8 settembre 2020
Un intervento, quello di Giovanni Barone, responsabile del Servizio Studi di UBI Banca, a “Mercato & Dintorni”, il webinar con cui siderweb ha aperto stamattina il ciclo degli appuntamenti del post fermata estiva, caratterizzato da un cauto, ma motivato ottimismo.
«Siamo ora in grado di fare un aggiornamento dello scenario macroeconomico grazie ad una mole di dati che in precedenza non erano disponibili – ha spiegato Barone – e che hanno permesso di operare una revisione complessiva delle previsioni per il 2020, ma anche per il 2021»
Nel contesto globale, ha detto il responsabile del Servizio Studi di UBI Banca, «Stati Uniti e Cina hanno sorpreso in senso positivo, tanto che le loro proiezioni sono state riviste in rialzo e, soprattutto in ottica 2021, c’è la previsione di un recupero».
Questo perché «in particolare negli USA le politiche monetarie sono state adeguate in fretta: la Federal Reserve è stata estremamente celere nel prendere provvedimenti, più della BCE e della Bank Of Japan. Rispetto alla crisi 2008 il crollo dell’economia statunitense è stato più repentino, ma l’immediatezza della risposta sta portando ad una risalita rapida, tanto che il mercato del lavoro sta facendo registrare un veloce calo del numero dei disoccupati. Su 22 milioni di posti di lavoro persi, circa la metà sono stati già recuperati».
In Europa, invece, «ci sono più motivi di fragilità, ma le prospettive sono comunque favorevoli, visto che anche nel Vecchio Continente la produzione industriale è in una situazione di rimbalzo. In Italia, peraltro, le misure di lockdown hanno provocato una riduzione più marcata del Pil, ma emergono elementi che incoraggiano una speranza di ripresa, anche perché si registrano elementi positivi sotto il profilo degli investimenti. Soprattutto perché il clima di fiducia delle imprese è migliorato ed è motivato dal miglioramento dei dati relativi alla produzione industriale ed anche all’export».
Certo, ha spiegato Giovanni Barone, «i rischi di ribasso – legati ad una possibile ripresa della curva dei contagi e dell’incremento dei debiti su tutti – prevalgono sulle possibilità di rialzo, ma si può ipotizzare un recupero del Pil italiano nel 2021», che dovrebbe restare in territorio comunque negativo - «per un 5%» - rispetto alla fase pre-Covid. Tanto che è ipotizzabile che «fino al 2024 non recupereremo il gap che si è creato».
Ma, ha concluso il responsabile del Servizio Studi di UBI Banca, un elemento che emerge con chiarezza è che «il punto di minimo è già stato toccato» e, soprattutto, «la fase di risalita è iniziata con decisione».
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