Il “Melt and pour” e la nuova geografia dell’acciaio
Il nuovo criterio contribuirà a ridefinire i flussi verso l’Ue. Ne parliamo nella nuova pubblicazione gratuita
14 ottobre 2026 Translated by Deepl
Da un lato chi importa acciaio dovrà fare i conti con un possibile «aggravio dei costi amministrativi, come diretta conseguenza della maggiore mole di documentazione richiesta». Dall’altro, gli ulteriori costi di cui si dovranno fare carico le acciaierie extra Ue per la tracciabilità di ogni singola colata «saranno con molta probabilità trasferiti sul prezzo finale di vendita dell'acciaio» importato. Così un operatore della distribuzione nazionale ha sintetizzato il possibile primo impatto del criterio “melt and pour”, richiesto dallo scorso primo ottobre.
Il punto di vista sulle conseguenze del regolamento Ue 2026/1963 che l’ha applicato è diverso a seconda che si parli con chi l’acciaio lo produce e con chi invece lo importa in Ue. Alcune valutazioni sono ancora difficili da fare, vista la recente introduzione del criterio, come quelle sull’impatto sui prezzi domestici e sulla penalizzazione di alcuni siti produttivi.
Sono tutti temi che abbiamo analizzato nella nostra nuova pubblicazione gratuita, dal titolo “Melt and pour”: la nuova geografia dell’acciaio.
Un punto sembra già chiaro: per dirla con un altro operatore della distribuzione interpellato da siderweb, «potrebbero perdere convenienza alcune triangolazioni commerciali» e «se la nuova normativa restringerà il numero di fornitori o di origini effettivamente utilizzabili, diminuirà la disponibilità di materiale importato a condizioni competitive».
Inoltre, se si somma il “melt and pour” a Cbam e nuovi contingenti tariffari il totale è una complicazione della funzione acquisti con una plausibile «modifica significativa dei flussi di acciaio verso l’Europa».
Elisa Bonomelli


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