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Consiglio europeo: progressi, ma anche divergenze

Soldi in prestito o a fondo perduto? L’analisi dei risultati fatta da Gianfranco Tosini del Centro Studi siderweb

Si è tenuta giovedì l’attesa riunione (in teleconferenza) del Consiglio europeo per definire la risposta dell’Ue alla crisi economica provocata da Covid-19. Dopo il Documento economico informale, firmato due settimane fa dall’Eurogruppo, le opzioni d’intervento sul tavolo dei capi di Stato e di Governo erano il ricorso al Meccanismo di Stabilità (Mes), alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e al programma SURE, una sorta di cassa integrazione europea varata dalla Commissione europea. A questi strumenti il Consiglio europeo ha concordato di affiancare il Recovery Fund, dando mandato alla Commissione europea di presentare una proposta dettagliata. Come sarà, a quanto ammonterà e quando sarà operativo il Recovery Fund non è quindi stato deciso. Il risultato conseguito è quello di affidare alla Commissione il compito di studiare la situazione ed elaborare una proposta di Fondo agganciata al prossimo bilancio Ue 2021-2027, che sarà presentata il prossimo 6 maggio. L’accordo finale potrebbe quindi arrivare al Consiglio europeo di giugno.

Fondi per 540 miliardi di euro disponibili già da giugno

Con l’accettazione e l’approvazione delle prime tre misure adottate dall’Eurogruppo, ossia il piano “SURE” di risorse aggiuntive alla cassa integrazione, i fondi Bei ed il famigerato Mes con la sua linea di credito preventiva senza condizionalità finalizzata alle spese sanitarie, da giugno saranno disponibili fondi per 450 miliardi di euro per far fronte alla crisi provocata dalla pandemia da Covid-19. Tali fondi potranno essere utilizzati sotto forma di prestiti “vantaggiosi” per quanto riguarda sia il costo (tasso di interesse di poco superiore allo zero) che il periodo di rimborso (scadenza più lunga dei prestiti normali).

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Il Recovery Fund

Per quanto riguarda il Recovery Fund, la decisione del Consiglio europeo è certamente un passo in avanti importante, considerato che fino a poche settimane fa i Paesi del nord – più rigidi sul piano economico – si erano decisamente opposti alla creazione di tale Fondo. Ma lo scontro tra i Paesi del nord e quelli del sud Europa non sembra essere stato superato. L’uscita della cancelliera tedesca Angela Merkel a sostegno del Recovery Fund così come la disponibilità ammessa dalla Germania a dare un contributo maggiore al prossimo bilancio dell’Ue, che già soffre per il venir meno dei contributi della Gran Bretagna, non sembra aver sbloccato la situazione a sufficienza. Il termine “debito comune” resta controverso, cioè se gli aiuti ai Paesi in difficoltà saranno a fondo perduto (come chiedono i Paesi del sud) o se saranno prestiti (come vorrebbero i Paesi del nord più “frugali”).

 I nodi da risolvere sono due: la natura dei finanziamenti del Recovery Fund e gli apporti al bilancio dell’Ue. Sul primo si contrappongono due visioni di come interpretare la solidarietà: quella dei Paesi del sud, che chiedono trasferimenti a fondo perduto, quella dei  Paesi del Nord che sono categorici sull’utilizzo del Fondo mediante prestiti. Più sfumata la posizione della Germania, espressa dalla cancelliera Angela Merkel, che ha chiarito come non vi sia ancora un accordo tra sussidi o prestiti, ma in ogni modo il Fondo sarà collegato al bilancio dell’Ue 2021-2027. «Questo significa per la Germania la disponibilità a contributi di bilancio più alti di quanto avevamo messo in conto nell’ultima trattativa». Da parte sua la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato della necessità di cercare un equilibrio tra finanziamenti e sussidi,  peraltro già espressa nella bozza di Recovery Plan presentata al Consiglio europeo. Il Recovery Fund dovrà finanziarsi attraverso l’emissione di bond da parte della Commissione europea, istituzione dalla tripla A, quindi in grado di ottenere fiducia e bassi tassi di interesse. I fondi così raccolti verranno trasferiti ai Paesi membri sotto forma di finanziamento a progetti per la lotta alla crisi da covid-19, ma al contempo la Commissione dovrà pagare gli interessi agli investitori e, alla scadenza, rimborsare i bond.

Per farlo ci sono due opzioni. La prima è di utilizzare i graduali rimborsi al Recovery Fund da parte dei Paesi membri, il che implica scegliere la via dei prestiti. La seconda è recuperare i sussidi attraverso maggiori apporti al bilancio dell’Ue. Per fare questo vi sono due strade: quella delle risorse proprie e/o quella di un maggiore contributo da parte degli Stati membri, in proporzione al Pil. Poiché le risorse proprie sono insufficienti, resta la sola via dei maggiori contributi. Ne consegue che l’utilizzo del Fondo attraverso la forma dei trasferimenti a fondo perduto presenta delle criticità. La soluzione, come Ursula von der Leyen ha già scritto e detto, sarà cinquanta per cento sussidi e cinquanta per cento prestiti. Il problema a questo punto sono i tempi previsti per l’attivazione del Fondo, considerato che il prossimo bilancio UE 2021-2027 è ancora in fase di negoziazione e qualora filasse tutto liscio sarebbe operativo dal gennaio 2021. Occorre pertanto trovare una soluzione ponte per evitare che i tempi si allunghino, anche se il premier olandese Mark Rutte ha già fatto sapere che «è difficile capire perché servano altri soldi prima della fine di quest’anno. Ma prima aspettiamo l’analisi della Commissione».


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