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Marcegaglia: il conflitto cambierà le catene di approvvigionamento

Il presidente del gruppo conferma il trend di crescita dei prezzi, anche se per ora non ci sono problemi di stock

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Il cuore dell’analisi che Antonio Marcegaglia, presedente e CEO dell’omonimo gruppo, ha fatto del conflitto in Ucraina sta forse tutto in questa frase: «Anche il recupero della situazione, con lo stop del conflitto, comporterà comunque una "disruption" delle catene di approvvigionamento di non breve soluzione. Dal fronte russo per il permanere delle sanzioni anche dopo la fine dei combattimenti; sul fronte ucraino per una ricostruzione che appare già particolarmente lunga».

Una frase pronunciata nel corso dell’intervista nel corso del webinar di siderweb "Russia-Ucraina: l’impatto della guerra sulla siderurgia", in cui l’imprenditore mantovano non ha nascosto tutta la propria amarezza, soprattutto dal punto di vista umano, per lo scoppio del conflitto, che fino a poche ore prima del bombardamento veniva ritenuto improbabile dagli stessi partner di Marcegaglia nell’Est Europa.

Lo shock iniziale
«I primi sentimenti dopo la notizia dei bombardamenti sono stati di sconcerto e quasi di incredulità, che si sono poi mischiati alla preoccupazione presente ancora oggi – ha detto Marcegaglia -. Metinvest è uno dei nostri partner principali. Loro per primi, in una call avvenuta poche ore prima dei bombardamenti, erano lontani dalla prospettiva di un attacco. Le tensioni dei giorni precedenti venivano lette come un esercizio di muscolarità politica, come minacce finalizzate al guadagnare una posizione di vantaggio in una trattativa diplomatica».

Massima empatia è stata espressa per il popolo ucraino, la principale vittima dell’aggressione; «quando si parla di regimi - ha voluto precisare il presidente del gruppo - il pensiero di chi è al potere non coincide spesso con il pensiero condiviso del popolo e degli operatori di quel territorio». Evidenziando quindi come il pensiero debba andare anche alla popolazione russa, che si trova anch’essa a soffrire per le sanzioni internazionali legate a una guerra che non ha voluto.

Riportando invece il focus sul quadro siderurgico, Marcegaglia ha rimarcato come la situazione sia ancora avvolta nell’incertezza, almeno fino a quando non si riuscirà a raggiungere una tregua, se non addirittura la pace.

L'impatto sull'acciaio
Gli stabilimenti principali di Metinvest, quelli nelle zone dove il conflitto è più aspro, sono fermi da giovedì scorso. «Gli altri impianti, quelli nella zona dell’Ucraina più vicina all’Ue, stanno ancora funzionando. Anche la produzione russa per il momento pare continuare. Rispetto agli annunci di Severstal e agli effetti delle eventuali sanzioni, stiamo ancora cercando di capire se si applicheranno anche ai contratti in essere al momento del varo o solo ai nuovi accordi. Sicuramente - ha detto Marcegaglia - ci saranno problematiche di tipo finanziario in Russia, vista la limitata operatività delle banche. Una situazione che ha riportato il contante al centro del sistema dei pagamenti. Come gruppo Marcegaglia da diverso tempo stiamo lavorando con stock abbastanza alti e che abbiamo tenuto approvvigionati, per cui almeno nel breve periodo non dovremmo avere problematiche particolari. Per le lamiere da treno abbiamo cercato di aprire preventivamente però nuovi canali, in attesa di capire l’evoluzione dell’escalation internazionale».

Evoluzione che non dovrebbe però toccare la Salvaguardia, la cui revisione è prevista entro giugno. Un tempo ragionevole anche per valutare la possibile evoluzione dello scenario, che al momento potrebbe prendere molteplici strade. Basti pensare che, nel caso di un cambio di governo in Russia, le sanzioni internazionali potrebbero addirittura trasformarsi in sovvenzioni o incentivi per l’economia russa; sono inoltre attesi sostegni alla ricostruzione in Ucraina, che potrebbero condizionare anche gli scambi commerciali, rendendoli meno vincolati rispetto al passato.

La situazione in Italia 
Per quanto riguarda l’impatto sull’Italia e sul gruppo mantovano, Marcegaglia ha rimarcato che «siamo comunque ancora nella nebbia e in questo contesto ogni operatore tende a minimizzare il rischio finanziario. L’Italia è uno dei pochi Paesi nell’Ue che produce lamiere da treno anche senza avere la produzione da acciaieria. L'Ue importa 800mila tonnellate di lamiere da treno da Kiev e l’Italia importa 2 milioni di tonnellate l’anno di bramme dall’Ucraina, a cui si aggiunge un’altra quota significativa dalla Russia. Da queste zone si importa ghisa, senza contare che, avendo Russia e Ucraina impatti anche sulla Turchia, ci potrebbe essere un effetto indiretto. Questo porta il rottame a crescere; l’acciaio inossidabile ha già guadagnato circa 300 euro la tonnellata e le bramme sono salite di 150 dollari. Per il nostro gruppo l’impatto sui coils sarà marginale, mentre per le bramme e per le lamiere da treno abbiamo iniziato ad approvvigionarci anche da aree diverse. Credo che, come già fatto dopo la pandemia, si cercherà di privilegiare catene di fornitura sempre più corte. Credo che alla fine di questo conflitto inevitabilmente perderemo per un po’ la Russia come partner commerciale, mentre l’Ucraina dovrebbe avvicinarsi maggiormente rispetto al passato».

Diversificare le soluzioni
Se l’impatto operativo per ora è stato tutto sommato limitato, molto è dipeso anche dalla crescita che le imprese italiane hanno avuto nel corso delle ultime crisi.

«La pandemia ci ha allenato a governare l’incertezza, a reagire e a decidere con estrema tempestività – ha concluso Marcegaglia -. E questo fa parte della nostra cultura aziendale. In questi mesi abbiamo ulteriormente intensificato la condivisione delle informazioni. Inoltre, abbiamo imparato a diversificare le soluzioni per governare la volatilità crescente nella nostra vita e nelle nostre imprese. Questi sono e saranno sempre di più elementi decisivi per il futuro».


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