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«La sostenibilità è un obiettivo comune»

Ad “Acciaio sostenibile” le testimonianze di ABS, Feralpi, ORI Martin, Marcegaglia, Arvedi e Socfeder

Translated by Deepl

È impossibile pensare al concetto di “Acciaio sostenibile” senza le imprese che lo incarnano. Per questo, l’omonimo evento online di siderweb, alla prima edizione, ha visto la testimonianza di sei aziende, che hanno assemblato un puzzle modellato su altrettante parole chiave.

La prima parola e la prima azienda sono state Acciaierie Bertoli Safau per #TECNOLOGIA.

«In Italia abbiamo aziende che sono eccellenze, che sono presenti in tutto il mondo con i loro prodotti e che sono competitive. Questa è una conseguenza del lavoro fatto negli ultimi decenni, della lungimiranza, del coraggio e dei tanti investimenti messi in campo da imprenditori che hanno trasformato le loro aziende e grazie ai quali oggi possiamo definirci campioni europei anche dal punto di vista della sostenibilità». Così Stefano Scolari, amministratore delegato di ABS, che nel suo intervento ha voluto citare il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ricordando come l'80% della produzione siderurgica italiana sia decarbonizzata dal punto di vista delle emissioni dirette. «Come ABS abbiamo investito moltissimo negli ultimi 10-15 anni in tecnologie, evoluzione dei processi, efficienza complessiva. E continueremo a farlo: abbiamo un piano che prevede ulteriori 750 milioni di investimento», ha detto, ricordando che l'azienda gode del fatto di essere la divisione steelmaking del Gruppo Danieli e dunque ha «la possibilità di avere le tecnologie ultime esistenti». Ma la sostenibilità, ha sottolineato, non riguarda solo i consumi: è anche «sostenibilità sociale»: «Nel nostro ultimo impianto QWR abbiamo abilitato il concetto "zero man on the floor": è lungo 700 metri ed è gestito completamente da un pulpito, perché per noi il tema della sicurezza è una priorità assoluta».
«Questa è la strada, dobbiamo essere consapevoli come elettrosiderurgici italiani di essere un passo avanti rispetto agli altri in termini di sostenibilità e devo dire che i clienti ce lo riconoscono», ha concluso l'ad di ABS.

Secondo protagonista, con il tema #FILIERA, è il Gruppo Feralpi.

In tema di dichiarazioni non finanziarie (DNF), che riportano i dati sull’impegno delle aziende in termini di sostenibilità, i dati di ESMA (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) vedono l’Italia in quinta posizione, dietro i Paesi nordici, la Germania e la Francia. Lo ha affermato Isabella Manfredi (direttore comunicazione e relazioni esterne, sustainability manager di Feralpi Group), sottolineando che si tratta di «un posizionamento tutt’altro che negativo e che ha ragioni culturali, cioè deriva da un’attenzione verso questi temi, da parte soprattutto dell’operatore finanziario che, per capire un’azienda, guarda non solo i numeri economico-finanziari ma chiede una view anche su aspetti ambientali e sociali». Anche in Italia esiste un osservatorio delle dichiarazioni non finanziarie e «dice che le aziende sono circa 200. Di queste, sono 19 quelle che redigono DNF su base volontaria e tra loro c’è anche Feralpi, giunta alla terza rendicontazione non finanziaria». Una scelta, quella del gruppo di Lonato (Brescia), che deriva «innanzitutto dalla necessità di un percorso coerente e integrato al business: facciamo sostenibilità perché crediamo di poter fare meglio il nostro lavoro generando progresso, valore finanziario, economico non solo per l’azienda ma anche per la nostra filiera». 
«Solo quando la sostenibilità è utile alle imprese, le fa crescere e produce profittabilità diventa una fortissima alleata ed è questo che ha caratterizzato l’impegno progressivo nel tempo di Feralpi», ha spiegato ancora Manfredi. La sustainability manager ha inoltre posto l’accento sull’importanza dell’assurance, che «permette di essere trasparente, offre una leggibilità chiara dei dati e anche una grammatica comparativa, perché è sicuramente uno stimolo capire dove si è e dove si può progredire. Parlando di innovazione, Manfredi ha rimarcato che essa «parte dall’interno dei processi e della gestione dei dati, perché dobbiamo integrare sempre di più dati finanziari e dati non finanziari con un modello di gestione che sia collaborativo, digitale, tracciato, verificabile anche da terza parte. L’alleato principale è chi si occupa di digitalizzazione dei processi». Infine, l’innovazione «passa anche dalla governance, che porta modelli organizzativi in impresa, e dal commitment del management. Importante è la presenza di competenze esterne e dirimente sarà la collaborazione con la propria filiera».

Il terzo protagonista è stato il gruppo ORI Martin per la sua attenzione al #TERRITORIO.

Per la ORI Martin di Brescia, essere da sempre nel mezzo di un quartiere residenziale ha permesso forse di anticipare i tempi di un trend inarrestabile. «Abbiamo trasformato quasi una minaccia in un'opportunità – ha spiegato Roberto de Miranda, membro del comitato esecutivo di ORI Martin –. Ci ha aiutato senza dubbio anche il fatto di far parte da decenni della filiera automotive, dove da tanto tempo si parla di carbon footprint». Rendere la vita del quartiere e della città il più possibile integrata alla produzione siderurgica ha sempre rappresentato un mantra per management e azionisti. Per l'integrazione con il quartiere la prima misura più pragmatica è stata la creazione di un Osservatorio istituito su iniziativa del Comune di Brescia come strumento di comunicazione con la cittadinanza; Osservatorio al quale partecipano consiglio di quartiere, associazioni e fondazioni locali e azienda e che ha «permesso di portare avanti tante iniziative e spiegare faccia a faccia cosa succede all'interno dell'azienda e favorire una convivenza più che ottima con il territorio, trattando di temi concreti che vanno dal traffico al rumore alle emissioni in loco». L'integrazione con la città è invece quella che sta portando Brescia ad essere una "smart city". De Miranda ha ricordato i progetti i-Recovery e Heat-Leap, avviati rispettivamente nel 2016 e nel 2022, entrambi esempi importanti di utilizzo circolare delle fonti energetiche disponibili sul territorio. Con i-Recovery, sviluppato in partnership con Tenova, Turboden e A2A, recuperiamo i fumi di acciaieria trasformandoli in vapore e quindi acqua calda che concorre ad alimentare la rete di teleriscaldamento di Brescia. Questo circuito di recupero è stato potenziato ulteriormente con il progetto Heap-Leap e, più nello specifico, grazie a una pompa di calore sviluppata da Turboden. «Tutto questo – ha rimarcato de Miranda – genera energia termica che verrebbe dispersa, quindi permette ad A2A di comprare meno combustibili fossili per riscaldare la città». Parallelamente, ORI Martin sta lavorando sulla riduzione delle emissioni Scope 1 e Scope 2, per esempio attraverso l'installazione di pannelli fotovoltaici e sottoscrivendo contratti PPA di acquisto di energia rinnovabile. «La battaglia per la decarbonizzazione si vince attraverso tanti piccoli tasselli che ci portano ad essere più competitivi e attrattivi per i clienti», ha concluso de Miranda.

La carrellata di testimonianze ha poi spostato il focus su #PERSONE/VISION con il Gruppo Marcegaglia.

La sustainability manager Barbara Gervasoni ha infatti rimarcato che anche la reportistica legata alla sostenibilità è un’esperienza in continua evoluzione per le stesse aziende e ogni report punta a porre obiettivi sempre più ambiziosi, oltre a descrivere la strada percorsa.
«Credo che però uno degli elementi che non dobbiamo dimenticare è che la sostenibilità è un obiettivo comune, che coinvolge tutti gli attori sia all’interno che all’esterno dell’azienda, per questo poniamo particolare attenzione alla supply chain oltre che ai progetti interni». La manager del gruppo mantovano ha inoltre ricordato la partecipazione dell’azienda al progetto di acciaio a zero emissioni H2 Green Steel, per la produzione di acciaio decarbonizzato in Svezia. «Un altro progetto a cui siamo particolarmente fieri di partecipare è il primo in Italia di carbon capture e storage a Ravenna in collaborazione con Snam». Riguardo alle persone, Gervasoni ha evidenziato come nel progetto Marcegaglia Academy si punti a una formazione culturale legata anche alla sostenibilità, al fine che vi possa essere una vera integrazione nella cultura aziendale condivisa.

Alessandra Barocci, responsabile sostenibilità di Arvedi, si è concentrata sul fare maggior chiarezza su #ARVZERO, un progetto che è iniziato diversi anni fa.

«Se guardiamo alla sostenibilità in generale, credo che siamo in una fase dove si deve trovare un equilibrio tra obiettivi ambiziosi da tradurre in attività concrete. Nel nostro caso questo percorso è iniziato nel 2018 con la prima carbon footprint del gruppo. Un passaggio che ha reso evidenti quali fossero i punti in regola e dove invece avremmo dovuto lavorare e compiere scelte strategiche per migliorarci. Un processo da cui è nato il primo piano di decarbonizzazione, il cui fulcro era la chiusura dell’area a caldo del sito industriale di Servola. Un percorso che ha comportato investimenti a Cremona, come l’impianto interno di trattamento del rottame e un accordo di programma a 360° a cui hanno partecipato anche istituzioni e sindacati per poter raggiungere un obiettivo comune. In evoluzione a quanto già detto, gli investimenti fatti miravano non solo al rispetto delle regole ma a migliorare per quanto possibile l’impatto ambientale, anche con accordi di fornitura esclusivamente di energia rinnovabile. Solo dopo essere riusciti a lavorare con efficacia su Scope 1 e Scope 2 abbiamo avviato la compensazione sulle emissioni restanti per dare vita a quello che abbiamo chiamato ArvZero. Un acciaio che ha un’intensità di carbonio quindi pari a zero». In pratica, un certificatore esterno controlla che ogni partita di acciaio rispetti i criteri della produzione a "zero emission".

A chiudere l’articolata serie di interventi è stato l’amministratore unico di Socfeder Claudio Testi, che si è concentrato sugli aspetti di #CULTURA e impatto sociale dell’ESG.

«Siamo partiti dalla frase pronunciata nel 1955 da Adriano Olivetti: “Il profitto non è il fine dell’azienda, è soltanto un indice. Il fine dell’azienda è l’elevazione sociale e culturale del territorio in cui opera”. Da questa frase abbiamo creato una bussola che ci guida nelle attività che abbiamo attivato nel corso degli anni in questa direzione, al punto che siamo diventati la prima società benefit del settore». Tra quelli più importanti citati ci sono abitazioni ad affitti calmierati per i dipendenti, bonus bebè e flessibilità di orario. «Ora siamo al lavoro per la certificazione della parità di genere, sono fiducioso di poterla annunciare entro la fine dell’anno. Il messaggio che ci tengo a far passare è che anche imprese medio piccole come la nostra posso avviare delle iniziative importanti per cercare di sostenere dipendenti e territorio in una crescita culturale» proprio come diceva Adriano Olivetti.


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