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Ex Ilva senza pace: due ricorsi al Tar

Li hanno presentati ArcelorMittal e i commissari straordinari. Si parla di «eccesso di potere» da parte del Comune

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TARANTO – ArcelorMittal ha presentato un ricorso al Tar Puglia sezione di Lecce contro l’ordinanza del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci del 27 febbraio scorso, seguita dai commissari straordinari di Ilva in Amministrazione Straordinaria, che imponeva alla multinazionale e alla stessa Ilva di individuare e risolvere entro 30 giorni (termine che scade oggi) le cause delle emissioni dello scorso febbraio, che secondo il Comune ed in parte Arpa Puglia, erano derivanti dalla produzione dello stabilimento siderurgico.

L’impugnativa di 38 pagine per «la declaratoria di nullità nonché l’annullamento, previa sospensione in via cautelare dell’ordinanza» è stata presentata dall’azienda tramite gli avvocati Francesco Gianni, Antonio Lirosi, Elisabetta Gardini e Valeria Pellegrino. Il ricorso è contro il sindaco di Taranto, il Comune di Taranto, l’Arpa Puglia, e il Dipartimento provinciale Arpa di Taranto e come controinteressati nei confronti del ministero dell’Ambiente, della Prefettura di Taranto e dell’Ispra. 

Nell’impugnativa i legali di ArcelorMittal motivano il ricorso a fronte della «violazione e falsa applicazione degli art. 50 e 54 del D.Lgs. 267/00 per carenza delle condizioni e presupposti per l’adozione dei provvedimenti contingibili e urgenti». Per «violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 155/2010». Per «violazione e falsa applicazione degli articoli 29 quarte e 29 decies del D.Lgs. 152/06». Per «violazione e falsa applicazione della legge regionale n. 32/2018 e della D.G.R. 805/2019». Per «eccesso di potere per travisamento di fatto e di diritto, carenza di istruttoria e di motivazione, violazione del principio di proporzionalità e del principio di precauzione. Per incompetenza assoluta e straripamento di potere».

Nella nota inviata al Comune di Taranto, i commissari straordinari scrivono che il ricorso si spiega con il fatto che l’ordinanza dello scorso 27 febbraio è «ineseguibile da Ilva in AS, atteso che la gestione dello stabilimento per quanto attiene l’attuazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, dal 1 novembre 2018 fa capo alla società Arcerlor Mittal».

Inoltre, anche i commissari evidenziano come l’ordinanza «presenta vizi di legittimità sia in relazione alla carenza del potere esercitato (in violazione tra l’altro della competenza ministeriale in materia di AIA), sia con riferimento all’inesistenza di alcun superamento dello standard di qualità dell’aria ai sensi del D. Lgs. 155/2010».

Nonostante il ricorso della multinazionale e della struttura commissariale, il Comune di Taranto ha comunicato che essendo formalmente decorsi i termini di cui all’Ordinanza sindacale del 27 febbraio, senza che sia pervenuta alcuna informazione da parte dell’attuale gestore dello stabilimento siderurgico di Taranto, dalla struttura commissariale di Ilva Spa in AS o dagli Organismi di controllo, ciascuno per quanto di propria competenza, volta come ordinato ad individuare gli impianti interessati dai fenomeni emissivi e ad operare per rimuoverne criticità ed anomalie a tutela della salute pubblica, da ieri 29 marzo 2020, i soggetti in parola hanno 30 giorni funzionali all’attuazione perentoria delle disposizioni sindacali, per le quali debbono provvedere con apposito cronoprogramma alla fermata degli impianti inquinanti, quali quelli individuati nell’atto sindacale. Il civico Ente ha contemporaneamente richiesto ad Ispra di verificare la corretta applicazione delle disposizioni richiamate. Ovviamente l'intera procedura si arresterebbe qualora il Tar di Lecce, come probabile, si esprimesse entro i prossimi 30 giorni.

Intanto, dopo il primo caso di positività al Covid-19 da parte di un lavoratore, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno ribadito ancora una volta «la necessità di ridurre ulteriormente la presenza dei lavoratori all’interno dello stabilimento di Taranto e di andare oltre il decreto prefettizio che prevede un numero complessivo di 3500 lavoratori diretti e 2000 dell’appalto».

Inoltre i sindacati ritengono, «viste le informazioni fornite dall’azienda, che lo stesso protocollo sanitario non sia stato correttamente applicato. Infatti, per stessa ammissione aziendale, un numero non ben definito di lavoratori sia diretti che di appalto, nei giorni precedenti ha avuto contatti con il lavoratore risultato positivo. Tale situazione ha determinato la quarantena per i lavoratori in turno con il dipendente contagiato, ma non per coloro che di fatto, sono stati a contatto nelle giornate precedenti».

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