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Le sfide chiave per la transizione europea verso l’acciaio verde

Aries, JRC Ue: «Disponibilità di rottame e idrogeno sarà decisiva per la decarbonizzazione dell’industria siderurgica»

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BOLOGNA – Disponibilità di rottame, fornitura di idrogeno e tecnologie emergenti stanno diventando fattori decisivi per la decarbonizzazione dell’industria siderurgica europea. Durante il Future Steel Forum (Bologna, 3-4 giugno), siderweb ha intervistato Eric Aries, Scientific Officer presso il Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea, l’istituto che fornisce supporto scientifico e tecnico alla Commissione, in particolare attraverso la preparazione dei documenti di riferimento sulle migliori tecniche disponibili (BREF), che contengono norme ambientali per i settori industriali coperti dalla Direttiva sulle emissioni industriali. Per il settore siderurgico, la revisione del BREF è iniziata nel marzo 2026 e sarà condotta nei prossimi quattro anni.

Uno dei temi attualmente in fase di valutazione è la futura disponibilità di rottame d’acciaio, sempre più considerato un input critico per la transizione del settore. Secondo Aries, il JRC ha analizzato quanta nuova capacità siderurgica dovrebbe essere costruita in Europa tra il 2026 e il 2030: l’analisi indica oltre 16 nuovi impianti, con una produzione complessiva di circa 35 milioni di tonnellate di acciaio.

Ciò implica un chiaro aumento della domanda di rottame. Le proiezioni del JRC mostrano che nel 2024 l’utilizzo di rottame nell’Ue ha raggiunto circa 77 milioni di tonnellate, a fronte di una disponibilità di circa 100 milioni di tonnellate. Complessivamente, 19 milioni di tonnellate di rottame sono state esportate al di fuori dell’Ue. Le previsioni per il 2035 stimano che la disponibilità di rottame nell’Ue raggiungerà 112 milioni di tonnellate. Considerando che circa 35 milioni di tonnellate di capacità EAF aggiuntiva saranno costruite nell’Ue prima del 2030, Aries ha suggerito che «non ci aspettiamo una carenza di rottame ferrose; tuttavia, molto dipende dalla qualità del rottame disponibile e potrebbe essere necessario trattenere per la lavorazione domestica una quota significativa del rottame d’acciaio attualmente esportato fuori dall’Ue».

Oggi l’Europa esporta circa 19 milioni di tonnellate di rottame. Se l’industria siderurgica europea riuscisse a trattenere o recuperare anche solo una parte di questo volume, potrebbe processare internamente ulteriori 10-15 milioni di tonnellate di rottame. Questo sosterrebbe in modo significativo la crescita della produzione basata su forno elettrico ad arco. La questione, tuttavia, non è semplice. Le esportazioni di rottame rappresentano infatti anche un’importante attività economica, osserva Aries: «Molte aziende europee raccolgono, lavorano e vendono rottame, e il commercio internazionale rappresenta il loro core business. Una riduzione delle esportazioni potrebbe avere un impatto significativo su queste imprese, e anche questo deve essere preso in considerazione».

La sola disponibilità di rottame non è sufficiente: la qualità del materiale è essenziale per i produttori siderurgici, soprattutto nella produzione di acciai speciali. Aries ha riconosciuto che questo resta un ostacolo importante, ma ha anche richiamato l’attenzione sulla quantità di ricerche attualmente in corso per migliorare le tecniche di selezione del rottame e di frantumazione avanzata. A suo giudizio, sebbene il problema sia reale, non è insormontabile e si possono trovare soluzioni.

Anche i produttori siderurgici stanno adattando i propri percorsi produttivi. Aries ha osservato che molte aziende stanno combinando sempre più il rottame con input metallici ad alta purezza, come l’HBI. Questi materiali contengono meno impurità e possono quindi essere utilizzati per diluire quelle presenti nel rottame. «Questo, a sua volta, potrebbe consentire agli impianti di utilizzare più rottame disponibile localmente, rispettando comunque i requisiti di qualità», ha aggiunto.

Oltre al rottame, Aries ha descritto anche il lavoro svolto dal JRC attraverso il suo Innovation Centre for Industrial Transformation. L’iniziativa prende in esame tecnologie innovative per la riduzione dell’inquinamento, la decarbonizzazione e l’economia circolare in diversi settori, tra cui siderurgia, chimica, cemento, carta e vetro.

Guardando all’industria siderurgica nei prossimi anni, Aries ha evidenziato in particolare due principali percorsi tecnologici per la decarbonizzazione: la riduzione diretta, soprattutto con idrogeno, e l’elettrificazione attraverso i forni elettrici ad arco. «Queste sono soluzioni tecnologiche chiave che stanno già avanzando oggi», ha affermato.

In prospettiva, anche l’elettrolisi diretta del minerale di ferro potrebbe svolgere un ruolo significativo, poiché potrebbe eliminare diversi processi a monte altamente energivori e inquinanti, come la produzione di coke o la sinterizzazione del minerale di ferro. Aries ha tuttavia sottolineato che queste tecnologie non sono ancora sufficientemente avanzate per una diffusione su larga scala e che l’industria dovrà probabilmente attendere, ad esempio, fino al 2040.

L’idrogeno, nel frattempo, resta un elemento centrale ma complesso della transizione. Aries ha affermato che la sua disponibilità aumenterà probabilmente in modo graduale. È improbabile che i produttori siderurgici passino immediatamente a operazioni basate al 100% sull’idrogeno; piuttosto, ha spiegato, inizieranno a operare con gas naturale e aumenteranno progressivamente le quantità di idrogeno utilizzate nei processi di riduzione diretta. «Questa transizione richiederà tempo, investimenti e la risoluzione di problemi tecnici lungo il percorso», ha osservato, aggiungendo che, sebbene il funzionamento degli impianti di riduzione diretta del minerale di ferro con gas naturale sia una tecnologia ben nota, con numerose installazioni nel mondo, il funzionamento al 100% con idrogeno deve ancora essere ottimizzato e ciò avverrà inizialmente in Europa.

Per quanto riguarda i tempi della trasformazione industriale del settore siderurgico, Aries prevede cambiamenti sostanziali entro il 2045: l’elettrificazione è già in corso e otto impianti di riduzione diretta, per una capacità di 17 milioni di tonnellate di DRI, dovrebbero essere messi in servizio tra il 2026 e il 2030.


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