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Bilanci d’Acciaio: 2021 di recupero dopo la pandemia

A Modena, Claudio Teodori e Gianfranco Tosini hanno spiegato che «l’Italia ha reagito meglio di altri Paesi»

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MODENA - L’ottimo 2021 ha quasi fatto dimenticare agli operatori quanto nel 2020 sia stato pesante l’impatto della pandemia, un impatto che emerge con tutta la sua violenza dalla ricerca annuale di siderweb “Bilanci d’Acciaio”, presentata oggi a Modena nel BPER Banca Forum Monzani.

Dopo i saluti introduttivi del presidente di siderweb Emanuele Morandi e dal vicedirettore vicario di BPER Banca Stefano Rossetti, sono stati Claudio Teodori, docente dell’Università degli Studi di Brescia e Gianfranco Tosini dell’Ufficio Studi siderweb a presentare i risultati emersi, sollecitati da Stefano Ferrari, Responsabile dell’Ufficio Studi siderweb.

Teodori ha illustrato il confronto tra i comparti della filiera stretta: produzione, distribuzione, centri servizio, taglio e lavorazione lamiera e commercio rottame e ferroleghe, in cui è emerso che la dimensione più penalizzata dalla crisi pandemica è stata quella della redditività.

«Se si guardano tutti i comparti si nota come seppur con velocità diverse la tendenza del triennio è decisamente negativa con le discese più “ripide” nella produzione e nella lavorazione della lamiera a testimonianza di come i costi fissi sui comparti produttivi si siano fatti sentire. Si è verificato un minor assorbimento dei costi strutturali nell’ordine di 1-2 punti percentuali».

Nella sintesi generale dell’analisi che ha coinvolto le 1661 aziende della filiera stretta ben sei indicatori su otto mostrano una variazione percentuale negativa rispetto al 2019. In risalita del 6% e del 13,8% ci sono capitale investito e mezzi propri. Fatturato e valore della produzione sono scesi del 14,6% e 15,7%, mentre a fronte di un Ebida che scende del 28,1% si hanno un Ebit totale e un reddito netto che scendono del 50,5% e del 47,6%.

«In tanta negatività – ha detto anche Teodori – vi sono anche degli elementi positivi. Uno di questi è che la solidità in termini contabili si è rafforzata, insieme ad un miglior rapporto di indebitamento rispetto agli anni precedenti. In generale nonostante il brusco calo della redditività, il taglio e lavorazione della lamiera è il comparto che ha chiuso il 2020 con una posizione relativa migliore».

Dopo l’analisi capillare a livello italiano, il professor Tosini ha invece ampliato la lunghezza focale a livelli internazionali, dal momento che la crisi pandemica non è stato un elemento che ha colpito solo il nostro Paese ma il mondo intero.

«I dati dei 167 gruppi mondiali che ho analizzato – ha spiegato Tosini – mostrano che il calo di fatturato medio mondiale tra il 2020 e il 2029 nell’ordine del 13,6%. Se però guardiamo la differenza del rapporto tra Ebit e fatturato troviamo di fatto una situazione stabile, il 4,2% nel 2020 contro un 4,3% nel 2019. Quello che è calato maggiormente è il rapporto tra utile e patrimonio, dove si è passati da un 2,4% del 2019 all’1,6% del 2020. Come ha evidenziato anche il professor Teodori la posizione delle aziende sul fronte dell’indebitamento è però migliorata, e lo si conferma anche a livello mondiale con il rapporto tra indebitamento e patrimonio che scende da 1,49 a 1,38 a testimonianza di una miglior solidità del settore».

Passando a confrontare i dati di una decina di gruppi italiani, «quelli comparabili a livello internazionale, con i dati di cui parlavo prima – ha spiegato Gianfranco Tosini – notiamo che al netto di Acciaierie d’Italia il fatturato è calato di meno rispetto alla stessa Unione Europa. L’Italia conserva anche un miglior rapporto Ebit/fatturato rispetto all’unione così come un rapporto utile/patrimonio del 2%, ben superiore al -10,4% della media Ue. L’Italia sta nettamente meglio anche sul fronte indebitamento con il tasso debiti/patrimoni a 1,1 contro l’1,47 della media comunitaria».

Tosini si è poi concentrato sui settori utilizzatori dei prodotti siderurgici, evidenziando come anche quest’ultimi abbiano dovuto assorbire in maniera significativa il colpo, anche se grazie alle scorte hanno limitato i danni. Anche se la situazione varia nettamente da comparto a comparto. Ad esempio, il rapporto Ebit/fatturato oscilla tra il +6,5 dei mollifici al -8,5 dell’Oil & Gas.

Un dato positivo anche se in peggioramento rispetto al 2019 è quello degli investimenti, «che nel 2020 si sono fermati a quasi 1,23 miliardi di euro» ha spiegato il professor Teodori, di cui però più dell’80% sono stati in ammodernamento di impianti e macchinari. Investimenti che nel 2021 e 2022 dovranno tornare a crescere puntando soprattutto su rinnovo di impianti e innovazione con una fetta crescente di digitalizzazione.

Tirando le somme, nonostante i risultati del 2020 siano stati poco soddisfacenti, si è però notato come i gruppi italiani risultino ben posizionati nel confronto internazionale nonostante vi siano sensibili differenze date dal comparto di attività e dal settore utilizzatore servito. Per il 2022 il sentiment emerso dalla survey condotta da siderweb è di una sostanziale fiducia anche se non mancano i motivi di incertezza.


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