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Coronavirus: la Lombardia riparte, ma soffre

Gli impianti sono stati rimessi in marcia, ma i volumi sono bassi. E aleggia lo spettro dei mancati pagamenti

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Il motore d’Italia è tornato a girare. In Lombardia, anche chi aveva ruotato la chiave su “off” ha rimesso in moto. Ma il sentimento dominante resta la paura e la cautela rimane un imperativo categorico. Parlando con gli imprenditori, però, emerge che il coronavirus non è l’unico motivo di apprensione.

Interessante, al riguardo, ascoltare Giuseppe Pasini, perché leader di Feralpi Group e dell’Associazione Industriali Bresciana: «Per ciò che riguarda Feralpi – spiega – è stata riavviata, seppur parzialmente, l’attività produttiva. Sarà determinante la capacità della ripresa in maggio, che si prospetta un mese ancora incerto».

Quanto al “sistema acciaio”, questa la posizione di Pasini: «La stesura del Protocollo sperimentale cui Feralpi ha aderito è stato steso, sotto la regia della Prefettura di Brescia e col know how dell’Università, del mondo dell'impresa e sindacati. È stato un passaggio importante perché ha posto le basi adatte per una ripresa graduale con regole condivise. La fase 2 è appena iniziata e, poiché si dovrà convivere a lungo col virus, il Protocollo vale non solo per il presente, ma è volto a guidare anche le scelte dei prossimi mesi».

Il presidente di AIB ha anche ricordato che «oggi il tessuto industriale è ripartito come numero di aziende, ma con un livello di attività ridotto, che stimo intorno al 50%. Si spera per la fine di maggio di raggiungere un 90% della nostra capacità produttiva. Se non ci saranno nuove emergenze sanitarie, questa sarà la nostra “nuova normalità”, la normalità ai tempi del Coronavirus».

Tra quel 50% di imprese che ha gli impianti in marcia c’è Alfa Acciai e il direttore Giuseppe Cavalli spiega a siderweb che «abbiamo riavviato gli impianti dopo Pasqua, ma al momento stiamo lavorando al 70% rispetto al periodo immediatamente precedente a quello più duro dell’emergenza ed al 50% delle nostre effettive potenzialità».

Cavalli non sbilancia in previsioni: «Preferiamo essere prudenti – dice – e non fare progetti di lungo periodo. Decisivi, come sempre, saranno il mercato ed i tempi con i quali si rimetterà in marcia l'intera filiera. Di sicuro le aziende dovranno fare attenzione nel modulare le proprie capacità produttive in base alle esigenze che si registreranno. Far girare le macchine senza una reale necessità, riteniamo non sarebbe utile».

Anche sul peso che questo periodo potrà avere sul bilancio annuale di Alfa Acciai, il direttore preferisce aspettare gli eventi: «Detto che delle ricadute certamente ci saranno, penso sia troppo presto per parlare di questo e, se me lo permette, uso una metafora calcistica. Diciamo che nel primo tempo della partita abbiamo subìto uno, e forse anche due, gol. Ma non per questo dobbiamo rassegnarci ad aver già perso e, anzi, sarà necessario impegnarsi di più per rimontare e, perché no, provare anche a vincere la partita».

Quanto alle misure del governo, Giuseppe Cavalli ritiene che «l’esecutivo sta gestendo con prudenza una fase difficile. La stessa prudenza che si dovrà adottare, da parte di tutti (e noi lo stiamo facendo con una gestione accorta del personale) per evitare un’ondata di ritorno del virus che potrebbe provocare nuovi e pesanti rallentamenti dell’attività. Quello sarebbe il vero dramma».

Chi la pensa in modo diverso, invece, è Sauro Accorsi, presidente del Cda di Bronifer – che oltre al magazzino di Cigognola (Pv), ne gestisce due in Emilia, a Collecchio (Pr) e Castelmaggiore (Bo) – e secondo il quale «non si può governare e prendere provvedimenti solo basandosi sui codici Ateco e senza tener conto delle specificità del mondo sul quale si va ad incidere. Non si può essere superficiali quando in ballo c’è la vita stessa delle imprese».

Bronifer, ad esempio, «ha ripreso l’attività da due settimane e lavora con il 50% del personale, ma con un monte ordini che si attesta intorno al 30% del normale. C’è poco da stare allegri».

Anche perché, denuncia, «è tornato prepotentemente alla ribalta il problema degli insoluti che, insieme al ridimensionamento dei fidi da parte delle assicurazioni, sta creando enormi problemi anche a chi, come noi, aveva deciso di fare dei sacrifici, rinunciando a molti clienti pur di garantirsi una relativa tranquillità».

E i numeri che Accorsi snocciola la dicono lunga: «Nel 2019 la percentuale di insoluti con la quale ci dovevamo confrontare era dello zero virgola qualcosa, ma a marzo di quest’anno aveva quasi raggiunto l’8% e per aprile ci aspettiamo dei dati peggiori e di molto. Lavorare sereni in queste condizioni è davvero difficile».

Quanto alle prospettive, il presidente del Cda di Bronifer è lapidario: «Temo che non basterà un anno per rimettere le cose a posto, anche a causa delle scarse misure di sostegno che questo governo sta mettendo in campo».

Gravissimo il problema degli insoluti anche in casa Zaninoni, come spiega Sergio Mazzucchelli, uno dei fondatori dell’azienda di Bagnatica (BG): «Abbiamo raggiunto livelli davvero difficili da gestire, visto che siamo arrivati quasi a sei milioni di euro, una somma che, per aziende meno solide della nostra, potrebbero portare al crack. Noi riusciamo a gestire la situazione, anche se ovviamente con gravi disagi, ma quello che fa più male e che non tutti i clienti che non pagano sono in reale situazione di difficoltà».

E questo, aggiunto al fatto che «tra gennaio e marzo abbiamo lavorato poco oltre il 40% delle nostre potenzialità – dice ancora Mazzucchelli – non ci fa essere ottimisti per il prosieguo del 2020. Soprattutto perché segnali di possibile ripresa a breve non ne registriamo».

Visto che «tutto il nostro mercato negli Stati Uniti è praticamente fermo e che anche i clienti italiani più importanti registrano delle riduzioni di volumi importanti. Per non dire di chi, al momento, è completamente fermo. Noi crediamo che i primi movimenti seri li potremo registrare a giugno, ma la nostra ripartenza vera non avverrà prima di settembre.

Tanto che Mazzucchelli arriva a fare un’affermazione forte: «Se mi chiedessero di firmare oggi per un bilancio di fine anno con mezzo milione di utili in meno, la farei senza dubitare un solo secondo, visto che temiamo di non andare oltre i 20 milioni di fatturato rispetto agli oltre 30 dello scorso anno. Con le spese che, invece, resteranno come minimo invariate».

Il tema sarà certamente oggetto di discussione nel corso del webinar “La fase 2 dell’acciaio: tra fabbrica e mercato” organizzato da siderweb per domani, mercoledì 29 settembre, alle ore 11. Protagonisti saranno Giuseppe Pasini, presidente dell’Associazione Industriali Bresciana e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom con delega alla siderurgia. Per iscriversi e partecipare gratuitamente basta seguire questo link

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