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Eurobond: proposta da 500 miliardi da Berlino e Parigi

L'intesa Merkel Macron sposta l'asse a favore della solidarietà. Buone notizie per l'Italia

La mossa del cavallo di Merkel e Macron con un piano europeo da 500 miliardi per superare gli effetti economici della crisi pandemica. All'orizzonte si intravedono i primi Eurobond della storia con buona pace degli Stati del Nord.

Berlino e Parigi un po’ a sorpresa hanno preso in mano la complessa situazione delle ricette economiche per rilanciare l'economia dell'Unione e hanno messo obiettivamente alle strette i Paesi frugali, ma soprattutto hanno offerto un assist alla Commissione Europea e ridato fiato alla Bce che nelle ultime settimane era messa all'angolo dalla sentenza della Corte costituzionale tedesca che ne aveva giudicato irregolare il comportamento. L'asse franco-tedesco ha un obiettivo primario salvare il mercato unico e non aumentare le differenze economiche già esistenti all'interno dell'Unione ed in particolare tra i 19 dell'Eurozona.

La proposta franco tedesca

Ma nel dettaglio cosa prevede il piano di lavoro proposto da Merkel e Macron che ora diventa automaticamente tema di dibattito tra i 27 Stati membri? Aldilà delle cifra, superiore ai circa 250 miliardi proposti dai Paesi Frugali (Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca), ma inferiore ai 1500 miliardi richiesti dal Fronte del Sud (Italia e Spagna in testa), sono due i veri punti di svolta della proposta francotedesca. Innanzitutto come si legge nel documento congiunto autorizzare la Commissione Europea a finanziare questo aiuto al rilancio con un'emissione di debito comune sui mercati a nome dell'Ue su una base giuridica che rispetti in pieno il Trattato europeo, il quadro finanziario dell'Ue e i diritti dei parlamenti nazionali. Si tratta di una vera svolta visto che anche Berlino apre all'idea di titoli di debito messi sul mercato partendo da bilancio europeo, quindi di cui la Commissione europea si farà garante. Non solo si tratta di grants e non di loans, trasferimenti di fatto a fondo perduto e non prestiti. Quest'aspetto risulta davvero poco digeribile da parte dei Frugali, teorici dell'austerità e dei conti in ordini poco inclini a fare regali agli Stati del Sud considerati troppo sconsiderati nella gestione della finanza pubblica. Fatto sta che Francia e Germania dicono chiaramente che saranno trasferimenti a fondo perduto perché il rimborso andrà oltre il prossimo piano finanziario dell'Ue, 2021-2027. Un'ipotesi che avvicina molto a quella avanzata un mese fa dal governo spagnolo che all'Eurogruppo aveva proposto l'emissione da parte della Commissione di perpetual bonds antivirus. Viene, poi, messa di nuovo nero su bianco, la necessità che l'Ue ottenga risorse proprie dalla digital tax, certo sulla scorta delle indicazioni Ocse ma mettendo all'angolo Paesi come i Paesi Bassi e proprio gli scandinavi che grazie ad una fiscalità agevolata hanno offerto ospitalità ai giganti di internet. Insomma uno schiaffo dopo l'altro ai Paesi frugali, che tuttavia, dovranno incassare la presa di posizione della Germania che a questo punto ha preso una chiara direzione nel dibattito europeo. Non è un caso dunque che il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, a caldo abbia parlato a nome dei Frugal four chiarendo che l'Austria è a favore di un Fondo di ricostruzione in grado di emettere prestiti. E sarà su questo che si consumerà la battaglia europea: se cadrà questo argine allora davvero gli eurobond diventeranno realtà.

Intesa unica ancora lontana

Illudersi quindi che l'iniziativa francotedesca abbia risolto i problemi collegati al Recovery fund sarebbe un errore, anche Merkel e Macron hanno detto chiaramente di essere consapevoli che questa proposta potrebbe non convincere tutti i 27 e potrebbe essere rivista, ma certo il peso specifico di Berlino è determinante per dare una nuova impostazione al dibattito europeo da questo momento in poi, a cominciare dai prossimi appuntamenti di Ecofin ed Eurogruppo per arrivare alla riunione della Commissione Europea che a fine mese dovrebbe formulare la proposta del Fondo per la ricostruzione.

Non è nemmeno un caso che dopo l'annuncio francotedesco abbia ripreso voce anche la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde che ha parlato di proposte "ambiziose e mirate", ma soprattutto "benvenute". Non solo, quasi si trattasse di un'azione coordinata e concordata, ha auspicato che i prossimi mesi, quelli post-pandemia, possano essere propizi per riformare il Patto di stabilità e di crescita.

La BCE rifiata
La pressione sull'istituto di Francoforte in queste ultime settimane è stata altissima dal momento che la Corte costituzionale tedesca ha sollevato dubbi sulla proporzionalità dell'azione di Quantitative easing degli ultimi anni, ipotizzando il mancato rispetto dei Trattati europei ed arrivando a chiedere un chiarimento alla Bce entro i prossimi 90 giorni. Sentenza certo che tiene conto della Costituzione tedesca, ma figlia del dibattito interno alla Germania (come abbiamo spiegato nell'ultimo articolo) e che rischia di mettere in rotta di collisione lo Stato tedesco con Bruxelles. Uno scenario che ora come ora deve essere assolutamente scongiurato visto le aperture portate avanti dalla Merkel e che richiama alla ragionevolezza entrambe le parti, pur sapendo che soprattutto in Germania vi sono parti dell'establishment che vorrebbero un'Europa frugale. Quindi in un tandem sempre francotedesco alle parole della francese Lagarde, hanno fatto seguito anche quelle della tedesca von der Leyen che dopo aver addirittura minacciato, nei giorni scorsi, una procedura di infrazione contro la Germania, qualora dovesse mettere in dubbio la linea della Bce, ha subito chiarito che l'idea francotedesca va nella direzione della proposta su cui sta lavorando la Commissione, che domani presenterà le sue raccomandazioni in vista del 27 maggio.

In ogni caso il documento francotedesco coincide con un nuovo successo per l'Italia e l'intero Fronte del Sud. In particolare a Roma il governo Conte può tirare un sospiro di sollievo perché se davvero il Recovery Fund dovesse prendere le forme auspicate da Berlino e Parigi, si potrebbe evitare l'attivazione di una linea di credito con il Mes. Questo disinnescherebbe una vera e propria bomba ad orologeria all'interno della maggioranza di governo ed in particolare nel partito di maggioranza relativa, il Movimento 5 Stelle, oggi dilaniato anche sulla linea da tenere rispetto al Fondo salva Stati e sui 36 miliardi che l'Italia potrebbe richiedere a partire dall'1 giugno.

La partita in Europa prosegue, ma le economie degli Stati membri, tramortite dalla recessione, non hanno tempo da perdere. Berlino e Parigi lo sanno e quindi hanno provato ad imprimere una nuova accelerazione. Basterà? Lo sapremo presto.


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