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«L'Ucraina vuole partecipare alla trasformazione verde dell'Europa»

Da Made in Steel, il CEO di Metinvest, Yuriy Ryzhenkov, ha parlato di ricostruzione e decarbonizzazione

RHO (Mi) - Diversificazione della catena del valore e della logistica. Questo in sintesi ciò che ha permesso al gruppo ucraino Metinvest di limitare i contraccolpi della guerra russo-ucraina e, addirittura, di chiudere lo scorso anno con risultati positivi. Ne ha parlato il CEO del gruppo, Yuriy Ryzhenkov, intervistato da Emanuele Norsa (Kallanish e collaboratore siderweb) a Made in Steel, durante un convegno dal titolo "Il ruolo dell'Ucraina nella nuova Europa d'acciaio".

«Metinvest – ha spiegato Ryzhenkov – era in un qualche modo già pronta alla tragedia di febbraio 2022, perché per noi la guerra era in realtà iniziata nel 2014 e l'esperienza degli anni immediatamente successivi ha giocato un ruolo fondamentale nel superare le criticità dello scorso anno». Già nel 2014 il gruppo, che è il maggior produttore siderurgico in Ucraina, aveva subito le conseguenze di interruzioni lungo la filiera e dell'esproprio di infrastrutture, pertanto dopo l'invasione russa dell'ucraina «non abbiamo sprecato nemmeno un giorno, perché sapevamo come procedere: introducendo nuove fonti di materie prime, per esempio, anche se nei primi mesi siamo stati costretti ovviamente a sospendere la produzione. I nostri impianti in Europa sono diventati standalone, cioè hanno iniziato a ricevere forniture dal mercato aperto». Per gli stabilimenti in Italia il principale fornitore di materie prime era Azovstal, quindi «ci siamo dovuti rivolgere al Medio Oriente, al Brasile, al Regno Unito. Una sfida che comunque è stata affrontata con successo». Allo stesso tempo, ha rimarcato Ryzhenkov, «il nostro personale era preparato su cosa fare nelle varie evenienze e questo ci ha permesso di salvare moltissime vite e di proteggere almeno in parte i nostri impianti. Abbiamo perso ciò che avevamo a Mariupol, ma il resto è intatto».

Sulla logistica, che per il settore siderurgico è essenziale, Ryzhenkov ha affermato che dopo il blocco dei porti ucraini Metinvest ha dovuto reindirizzare tutti i suoi prodotti convogliandoli via strada verso l'Europa. «È stata una sfida fin dall’inizio dell’invasione e soprattutto per gli operatori europei, perché la ferrovia ucraina era in realtà pronta a trasportare i nostri volumi, mentre gli europei non erano pronti sul loro territorio. Abbiamo comunque lavorato bene con gli operatori della logistica in Europa. Siamo inoltre riusciti a servirci dei porti del Baltico, che non erano abituati a gestire volumi ingenti. Nel complesso abbiamo fatto un buon lavoro che ci ha permesso di mantenere attiva l’azienda».

Secondo Ryzhenkov lo sviluppo del trasporto via terra tra Ucraina e Paesi Ue sarà importante anche quando si arriverà al prossimo stadio della transizione verde in quanto «l’Ucraina è un’eccellente fonte di DRI necessario per la trasformazione in Europa. Questo rappresenterà un grande vantaggio in futuro, quando Metinvest o altri produttori ucraini inizieranno a produrre preridotto».

Interrogato da Emanuele Norsa su cosa ci si deve aspettare in termini di mercato, il CEO di Metinvest ha sottolineato che «i prezzi in Cina e Medio Oriente continuano a diminuire e le previsioni per l’economia cinese non sono così entusiasmanti. L’economia di altri Paesi crescerà del 3-6%, ma a livello mondiale si riscontra un’economia debole e non è chiaro se si assisterà a un rimbalzo entro la fine dell’anno. Più probabilmente lo vedremo nel 2024, specialmente in Europa». Europa che, ha rimarcato Ryzhenkov, rappresenta il futuro di Metinvest nonostante le numerose sfide, molte delle quali legate al fatto che per l’acciaio verde e la decarbonizzazione serviranno fonti energetiche attualmente non disponibili. «In Europa siete pionieri della decarbonizzazione – ha commentato –. Avete una grande produzione di acciaio realizzato con tecnologie verdi rispetto alla maggior parte dei produttori in giro per il mondo. Tutti hanno intenzione di decarbonizzare e spostarsi verso l’acciaio verde, anche noi di Metinvest. Resta da capire soltanto quando i consumatori saranno disposti a pagare il prezzo della decarbonizzazione». Ryzhenkov ha affermato che in questo momento ci sono clienti che richiedono prodotti verdi e, allo stesso tempo, clienti che inseguono il prezzo. Tuttavia, si è detto convinto che «ci sarà un avanzamento: dieci anni fa nessun produttore avrebbe mai parlato di acciaio verde, eppure sono stati fatti passi da gigante. Lo stesso varrà per i consumatori, che spesso sono ancora più veloci di chi sta a monte nell’abbracciare i cambiamenti. L’acciaio verde a mio parere è la via da intraprendere, anche perché un acciaio più pulito lo porterà ad avere un vantaggio rispetto ad altri prodotti, come per esempio l’alluminio».

In merito al ruolo dell’Ucraina nella siderurgia dell’Ue, Yuriy Ryzhenkov ha affermato di condividere il “sogno” di Gianpietro Benedetti, presidente Danieli, di far sì che l’Ucraina faccia parte della catena produttiva dell’Europa diventandone un fornitore di preridotto. «Abbiamo solo bisogno di energia – ha sottolineato –. Ma già ora una grande fetta del mix energetico dell’Ucraina è decarbonizzata: è per il 65% basato sul nucleare, per il 10-15% sulle energie rinnovabili, per il 10% sull’idrogeno». L’idea del governo ucraino per ricostruire l’Ucraina si basa in buona parte sul «continuare a sviluppare le fonti energetiche decarbonizzate; chiaramente rinnovabili, ma anche nucleare. Questa è una strategia che già esisteva prima dell’invasione russa dell’Ucraina e che con il conflitto si è rafforzata. Si tratta anche di un modo per avvicinare ulteriormente l’Ucraina all’Ue e sono contento che sia condivisa da politici sia ucraini che europei».

Attualmente, a causa dei limiti logistici ma anche di una domanda ridotta, i produttori siderurgici ucraini operano al 60-70% circa della propria capacità, mentre la produzione di coking coal è all’incirca al 100%, grazie ai rapporti di fornitura con i produttori dell’Est europeo. In futuro Metinvest intende «sviluppare la produzione di preridotto e gli impianti di estrazione del minerale di ferro, perché saranno progetti essenziali per la transizione verso l’acciaio verde dell’Ucraina e dell’Ue, qualsiasi sia la configurazione industriale che il nostro Paese sceglierà alla fine della guerra». «Il nostro azionista – ha continuato Ryzhenkov – non vuole risparmiare alcuno sforzo per ricostruire l’Ucraina, Mariupol e Azovstal». Quest’ultima «non sarà chiaramente la stessa del passato. Già prima dell’invasione russa c’erano piani affinché diventasse un centro per la produzione di preridotto e un’acciaieria verde. La demolizione sarebbe dovuta avvenire nel 2025, ma purtroppo c’è già stata per i tristi motivi che conosciamo. Questa può e deve essere un’opportunità per ricostruirla mantenendo il nostro retaggio». Metinvest intende inoltre aumentare la propria presenta in Europa, su tutti i piani. «Siamo alla ricerca di opportunità legate all’acquisizione di aziende in Europa ma anche alla realizzazione di strutture greenfield, anche in Italia. Sul mercato italiano possediamo già eccellenti strutture e abbiamo una squadra fenomenale che lavora ottimamente con i clienti. Vogliamo migliorare ulteriormente la value proposition aggiungendo strutture produttive». Strutture che, ha spiegato il CEO di Metinvest, «non potranno prescindere dall’acciaio verde. Anche qualora non fossero impianti a idrogeno o alimentati con fonti rinnovabili fin dal primo giorno, dovranno avere tutte le caratteristiche per poter operare in maniera ecosostenibile in futuro».


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