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Coronavirus: ok alle attività commerciali per l'ex Ilva

Il Prefetto di Taranto modifica la precedente decisione e consente all'azienda di procedere con le vendite

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TARANTO - La multinazionale ArcelorMittal Italia da sabato ha riavuto l'ok per tornare a commercializzare le bramme d’acciaio. È quanto ha stabilito il Prefetto di Taranto, Demetrio Martino, con un nuovo decreto, con cui ha concesso quanto negato nel precedente documento valido dal 26 marzo al 3 aprile che pur non fermando la produzione bloccava qualsiasi tipo di vendita da parte dell’ex Ilva.

Nel testo del nuovo decreto il prefetto ricalca i passaggi della vicenda. In particolare dopo la nota della società ArcelorMittal, del 31 marzo, con la quale si chiedeva il riesame dei contenuti del provvedimento inibitorio.

«Il provvedimento adottato dallo scrivente, per l’aspetto della sospensione temporanea dell’attività produttiva, si è basato, come risulta dalla motivazione dell’atto amministrativo, sulla necessità di evitare la possibilità di incrementi della forza lavoro da impiegare nello stabilimento produttivo sito in questo Capoluogo, al fine di contenere, quanto più possibile, il pericolo di diffusione del virus covid-19» ha spiegato il prefetto.

«Peraltro, la misura disposta, chiaramente, è stata calibrata anche sulla dimensione temporale della sospensione, valutandone la sostenibilità per l’azienda nell’arco di tempo compreso tra il 26 marzo e la data odierna – chiarisce ancora il prefetto -. L’intervenuta proroga al 13 aprile delle misure restrittive connesse all’emergenza sanitaria che il Paese sta affrontando, pone la necessità di rivalutare, complessivamente, i presupposti, le condizioni e le finalità della inibizione temporanea, nell’ottica di una possibile estensione degli effetti, fino al nuovo termine di scadenza, tenendo, anche, conto di quanto posto in essere da codesta società in adempimento alle prescrizioni di cui è stata destinataria».

«In tale analisi, innanzitutto, va considerato che nel periodo di sospensione, il numero dei dipendenti impiegati in lavorazioni, sia diretti che dell’indotto, è rimasto sostanzialmente inalterato e comunque entro i limiti massimi indicati dal provvedimento prefettizio (come confermato in questi giorni anche dai sindacati) e che tale assetto di marcia è stato confermato, anche come impegno per il futuro, con nota pervenuta in data odierna» viene chiarito nel decreto prefettizio.

«Occorre, poi, tenere conto di quanto dichiarato dall’Azienda relativamente alla difficoltà di carattere economico a motivo della produzione ridotta al minimo (3 milioni di tonnellate annue a fronte di 8 milioni di tonnellate annue a regime) la cui mancata commercializzazione, ove dovesse prorogarsi il divieto fino al 13 aprile, porterebbe l’impossibilità di pagare i fornitori e le imprese dell’indotto e progressivamente alla crisi dell’impianto mettendone a rischio la salvaguardia e la sicurezza» ha rimarcato ancora il Prefetto Martino.

«Non privo di rilievo, nell’attività di analisi, appare anche il rafforzamento della misure di protezione dei lavoratori, realizzato con la disposizione, adottata dal Dirigente dello SPESAL dell’ASL di Taranto, che ha aumentato di n. 5 unità l’organico del S.P.P. aziendale (Servizio Personale e Prevenzione), in adempimento all’ incarico conferito dallo scrivente con il cennato provvedimento dello scorso 26 marzo» si legge inoltre nel documento.

Per tutto quanto specificato e in applicazione dei principi generali di proporzionalità e adeguatezza, «lo scrivente non ritiene, allo stato, di dover prorogare il provvedimento adottato in data 26 marzo, fermo restando il monitoraggio ed il controllo sulle condizioni di impiego del personale, con riferimento anche ai valori numerici giornalieri e sulla costante e totale applicazione delle misure di prevenzione da rischio sanitario, contenute nel protocollo operativo adottato da codesta Azienda in data 17 marzo 2020».

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