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Al via la "partita" finale per il Recovery Fund Ue

Entro il fine mese la Commissione europea dovrebbe dare indicazioni più precise sul nuovo strumento economico

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Un vero percorso ad ostacoli. Ma d'altronde in Europa niente è davvero scontato soprattutto se si tratta di questioni economiche e di bilancio.

Così ora è iniziata la vera partita per il Recovery Fund (il fondo per la Ricostruzione) dopo che sono stati messi in campo gli strumenti d'emergenza per rispondere alla crisi economica da Covid-19 che ha colpito gli Stati membri tra Peps della Bce e un fondo complessivo da 540 miliardi tra piano Sure, aiuti della Banca europei per gli investimenti e la linea di credito antivirus del Mes.

Entro il fine mese la Commissione europea dovrebbe dare indicazioni più precise su come intende strutturare il nuovo strumento economico per aiutare gli Stati membri a tamponare il tracollo economico previsto per l'anno in corso. Il vero problema è che dopo un paio di settimane di quiete è già riaffiorata la divisione tra Stati frugali e Fronte del Sud.

I Paesi Bassi guidano la pattuglia scandinava di Danimarca, Svezia e Finlandia con l'apporto dell'Austria: Paesi convinti che Bruxelles debba esclusivamente fungere da stabilizzatore del sistema economico-finanziario dell'Unione, ma non intervenire nelle singole economie nazionali con interventi di sostegno, col rischio che la spesa venga suddivisa tra i 27. Inutile dire, dunque, che questo approccio confligge con l'ipotesi avanzata da Italia, Francia e Spagna, su tutti, di un fondo per la ricostruzione (il Recovery Fund) da 1000/1500 miliardi che metta a disposizione trasferimenti a fondo perduto e che possa immettere sul mercato titoli di debito europei garantiti dall'Unione e dagli Stati. Per ora i Paesi frugali sono disposti a concedere un fondo forse da 500 miliardi che i singoli Stati dovranno ripagare, e in ogni caso all'interno della cornice del Budget pluriennale dell'Unione - che è ancora in fase di stesura e su cui si sta consumando un altro scontro tra Nord e Sud sulla quota di Pil per Stato da investire, con i Frugali ancora una volta restii a mettere nel piatto più dell'1%.

A prima vista non si vede una soluzione tra due posizioni inconciliabili. Ma non bisogna dimenticare la Germania, anch'essa attraversata da un dibattito feroce sulla linea da tenere all'interno dell'Unione europea.

Angela Merkel è convinta da parte sua di poter conciliare le posizioni più conservatrici all'interno del Paese e del suo stesso partito con le sue, ovvero quelle di una maggiore apertura alle richieste dei Paesi del Sud Europa. Il rischio è quello di mettere a repentaglio la tenuta del mercato unico, qualora alcune economie già strutturalmente deboli dovessero cedere sotto i colpi della recessione. La cancelliera sa bene che l'interdipendenza economica è il motore del mercato unico e dello stesso Euro: non fece fallire nemmeno la Grecia sarebbe quasi eretico pensare che oggi sia disposta a lasciar andare al proprio destino l'economia italiana o quella spagnola. Il punto è che la sentenza con cui la Corte costituzionale tedesca ha contestato l'Ue e la politica monetaria della Bce, nello specifico il quantitative easing, non ha certo aiutato la linea politica merkeliana. La sentenza dei giudici di Karlsruhe che rileva come l'acquisto di obbligazioni degli ultimi anni da parte della Banca Centrale europea abbia violate il principio di proporzionalità previsto dai Trattati europei, mette la Germania potenzialmente in rotta di collisione con l'Unione europea, di cui dovrebbe essere potenza guida. È stato assolutamente inedito lo scontro in cui l'ex ministro della difesa di Berlino, oggi presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha criticato la linea tedesca.  

Il problema in Germania è tutto politico, prima che economico (anche perché se così fosse tutti sarebbero d'accordo nel tutelare il mercato unico): vi è un forte movimento critico con l'Unione europea che si coagula attorno ad Alternativ fuer Deutschland - l'ultradestra tedesca nasce come semplice gruppo di accademici critici con l'Euro - e che punta ad ottenere nuovi consensi nell'attacco frontale alle istituzioni comunitarie. Ma se questo aspetto fa chiaramente riferimento alle battaglie politiche che possiamo trovare all'interno di ogni Paese dell'Ue, il lato più delicato è quello legato alla Merkel ed in particolare alla sua successione visto che non si ricandiderà nel 2021 al Cancellierato. Ora all'interno della Cdu si fronteggiano due anime e quella più conservatrice, che vorrebbe far saltare la Grosse Koalition con l'Spd e pescare in un elettorato più spostato a destra sta cercando di scalare il partito.

È all'interno anche di questa cornice che la Germania dovrà decidere da che parte stare in Europa nei prossimi mesi. Senza dimenticare, tuttavia, che l'economia tedesca ha bisogno quantomeno del resto dell'Eurozona. Da qui passa il futuro degli aiuti anche per l'economia italiana.


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