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Cambiare, imperativo per il futuro

L’innovazione è necessaria, ma solo una nuova cultura ci porta nell’era 4.0

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Non è più il tempo dell’innovazione. E’ il tempo del cambiamento. Se si dovesse sintetizzare in una frase la tre giorni di confronto promosso da Siderweb nell’ambito degli Stati Generali dell’ACCIAIO dedicati alla Rivoluzione digitale, il punto di caduta potrebbe ruotare proprio intorno alla parola cambiamento. Non è una distinzione lessicale, ma di sostanza. Cambiare significa avere une visione nuova, un progetto che intercetta innovazione, capacità di stare sul mercato e, dunque, di mettere a punto prodotti e processi, accorciando la filiera e aumentando la possibilità di creare valore. Questo è l’Industria 4.0. Non un’implementazione di nuova tecnologia, non la messa a bordo macchina di nuovi sensori, non la possibilità di usare la digitalizzazione come acceleratore. L’Industria 4.0 – e la definizione ormai entrata nel linguaggio comune intercetta più il modello tedesco basato su piattaforme che quello italiano che sarà giocato sulla relazione – rappresenta un cambio del paradigma. Non è uno sviluppo lineare del processo (quale che sia) ma uno scarto deciso, una ripartenza.

Su questo minimo comune denominatore si sono trovati d’accordo gli oltre quaranta partecipanti ai tre gruppi di discussione e lavoro nei quali il tavolo della Innovazione e Rivoluzione ditigal è stato riarticolato dopo il primo incontro nella sede milanese di Aim. Collaborazione competitiva e trasmissione dei  saperi; Nuovi processi, nuovi prodotti, nuovi servizi; Nuove relazioni e nuova narrazione, tecnica e contenuti: ecco i topics a partire dai quali si è sviluppata la discussione nei tre incontri ospitati dal CSMT di Brescia, dalla Feralpi di Lonato e da Siderweb. Dai tre gruppi – le cronache degli incontri e la tematizzazione la trovate nell’area del sito dedicata agli Stati Generali dell’ACCIAIO - è emersa in particolare la necessità di allineare l’intera filiera alle nuove parole che stanno emergendo – a partire da Industria 4.0 – per affrontare le novità con lo stesso linguaggio. Quindi la scelta programmatica di fare cultura dell’innovazione dentro lo scenario del cambiamento.

Tutti i partecipanti hanno convenuto che l’ambiente digitale nel quale viviamo dà nuove e straordinarie possibilità di integrare la filiera (creando valore) e avviare una nuova narrazione del mondo dell’acciaio, per farne cogliere essenza e necessità. Il passaggio, come ben sintetizza il presidente della Piccola di Confindustria, Alberto Baban – uno dei protagonisti a livello nazionale nella diffusione culturale del 4.0 - è dal B2B al B2B2C. Significa che i dati che si generano lungo la filiera devono essere messi a fattor comune per aumentare la capacità di stare sul mercato e di creare valore.

Cambiare, dunque. Ma a partire da che cosa, visto che il mondo dell’acciaio (e non solo quello, viene da dire) si vive come monolitico e, per la sua storia, già fortemente votato all’innovazione?

Cambiare il paradigma, che significa una nuova cultura; cambiare i modelli di business; cambiare il rapporto lungo la catena del valore. Tutti i protagonisti dei gruppi di lavoro hanno identificato nel servizio, il passaggio verso il nuovo. Il neologismo non è di quelli che fanno impazzire, ma siamo nell’epoca della servitizzazione, come ha sottolineato più volte Riccardo Trichilo, presidente del Csmt  e dell’Aqm (che a proposito di 4.0 parla di nuova era o di rinascimento). Significa un cambio del rapporto produttore, trasformatore, distributore, utilizzatore per renderlo più funzionale al mercato. Funzionale al consumatore finale.

Se questa è la strada gli strumenti in campo sono molti e vanno utilizzati in modo sinergico: tecnologia abilitante (che ognuno deve scegliere in base al suo progetto 4.0); formazione, management, risorse umane. E infine la comunicazione, aziendale e di settore (o di filiera). Anche se il prodotto non è destinato al consumatore finale, tutto ciò che la filiera fa ha una ricaduta sull’ecosistema. Per questo trasparenza, correttezza, capacità di spiegare che l’acciaio non è “brutto, sporco e cattivo” ma la struttura portante della nostra quotidianità, aiutano la filiera: produzione, trasformazione, distribuzione, utilizzo. E poi gli strumenti finanziari e il Piano del Governo che con super e iperammortamento (fino al 250%) è un propellente straordinario per innescare il cambiamento.

La scelta (e lo sforzo) di Siderweb, attraverso gli Stati Generali, è quello di favorire la realizzazione di un sistema aperto nel quale la condivisione – che non significa rinunciare alla competizione – diventi un valore che informa di sé tutta la filiera creando benefici per il mondo siderurgico e l’industria manifatturiera. Sollecitare la nascita di una grammatica e di una sintassi condivise che rendano possibile parlarsi senza fraintendimenti.

Infine, e tutti i partecipanti hanno riconosciuto a Siderweb questo merito, creare occasioni di contaminazione. Il propellente di ogni cambiamento vero, non gattopardesco, è quello di entrare in contatto con altre intelligenze, altri pensieri, altre modalità di approccio al reale. Diciamolo: meglio se non convenzionali. E’ la vista laterale, quella che noi di Siderweb vogliamo offrire alla filiera dell’acciaio sentendoci totalmente parte di essa, ma consapevoli anche che solo arrivando alla frontiera si disvelano altri orizzonti.


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