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Ex Ilva: «La soluzione non passa dal tribunale»

Così il ministro Giorgetti. I sindacati: ora si completi l’operazione con Invitalia per l’ingresso dello Stato

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Tempo prezioso per lavorare sul futuro immediato dell’ex Ilva. Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, accogliendo la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar di Lecce che ordinava la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva il Consiglio di Stato ha dato «la possibilità e il tempo alla politica e al Mise in particolare di cercare la soluzione per gli operai, l’azienda e la produzione siderurgica italiana, che rappresenta un asset strategico oltre che un’eccellenza e va tutelata». Tuttavia, ha sottolineato il ministro, «non crediamo che la soluzione della crisi possa passare dalle aule di tribunale».

In questa fase, in attesa dell’udienza di merito del 13 maggio, «occorre completare la transizione degli assetti societari con l’ingresso di Invitalia e la possibilità di utilizzare le risorse del coinvestimento» hanno commentato in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile della siderurgia. Inoltre, sarebbe necessario «aprire immediatamente il confronto sul piano industriale e sul rapporto dello stesso con le scelte e le decisioni sul Recovery Fund, per costruire da subito le condizioni per una produzione ambientalmente sostenibile dell’acciaio a Taranto e nell’insieme della siderurgia». Resta salda la richiesta di un «vincolo occupazionale per tutti i lavoratori del gruppo, compresi quelli in amministrazione straordinaria».

Ha chiesto un’accelerazione dell’operazione con Invitalia anche il segretario Uilm, Rocco Palombella: «Ora non ci sono più alibi per l’azienda e per il governo. Non è più rinviabile la realizzazione di un progetto industriale che metta al centro la transizione ecologica, il risanamento ambientale e la piena salvaguardia occupazionale» ha scritto in una nota. Anche perché, ha aggiunto, «in questi mesi abbiamo registrato un drammatico peggioramento delle condizioni dei lavoratori diretti, dell’indotto e di Ilva As», con il blocco degli investimenti ambientali e delle manutenzioni che sarebbe derivato dai ritardi nell’attuazione dell’accordo dello scorso 10 dicembre.

Una sollecitazione al governo sull'accordo ArcelorMittal-Invitalia è arrivata anche dalla Fim Cils, con il segretario generale Roberto Benaglia, che ha chiesto anche ad ArcelorMittal di «riprendere subito il confronto per chiarire i dettagli del piano industriale e rimettere in marcia tutti gli impianti, prevendendo gli investimenti anche sul piano ambientale che mettano in sicurezza l’attività produttiva e realizzino le condizioni per ridurre velocemente la cassa». Inoltre «gli incontri sospesi a febbraio in tutti i siti del Gruppo vanno subito riprogrammati da parte dell’azienda con risposte utili per tutelare l’occupazione». 

«Noi andremo avanti in ogni grado di giudizio, anche in sede europea» è stata la reazione a caldo del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, firmatario dell’ordinanza del febbraio 2020 che aveva imposto la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva per motivi ambientali e di salute pubblica. «Lascia esterrefatti Invitalia, un pezzo di Stato, con tanti interessi a Taranto, che opera in maniera non trasparente - ha aggiunto - e si associa ad ArcelorMittal» nella richiesta di sospensiva; «è un grave danno di credibilità al governo della transizione ecologica del presidente Mario Draghi».

«Ora verifichiamo cosa c'è nel Recovery Plan per l'ex Ilva – ha concluso il sindaco Melucci -. Di lì capiremo davvero tante cose. L'unica certezza è che noi fermeremo l'area a caldo dello stabilimento siderurgico, con ogni mezzo possibile, ogni giorno sarà una pena per loro e per chi intenderà danneggiare ancora la vita dei tarantini e interferire con la svolta della città».


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