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Materie prime siderurgiche: anno di riflessione

Aspettative e previsioni per il 2022 dopo il boom di prezzi del 2021

Translated by Deepl

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Dopo la corsa a perdifiato del 2021 (specialmente nella prima parte dell’anno), le materie prime siderurgiche l’anno prossimo si prenderanno una pausa. Queste le previsioni di alcuni analisti, istituzioni finanziarie e politiche, che si attendono, salvo rarissime eccezioni, un 2022 contraddistinto da una riduzione delle quotazioni degli input produttivi.

Minerale ferroso – Dopo i record, il rifiato. Il 2021, per il minerale ferroso, è stato un anno straordinario, soprattutto nella prima parte dell’anno. La forte crescita della domanda mondiale ha portato ad un maggiore consumo di minerale, con una tensione sui prezzi che ha toccato il culmine in estate, con il raggiungimento del record storico delle quotazioni, di oltre 220 dollari la tonnellata. Da quel momento, però, i prezzi hanno iniziato una discesa che in poche settimane ha riportato i valori al di sotto dei 100 dollari la tonnellata. Pertanto, la media delle quotazioni del 2021 si è attestata attorno ai 150-155 dollari la tonnellata, un livello comunque molto elevato rispetto alla media storica e nettamente superiore alle attese degli enti internazionali e degli istituti bancari pubblicate a fine 2020.
Per il 2022, invece, prevale ancora il pessimismo da parte degli analisti internazionali, che si aspettano un’annata su toni meno accesi rispetto a quella appena conclusa. Tra i sei enti presi in considerazione, la visione condivisa è che si verificherà un incremento dell’offerta più rapido rispetto a quello della domanda, con una pressione ribassista sulle quotazioni. In particolare, le aspettative per il consumo cinese non sono particolarmente positive, con il picco della richiesta che dovrebbe essere stato raggiunto nella prima metà del 2021. Tradotto in cifre, questo andamento per il consensus consultato da Bloomberg porterà i prezzi medi annui per il 2022 a quota 102 dollari la tonnellata. Bloomberg è il più ottimista, mentre al contrario Capital Economics si pronuncia per un calo maggiore delle quotazioni, che si attesteranno a 78 dollari la tonnellata, con una contrazione, quindi, vicina al 50% rispetto al 2021. Il Department of Industry, Innovation and Science del governo australiano, Morgan Stanley, Fitch Solutions e Jefferies International, invece, sono allineati dollari la tonnellata. Anche per gli anni successivi le prospettive sono pessimiste: nel 2023 Bloomberg si aspetta un prezzo di 83 dollari la tonnellata, il governo australiano di 81 dollari la tonnellata e Jefferies International di 75 dollari la tonnellata. Per il 2024 ed il 2025 le prospettive sono ancora di quotazioni declinanti.

Carbon coke – Il 2022 sarà testimone di una riduzione delle quotazioni medie del carbon coke, similmente a quanto atteso per il minerale ferroso. Diversamente da quest’ultima commodity, però, la contrazione dei prezzi sarà più contenuta. A trascinare verso il basso le quotazioni sarà il rallentamento della domanda cinese, che porterà ad un calo del commercio internazionale (anche per la volontà di Pechino di aumentare le forniture interne). Ma non solo la Cina sarà poco dinamica: anche nel resto del mondo potrebbero verificarsi alcune interruzioni delle forniture che potrebbero avere un influsso negativo sui volumi mondiali di carbon coke. Per questi motivi, sia Fitch Ratings che KPMG credono che i prezzi ne 2022 scenderanno, dai 215 dollari la tonnellata del 2021 a, rispettivamente, 160 e 180 dollari la tonnellata. Nel 2023 le quotazioni saranno ancora più basse (150 dollari la tonnellata per KPMG e 140 dollari la tonnellata per Fitch Ratings), valori che saranno mantenuti anche negli anni successivi, con poche variazioni. 

Nickel – Il 2021 del nickel, come per molte altre materie prime, è stato caratterizzato da livelli di prezzi elevati rispetto alla recente media storica. Nel corso del 2020 e del 2021, infatti, le quotazioni del metallo hanno subito una netta crescita, che ha portato il nickel dai minimi di febbraio dell’anno scorso (poco più di 11mila dollari la tonnellata cash al LME) ai massimi di fine novembre 2021, quando il prezzo è salito al di sopra dei 21mila dollari la tonnellata, con un incremento percentuale di circa il 90%. Il livello raggiunto, inoltre, è il maggiore dal 2014, anche se è ancora lontano dal picco storico del 2007 (circa 54mila dollari la tonnellata) e da quello del 2011, quando vennero sfiorati i 30mila dollari la tonnellata. Il prezzo medio per il 2021, secondo il Department of Industry, Innovation and Science del governo australiano sarà di poco superiore ai 18mila dollari la tonnellata, contro i circa 14mila dollari del 2020 ed i 13.900 dollari dell’anno precedente. Cosa attendersi, quindi, per il 2022? Similmente alle altre commodity prese in considerazione sinora, anche per il nickel le attese sono ribassiste. Il centro studi cinese Antaike, in particolare, si aspetta per l’anno prossimo che il mercato sarà testimone di un aumento dell’offerta del 12% rispetto al 2021, che sarà controbilanciato solo in parte dalla maggior domanda, che si fermerà ad un +10%. Questo disallineamento porterà ad un surplus del mercato, che dovrebbe attestarsi attorno alle 45mila tonnellate, con dirette conseguenze sulle quotazioni. Secondo la stessa Antaike, il decremento dei prezzi sarà relativamente contenuto, con un prezzo medio annuo di 17mila dollari la tonnellata, circa l’8% in meno rispetto al 2021. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Department of Industry, Innovation and Science del governo australiano, per il quale il valore medio annuo si attesterà a 16.690 dollari la tonnellata, mentre Fitch Ratings è meno ottimista (16.000 dollari la tonnellata). Negli anni successivi ci saranno ulteriori cali, che lentamente riporteranno le quotazioni vicino a quelle del 2020.


Alluminio, rame e zinco
– Alluminio in crescita, rame in calo, zinco contrastato. Queste, in breve, le prospettive per l’anno prossimo per questi tre metalli, impiegati largamente anche in siderurgia. Per quanto concerne lo zinco, il 2022 appare avvolto da qualche nube. Se il 2021 è stato un anno di aumenti, con il prezzo che a gennaio era attorno ai 2.700 dollari la tonnellata e che ha raggiunto il picco massimo di 3.800 dollari la tonnellata a metà ottobre, per l’anno prossimo ci sono tre punti di vista diversi. Il più ottimista è il CRU, che si aspetta un proseguimento della crescita sino ad una media di 3.500 dollari la tonnellata. Fitch Ratings, invece, crede che il prezzo rimarrà stabile a quota 2.900 dollari la tonnellata (il prezzo medio del 2021 è stato di 2.931 dollari la tonnellata), mentre il Department of Industry, Innovation and Science del governo australiano si attende una diminuzione dei prezzi sino a 2.581 dollari la tonnellata. Per quel che riguarda il rame, il prezzo ha seguito le orme di molti metalli e prodotti siderurgici. Alla fine del primo lockdown, nel 2020, le quotazioni hanno toccato minimi che non si vedevano da anni, per poi subire una violenta accelerazione durata più di un anno. Ad inizio 2021 il valore del rame al LME era vicino agli 8.000 dollari la tonnellata ed è continuato a crescere fino a maggio, quando ha superato il record storico del 2011 (oltre 10.700 dollari la tonnellata), per poi attestarsi poco sotto quota 10mila. Il prezzo medio annuo si attesta, nel 2021, poco sopra i 9.100 dollari la tonnellata, ma l’anno prossimo il mercato non riuscirà a mantenere i medesimi livelli. Su questo sono concordi il Department of Industry, Innovation and Science del governo australiano, Capital Economics, Fitch Ratings e Codelco, che si attendono una contrazione delle quotazioni, che si attesteranno tra gli 8.467 ed i 8.875 dollari la tonnellata. Anche negli anni seguenti non si toccheranno più le medie del 2021, con il prezzo che dovrebbe scendere a 7.500 dollari la tonnellata nel 2025.

Infine, per l’alluminio ING spiega che «nella gran parte dei mercati dei metalli, ci sarà un incremento delle forniture nel 2022, il che suggerisce un trend ribassista delle quotazioni. L’alluminio, però, si candida ad essere l’anomalia del comparto. Questo metallo si sta muovendo in un deficit strutturale, a causa della scarsità di investimenti nelle fusioni primarie. Questa tendenza si manifesterà soprattutto nel 2022, con i prezzi che dovrebbero avvicinarsi ad una media di 3.000 dollari la tonnellata». Meno ottimisti il Department of Industry, Innovation and Science del governo australiano, Fitch Ratings e Capital Economics, secondo cui le quotazioni saranno invece attorno ai 2.500-2.565 dollari la tonnellata, un prezzo comunque superiore a quello del 2021 (2.384 dollari la tonnellata).


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