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Sidastico: dopo un 2023 di crescita, nuovo anno di stabilità

L’ad Chilò: «Vendite frammentate e “a vista”. Cruciali le prossime settimane per la sostenibilità dei prezzi»

Translated by Deepl

Davide Chilo SidasticoIn una fase di bassi volumi di vendita, la concorrenza sul mercato tra centri servizio si è fatta più aggressiva. E le prossime settimane saranno decisive per capire se saranno sostenibili gli aumenti di prezzo, spinti dalla crescita dei costi alla produzione. È in questo contesto che si sta muovendo Sidastico, centro servizi lamiere di Fara Vicentino (Vicenza) specializzato nella spianatura, taglio e lavorazione di lamiere in acciaio al carbonio su misura da coil laminati a caldo. E che, dopo un 2023 di crescita, si appresta ad affrontare un complesso 2024, attendendosi stabilità e puntando su ulteriori investimenti. Ne abbiamo parlato con l’amministratore delegato, Davide Chilò (a sinistra nell'immagine), terza generazione alla guida dell’azienda.    

Il mercato nazionale ed europeo dei prodotti piani sembra essere in una fase di calma. Quali sono le tendenze che state rilevando?
In Italia, nel settore degli acciai piani al carbonio, la domanda ha mostrato segni di indebolimento da inizio 2024, a differenza dei prezzi dei produttori che vedono una tendenza in crescita costante, generando incertezza tra gli utenti finali in fase di acquisto. La situazione economica nell’Ue e i conflitti senza soluzioni in vista in Ucraina e nel Medio Oriente stanno continuando a frenare l’economia. Le acciaierie europee, tuttavia, non accennano a cali di prezzo a causa delle limitazioni imposte in fase di import e della ridotta capacità produttiva. Il divario che rendeva allettante l’acquisto da Paesi extra-Ue è mitigato dal veloce esaurimento delle quote di libera importazione e dai dazi conseguenti. Il costante aumento dei costi potrà comportare un incremento dei prezzi di vendita nel breve termine, ma i centri di servizio non riusciranno ad assorbire questi aumenti ancora per lungo tempo, dato che il mercato chiede prezzi non sufficienti a coprire i costi operativi. Le vendite sono perlopiù “a vista”, frammentate e prive di programmazione, derivanti anche dalla situazione di incertezza nell’ottenimento di fondi per lo sviluppo delle attività. In assenza di una ripresa della domanda, le prossime settimane saranno cruciali per determinare se l’aumento dei prezzi sarà sostenibile. In ogni caso, i centri di servizio sembrano destinati a politiche di prezzo di mera sopravvivenza. 

Con una domanda non entusiasmante, un’offerta contenuta da parte di acciaierie e all’import, cosa prevede possa succedere nel breve periodo ai prezzi?
A causa dei bassi volumi di vendita, molti centri di servizio tendono a una concorrenza aggressiva che sembra destinata a coprire i prezzi di acquisto dei coils senza minimamente considerare i costi industriali che il mercato a valle non è interessato a coprire; tuttavia, i coils a caldo hanno avuto da inizio anno un aumento di costo di circa 70 €/t, al ritmo di 10-15 €/settimana. La tendenza al ribasso e l'incertezza sui prezzi stanno costringendo gli acquirenti a lasciare il mercato, riducendo la liquidità e la domanda e, contemporaneamente, aumentando la concorrenza per riempire il reparto produttivo. A causa della carenza della richiesta, vengono conclusi contratti marginali frammentati che si riflettono in perdita di efficienza. 

In questo contesto, il CBAM e la Salvaguardia sono ulteriore elemento di difficoltà?
Il meccanismo del CBAM e le misure di Salvaguardia sulle importazioni di acciaio stanno intralciando le operazioni quotidiane delle aziende siderurgiche italiane ed europee. La gestione del CBAM genererà un aumento dei costi per gli utilizzatori a valle della catena di approvvigionamento, e potenzialmente una grave perdita di competitività dell’Europa. Possiamo pensare che estendendo le quote di Salvaguardia le importazioni diminuirebbero dando più struttura ai prezzi del mercato interno; se questo è certamente vero in fase di acquisto, non lo è altrettanto in fase di vendita. Dato che le acciaierie non possono vendere al di sotto di una certa soglia di prezzo, chi dovrebbe pagare l’extra costo che sostengono i centri di servizio in questa fase? Sembrerebbe quasi che la Salvaguardia sia la soluzione per ridefinire un mercato ormai abituato anche a un prodotto extra-europeo, così come i centri di servizio, ma non è questo il punto. Al giorno d’oggi i centri di servizio devono continuare a combattere fra di loro per acquisire una parte degli ordini, prevalentemente senza margine. Il problema del prezzo, e di conseguenza dei margini, si annullerà solo nel momento in cui l’Europa deciderà di far ripartire l’economia tramite le politiche “promesse”, altrimenti ci troveremo a dover fronteggiare un ulteriore crollo con un susseguirsi di ininterrotta instabilità. Viene più volte ripetuto che gli aumenti delle importazioni da Paesi terzi distruggono il mercato, tuttavia, al giorno d’oggi, eliminare la Salvaguardia sarebbe l’unico modo per permetterci di creare utile per compensare il peso del prezzo che stiamo affrontando in fase di acquisto nel mercato europeo. Ciò che preoccupa maggiormente, su entrambi i fronti, sono gli impatti che queste politiche potrebbero far sorgere a lungo termine, senza realmente mitigare le vere problematiche del mercato. 

Arrivando a Sidastico, nell’ultimo quinquennio avete investito per allargare il magazzino e aumentare i servizi di lavorazione, ampliando la vostra capacità produttiva. Cosa c’è ora nel breve-medio periodo in termini di investimenti?
La costante evoluzione tecnologica intrapresa garantisce precisione, potenza, efficienza, flessibilità e sicurezza su tutta la nostra filiera, offrendo servizi sartoriali ai clienti. Attualmente stiamo investendo molto in business intelligence, innovazione dei sistemi gestionali e di controllo qualità per garantire un preciso monitoraggio di tutti i flussi aziendali, assicurando trasparenza e tracciabilità con l’obiettivo di raggiungere una migliore reattività in ogni fase di processo per rispondere a un mercato le cui esigenze mutano giornalmente. Un particolare occhio di riguardo è chiaramente riservato al rispetto dell’ambiente e all’ecosostenibilità. Con la superficie attuale ricoperta da pannelli fotovoltaici di oltre 12.000 m² siamo in grado di generare 1.680.000 kWh/anno, che coprono quasi completamente il nostro fabbisogno energetico. Inoltre, i sottoprodotti e gli scarti di lavorazione sono riciclati al 100% andando ad abbattere ulteriormente l’impatto ambientale dell’azienda. Ciò che crea e mantiene l’azienda sono le persone che ci lavorano. Investiamo molto sulle nostre persone, dando loro la possibilità di avere sempre nuovi stimoli e affrontare nuove sfide. L’investimento sul personale non si configura soltanto come formazione professionale, bensì anche come attenzione alla salute fisica e mentale. Da alcuni mesi abbiamo istituito un servizio periodico di visite e terapie fisioterapiche, un servizio mensa e stiamo completando la costruzione della palestra Sidastico, perché crediamo fermamente che il clima e l’ambiente di lavoro siamo fondamentali per la qualità della vita di tutti i nostri collaboratori. 

L’export genera oggi la metà del vostro fatturato. Quali sono i principali Paesi di destinazione dei vostri prodotti? Quali i progetti per il futuro in chiave di eventuale ulteriore internazionalizzazione?
Al momento spediamo in tutti i Paesi europei, in Nord Africa, Paesi Arabi e Medio Oriente. Prestiamo la massima cura nel mantenere le relazioni esistenti e lavoriamo per crearne di nuove. Abbiamo capito da tempo che ogni Paese va studiato e capito nella sua specificità e che ogni strategia va localizzata attentamente; ogni diversità ha un suo potenziale e sta al venditore di cogliere entrambi. Inoltre, gli ultimi anni ci hanno insegnato che ogni situazione può cambiare drasticamente e in tempi brevissimi; serve la massima attenzione a tutti i segnali, ma soprattutto a quelli deboli perché spesso precorrono cambiamenti sostanziali cui bisogna adattarsi prima possibile. 

Come si è chiuso il 2023 in termini di fatturato, volumi e margini? Cosa vedete nel 2024?
Il 2023 è stato un anno pieno di soddisfazioni. Siamo riusciti a ottimizzare molti flussi aziendali, abbiamo ottenuto le certificazioni ISO-9001, ISO-14001 e ISO-1090 e possiamo dire di esserci attestati sul mercato come una realtà solida, con un fatturato di oltre 150 milioni. Questo risultato è stato frutto di grandi ottimizzazioni in tutti i processi, dalla fase di acquisizione ordini, alle campagne acquisti, alla gestione dello stock e ai contratti e progetti chiusi con determinate realtà. Il volume, in termini di tonnellaggio, ha sfiorato le 160.000 tonnellate prodotte (circa il +15% in più rispetto al 2022), con un margine che si attesta, seppur in misura inferiore rispetto all’anno precedente, positivo. Il trimestre luglio-settembre 2023 è stato un “periodo fantasma” nel budget vendite di molte aziende: si prevedeva che, dati l’assenza di progetti e i piccoli rifornimenti di fine anno per allineare lo stock, il primo trimestre 2024 sarebbe stato caratterizzato da un miglioramento delle vendite basato su una prospettiva macroeconomica generalmente positiva, guidata da uno slittamento di questi progetti nel primo trimestre dell’anno successivo. Attualmente rimane ancora molta incertezza e si prevede che i consumi rimangano in linea con gli ultimi mesi del 2023, mentre la stabilizzazione dei prezzi a valle è stata la tendenza principale fino ad oggi, ancora sperando in un possibile miglioramento in termini di marginalità. 

Come sta cambiando il ruolo dei centri servizio nella filiera dell’acciaio? Su quali leve puntare per non perdere competitività? 
Al giorno d’oggi le aziende che producono prodotti direttamente correlati con le materie prime in settori come quello dell’acciaio si trovano ad affrontare una crescente concorrenza globale, scontrandosi molte volte con una concorrenza “di massa a basso costo”. Una strada perseguibile per contrastare questa sfida è quella di utilizzare una strategia indirizzata al “mercato di nicchia”. L’aumento della concorrenza ha costretto molte aziende industriali tradizionali basate sulle materie prime ad aggiornare la propria offerta, con prodotti più specializzati e personalizzati, per servire meglio una nicchia più piccola nel mercato. Il punto di forza di questo canale di vendita è di evitare la competizione diretta con concorrenti a basso costo/prezzo, specialmente nei mercati stagnanti o addirittura in contrazione. Il processo di transizione verso una strategia di mercato di nicchia può essere sia costoso che dispendioso in termini di tempo, ma ha il potenziale per generare rendimenti e profitti superiori a quelli dei concorrenti che producono all’ingrosso. Chiaramente per riuscire a sviluppare un mercato di nicchia bisogna prima avere un trial-market consolidato. La quota di mercato è la percentuale controllata dall’azienda ed è una metrica essenziale per sviluppare lo studio di redditività e del successo di un progetto; l’acquisizione e il mantenimento di quote di mercato dovrebbe essere un obiettivo primario. Grazie a questo un’azienda può ampliare le proprie operazioni e sperimentare opportunità di maggiore redditività. Guadagnare quote di mercato può rafforzare la reputazione di un’azienda, oltre a incrementare le vendite e ad aumentarne il potere contrattuale.


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