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Made in Steel: quale futuro attende l’acciaio?

La visione di grandi protagonisti del settore, tra le enormi possibilità e le incertezze normative

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Gli ultimi 18 mesi, con la “gelata” provocata dal Covid 19 e la successiva esaltante fase espansiva che ha fatto seguito alla ripartenza delle attività, sono stati oggetto di analisi ed approfondimento nel secondo convegno – “STEEL VISION: prepararsi all’acciaio del domani” – organizzato nella giornata inaugurale di Made in Steel e coordinato dal direttore generale di siderweb Lucio Dall’Angelo.

Nel corso del convegno, però, si è parlato anche di molto altro, perché il settore dell’acciaio, e l’economia in generale, sono alle prese con una rivoluzione ben più ampia, contraddistinta da alcuni nuovi cardini, come il “green”, la digitalizzazione, la regionalizzazione e la messa in discussione di alcuni pilastri storici del settore.

Secondo Barbara Beltrame, vice presidente Confindustria per l'Internazionalizzazione e responsabile Comunicazione e Marketing di AFV Beltrame Group, «tante cose sono cambiate con la pandemia, ma l’Italia è stata capace di rimboccarsi le maniche ed andare avanti. Anche attraverso un’accelerazione per la digitalizzazione che presto darà risultati importanti»

Innovazione e sostenibilità, ha detto poi Barbara Beltrame, «marciano sulla stessa strada. Con Industria 4.0 si sta lavorando molto proprio per raggiungere questo due importanti obiettivi», ma ha spiegato, «decisivo sarà imparare a comunicare il tutto».

Anche per spiegare, ha puntualizzato, che «le nostre aziende non sono brutte e sporche, ma dovremo essere sempre più in grado di rendere evidenti le buone pratiche di cui siamo capaci, anche a proposito di welfare o, per parlare di noi, di come l’Academy digitale di AFV Beltrame permette a tutto il personale di acquisire nuove conoscenze».

Parlando del settore, Barbara Beltrame ha spiegato che «il 2021 sta andando molto bene, con redditività molto importanti e credo che per i prossimi due o tre anni potremo consolidare la crescita».

Per Gianpietro Benedetti, presidente del Gruppo Danieli, «il 2022 sarà caratterizzato dal proseguimento della ripresa, che potrebbe peraltro prolungarsi anche nel 2023», mentre a proposito della trasformazione che interesserà il settore, «ritengo che il 35% del ciclo integrato di produzione si trasformerà in ciclo da forno elettrico nel giro di una decina d’anni e questo provocherà un problema di approvvigionamento di rottami e la necessità di pensare a nuove materie prime, tipo DRI e HBI da utilizzare».

Un elemento importante, messo in evidenza da Benedetti, è stato quello relativo alle tecniche specifiche di produzione: «Io – ha scandito il presidente di Danieli – sono per la laminazione diretta da colata continua senza forno di riscaldo e negli USA stanno percorrendo proprio questa strada» ed a proposito di Stati Uniti, e di salvaguardia ambientale, ha annunciato che «faremo l’acciaio con il vento, visto che l’anno prossimo i nostri impianti dotati di tecnologia Q-One saranno in funzione in aziende che per l’approvvigionamento energetico faranno riferimento a parchi eolici».

Interessante anche un passaggio che Gianpietro Benedetti ha riservato al mondo della scuola: «Per migliorare serve personale tecnico, per il quale la preparazione è fondamentale, mi auguro che si punti con decisione sulla meritocrazia per gli insegnanti a cui saranno affidati i giovani».

Fernando Espada, presidente di Eurometal e Ceo di Tata Steel Distribuzione Spagna, ha ricordato che «nel 2018 e 2019 abbiamo dovuto far fronte ad un eccesso di offerta di acciaio, anche per l’arrivo dei Paesi terzi, come la Turchia, ma poi la pandemia ci ha portato a gestire fenomeni sconosciuti, ma siamo riusciti a tenere le aziende in piedi fino a quando poi il mercato non ha ripreso a marciare».

Nel frattempo però «è cambiato l’atteggiamento della Cina, che sta prendendo sul serio la questione ambientale e se ridurrà davvero di molto la propria produzione potrebbe determinare delle ricadute importanti»

Altro tema delicato, ha detto il presidente di Eurometal, «è quello della CO2, che è destinato a condizionare tutta la filiera e non solo i produttori di acciaio» ed a questo proposito Fernando Espada ha messo in guardia sulla «necessità di fare molta attenzione a come sarà messo a punto il meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio (CBAM), per evitare che si possa tradurre in un aggravio di problemi in più per la filiera».

Infine, Mario Caldonazzo, vice presidente di Eurofer e Ceo del gruppo Arvedi, ha ricordato che «siamo usciti dalla pandemia con una grande consapevolezza riguardo la forza e la resilienza delle nostre imprese, che quest’anno registreranno risultati importanti sotto il profilo economico, ma forse meno significativi di quanto fatto nel 2020, in piena emergenza e per garantire le forniture a settori strategici per il Paese».

A proposito dell’accresciuta attività regolatoria della Commissione europea, per il vice presidente di Eurofer «si tratta senza dubbio un fenomeno transitorio, destinato a cambiare nel giro di quale anno, ma questo non è il vero driver sul quale dobbiamo concentrarci». Vero driver che, secondo Caldonazzo, è «il Green Deal europeo e quanto saremo capaci di realizzare per attuarlo».

A proposito della normativa di salvaguardia e dei dazi imposti, Caldonazzo è stato categorico: «L’Europa è il mercato più libero che ci sia, non c’è protezionismo ma difesa da aggressioni che arrivano dall’esterno».

A proposito del gruppo, infine, il Ceo di Arvedi ha ricordato che «per il closing definitivo dell’operazione relativa ad Acciai Speciali Terni ci vorranno, visto che dovrà essere valutata dagli organismi internazionali, ancora tre o quattro mesi», per poi promettere che «molto presto potremo annunciare la completa decarbonizzazione di Acciaieria Arvedi».


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