere l’area a caldo».


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