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Digitalizzazione e siderurgia, rapporto sempre più stretto

Anche nell'acciaio l'evoluzione digitale sta aprendo strade nuove per una filiera sempre più connessa

Lavoro condiviso, capacità di sognare e orgoglio per quello che si fa. Sono state queste le suggestioni regalate da Oscar Farinetti a fare da collegamento con la tavola rotonda del convegno digitale di siderweb "ACCELERAZIONE DIGITALE: human, business, sustainability". Tavola rotonda a cui hanno partecipato: Barbara Beltrame, Vice Presidente Confindustria per l’internazionalizzazione, Board Gruppo AFV Beltrame; Roberto de Miranda, Comitato Esecutivo ORI Martin; Vittoria Gozzi, board gruppo Duferco e presidente Wylab e Bertha Bazzoffia, Sales Director SAP Italia.

L’imprenditrice del gruppo vicentino ha evidenziato come la digitalizzazione aiuti a lavorare insieme. «L’idea che come Beltrame abbiamo di digitalizzazione è quella di mezzo e strumento per migliorare il servizio al cliente e questo non solo per l’Italia, ma anche all’estero. Un approccio che a prima vista può essere semplice ma non lo è. Ogni business unit ha le proprie specificità, pertanto abbiamo dovuto trovare un punto di equilibrio tra standardizzazione e libertà di manovra. Quello che la digitalizzazione ci sta portando è però la capacità di parlare tutti la stessa lingua ed avere un approccio condiviso, capace di ottimizzare l’efficienza dei processi e della velocità di scelta».
Ma Beltrame ha fornito il proprio contributo anche sulla base della propria esperienza di vice presidente di Confindustria per l’internazionalizzazione. E proprio in campo internazionale il digitale è un punto cruciale nei rapporti con le realtà estere. Un processo che ha dato frutti importanti anche sul fronte delle esportazioni. «Come Confindustria siamo impegnati a cercare di far passare il messaggio dell’importanza della digitalizzazione anche alle realtà più piccole che spesso sono in ritardo nel confronto con altri Paesi. C’è bisogno di ripensare determinate dinamiche e riuscire a far sì che il sistema Italia possa poi riuscire a promuovere le proprie peculiarità sui mercati esteri. Questo anche con il sostegno del Governo».

Roberto de Miranda ha invece concentrato il proprio contributo in primis sul processo di trasformazione nell’industria 4.0 che il gruppo ORI Martin sta affrontando partecipando al progetto Lighthouse.
«Purtroppo la digitalizzazione è un processo ancora lontano dall’essere concluso a differenza dell’automazione – ha spiegato l’imprenditore bresciano -. La partecipazione a questo importate progetto italiano ci ha consentito di accedere a fornitori e interlocutori di livello universitario che da soli non saremmo forse riusciti ad intercettare. La digitalizzazione ritengo aiuterà ad essere più integrati con i clienti, con la realtà che ci circonda, e soprattutto tra le divisioni interne. Questo sistema aiuta molto infatti la comunicazione e a sviluppare obiettivi comuni. L’orizzonte finale di questo processo è quello che potrebbe diventare una acciaieria cyberphisical, in cui l’apporto delle persone sarà soprattutto legato al pensiero».
Un processo complesso che a volte deve scontrarsi proprio con alcune resistenze culturali più interne che esterne. Ma ORI Martin ha saputo trasformare la digitalizzazione anche in sostenibilità grazie alle tecnologie di recupero del calore per metterlo a disposizione della comunità denominate I-Recovery e Heat Leap.
«Due tecnologie che senza la digitalizzazione anche solo una decina di anni fa sarebbero state impensabili» ha concluso de Miranda.

Vittoria Gozzi, componente del board del Gruppo Duferco e presidente Wylab, ha voluto sottolineare, tra i passaggi dell’intervento di Oscar Farinetti, quello secondo il quale «l’acciaio è il prodotto più “ri” (inteso come riciclabile e riutilizzabile; ndr) e noi dobbiamo essere bravi a farlo comprendere all’esterno».

L’imprenditoria digitale, ha spiegato, «è un tema che mi ha sempre appassionato e la mia prima esperienza – dopo il passaggio nel trading – è stata quella di avviare una start-up nell’ambiente sportivo, dalla quale ho appreso molto, almeno quanto ho dato e che mi ha permesso di accumulare un’esperienza molto importante anche per il lavoro che svolgo ora nel Gruppo».
Secondo Vittoria Gozzi, «la digitalizzazione è fondamentale per l’internazionalizzazione e il Gruppo Duferco, presente in più di 20 Paesi nel mondo e non solo nel settore della siderurgia, con un livello di maturità tecnologica diverso in base al comparto specifico, si sta integrando. Quello che abbiamo fatto, mio fratello e io, è stato costituire una task force, che poi è diventata una vera e propria azienda all’interno del Gruppo, per studiare nel dettaglio quelle che erano le conoscenze e le esigenze, oltre che stabilire gli interventi da fare per far crescere i settori che ne avevano bisogno ed integrarli con il resto del Gruppo. Oggi il livello raggiunto è abbastanza omogeneo e ora andremo ad applicare l’intelligenza artificiale sui dati immagazzinati per ottimizzarne l’uso. È stato un processo interessante e sfidante, ma ci sono voluti tre anni».

Quanto al tema della formazione, Vittoria Gozzi ha voluto ricordarne l’importanza «anche in funzione dell’importante investimento sul nuovo treno di laminazione a travi, con il quale pensiamo che potremo raggiungere dei risultati di eccellenza, ma che dovrà essere gestito, tenendo presente il grande impatto che ogni nuova iniziativa ha, viste le dimensioni delle nostre aziende».

A colpire anche un'osservatore esterno come Bertha Bazzoffia nell'approccio all'acciaio è la differenza tra percepito e realtà. «Per esperienza se c’è una filiera che ha iniziato prima ad approcciarsi all’economia circolare è la siderurgia - ha ribadito la Sales Manager di SAP -. Oltre al fatto che la siderurgia è un sistema che ha sviluppato anche prima di altri anche il concetto di filiera. E questo mi ha molto colpito lavorando con il settore acciaio. Una delle aree su cui stiamo maggiormente collaborando con i nostri clienti del settore siderurgico è l’integrazione dei processi per creare una filiera solida che parta dalle esigenze dei loro clienti e arrivi fino alla consegna del prodotto. Questo presuppone lo sviluppo di una business network che permette di coinvolgere il cliente in una logica di co-progettazione e di collaborare a valle con i fornitori. Ad esempio, oggi è possibile, tramite una nostra soluzione cloud per la digitalizzazione degli asset, includere in un unico repository tutte le informazioni su impianti e apparecchiature di un ecosistema di produttori, fornitori di servizi di ingegneria, appaltatori di manutenzione, ecc. In questo modo, migliorano i livelli di efficacia operativa, si possono sviluppare servizi di manutenzione o qualità predittiva, o introdurre innovazione di processo in collaborazione con i propri partner».

La riflessione finale del convegno è stata affidata al presidente di Regesta Francesco Brunelli che ha evidenziato come: «Durante l'evento abbiamo ascoltato la voce del fornitore di tecnologia - SAP e delle aziende utilizzatrici. Noi, in qualità di partner, siamo l’anello di congiunzione, che ha il compito di coniugare la tecnologia con l’organizzazione aziendale dei clienti, per migliorare velocità e precisione dei processi e per creare nuovi servizi e nuovo valore. Realizzando progetti sostenibili da ogni punto di vista: economico, sociale e ambientale. Ogni progetto SAP porta una grande trasformazione all’interno delle organizzazioni, sia dei processi sia del modo di lavorare delle persone. La transizione non è quindi solo digitale e le persone restano il fulcro per la buona riuscita e per il successo del progetto, indipendentemente dal ruolo aziendale ricoperto».


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