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Ilva: ArcelorMittal deposita l'atto di recesso

Tra le ipotesi che si fanno sul futuro prende corpo quella relativa ad una “mini Ilva” con la sola area a freddo

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I legali di ArcelorMittal hanno depositato questa mattina, per l'iscrizione a ruolo in Tribunale a Milano, l'atto di citazione per il recesso del contratto di affitto, preliminare all'acquisto, dell'ex Ilva (siderweb ha realizzato un dossier che ricostruisce la storia dello stabilimento dal 2012 ad oggi). Ora il procedimento passerà al presidente del Tribunale Roberto Bichi che provvederà ad assegnarlo ad una delle due sezioni specializzate in materia di imprese

Nel frattempo, in attesa di un cenno da parte della multinazionale che possa portare al nuovo vertice con il Governo, fioriscono le ipotesi relative al possibile futuro del sito tarantino.

Quella che sembra raccogliere i commenti più possibilisti – su Il Foglio viene definita della “mini Ilva” mentre La gazzetta del mezzogiorno parla di “spezzatino” – porta a pensare che si starebbe ragionando sula separazione dell’area a caldo da quella a freddo dello stabilimento, con la prima destinata a tornare sotto la gestione commissariale e con la seconda che resterebbe sotto il controllo di ArcelorMittal insieme ai moli del porto di Taranto e magari gli altri stabilimenti italiani.

Al netto dei calcoli relativi al personale che sarebbe destinato all’una o all’altra area (ArcelorMittal ha già chiarito che a suo parere sono almeno 5mila gli addetti in esubero), si ipotizza anche che l’area a caldo sotto gestione commissariale potrebbe essere oggetto anche di un processo di trasformazione che porterebbe all’abbandono del carbone per passare all’utilizzo del preridotto, peraltro già sperimentato proprio a Taranto qualche anno fa.

Ma le altre ipotesi che circolano – e sulle quali i consensi sono decisamente inferiori – sono quelle relative alla ricerca, da parte del Governo, di una possibile alternativa al colosso franco-indiano (al quale si potrebbe però proporre, secondo qualcuno, uno sconto sul canone di affitto oltre ovviamente al ripristino dello scudo penale): si va dal “modello Alitalia”, con una partecipazione del ministero dell’Economia; al prestito-ponte di 7-800 milioni di euro; alla nuova cordata aperta alla partecipazione della Cassa depositi e prestiti e Fincantieri.

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