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Federacciai e Assofermet: prove di dialogo

Nel webinar di siderweb a confronto le posizioni – diverse – delle due associazioni. Ma una sintesi appare inevitabile

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Che tra Federacciai e Assofermet le posizioni, ad esempio su dazi e Salvaguardia, non siano vicendevolmente accomodanti lo si sapeva già, ma la conferma è arrivata, oggi, nel corso del webinar – "Commercio internazionale di acciaio: quali prospettive?" – con un interessante faccia a faccia, moderato dal direttore generale di siderweb Lucio Dall’Angelo, tra Flavio Bregant, che di Federacciai è il direttore, e Paolo Sangoi, che è presidente di Assofermet Acciai. Con un finale, però, che ha lasciato più che aperta la porta ad un possibile “nuovo” dialogo costruttivo, sulla base della comune convinzione che è interesse di tutti pensare soprattutto all’intera filiera dell’acciaio.

«Sulla concorrenza – ha detto Bregant – è necessaria una logica più ampia rispetto a quella che registro oggi, perché il mercato deve essere libero, ma con regole uguali per tutti. Quando Trump ha dato vita alla Section 232, per esempio, era ovvio – ha insistito riferendosi alla Salvaguardia – che ci fossero delle reazioni, così come l’antidumping è stato studiato per combattere il dumping. Tutto questo non semplicemente per difendere i produttori europei, ma per cercare di introdurre meccanismi di compensazione».

Sangoi, da parte sua e lamentando l’impossibilità di approvvigionamenti da Paesi extra UE – «la Salvaguardia ci limita nell’operatività» – ha replicato così: «Considero allarmanti le segnalazioni di chi testimonia la mancanza di offerta da parte dei produttori europei, visto che l’acciaio richiesto sarà disponibile nel 2022». Ricordando che, a proposito dell’incompleto utilizzo delle quote di import previsto dalla normativa, «esiste un intreccio tra Salvaguardia e antidumping che, di fatto, per la presenza del secondo non permette di fare riferimento a quelle quote che restano così inutilizzate».

Tesi che non ha convinto il direttore generale di Federacciai: «Affrontare il tema restando ancorati all’ideologia – ha detto Bregant – è un’occasione persa, mentre ragionare senza preconcetti può aiutare a risparmiare tempo. Le quote non saturate non dipendono dalle cose dette da Sangoi (l’India ha saturato in tre giorni le quote dei coils) e la Corea è arrivata al 60%, ma ha aumentato la presenza negli USA. Alcuni Paesi, insomma, hanno aumentato l’export, ma non verso l’Europa».

Posizioni diverse, si diceva, ma da Paolo Sangoi è arrivata la proposta: «Se Federacciai e Assofermet vogliono dialogare noi ci siamo, ma le misure di Salvaguardia vanno rimosse», provocando la reazione di Flavio Bregant: «Abbiamo cercato per anni di fare politica di filiera perché è l’unico modo utile per affrontare i problemi, ma non è questo il modo di porre il problema».

Ricordando che «la Cina può fare il bello ed il cattivo tempo» e ricorrendo, forse, ad una forzatura – «Potrebbe far chiudere tutte le acciaierie europee» – il direttore generale di Federacciai ha messo in risalto un altro tema delicato: «Mentre siamo attesi da sfide importantissime di carattere ambientale, con la Germania che punta sull’idrogeno puntando a sfruttare l’eolico nel mare del Nord, in Italia non abbiamo nemmeno un piano per l’acciaio. Una volta c’era l’Osservatorio siderurgico (nel quale eravamo presenti insieme ad Assofermet) ma da tempo è finito nel dimenticatoio».

Il presidente di Assofermet Acciai ha insistito: «Fino ad oggi non c’è stato dialogo. Siamo aperti al confronto, ma a 360° e con disponibilità a rivedere la normativa di Salvaguardia e a lavorare anche sul Cbam che sembra esserne l’erede». Bregant ha puntualizzato che «il Cbam non è erede della Salvaguardia, ma è un provvedimento ampio e complesso, l’inox per esempio è fuori e non si capisce perché – ha replicato – e da gestire con attenzione per mettere i produttori europei in condizione di operare nei mercati terzi. Sarà certamente una grande discussione da affrontare tutti insieme».

In chiusura Sangoi è tornato a sollecitare l'idea di «un tavolo di confronto, ma partendo da posizioni paritarie». Bregant che ha accolto la proposta ma aggiunto una battuta, ricordando le origini friulane del presidente di Assofermet Acciai: «Difficile fargli cambiare idea, ma io, seppure sia bergamasco, mi considero un po’ friulano avendo a mia volta là le origini». Da parte di entrambi, infine, è emersa la consapevolezza che solo il dialogo può portare a risultati utili per tutti.

 


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