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Bilanci d’Acciaio: 2021 di recupero, 2022 di incertezza

Nel 2020 cala il fatturato, ma migliora l’utile. A novembre il tour di presentazione dello studio di siderweb

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Il 2020 è stato un anno di regresso, condizionato dalle limitazioni all’attività economica legate alla pandemia di Covid-19: l’acciaio ha risentito di un rallentamento nel primo semestre, a cui ha fatto seguito un recupero che però è stato insufficiente a colmare la lacuna della prima parte dell’anno. Per il 2021 si prevedono un aumento di fatturato e un incremento del risultato economico, mentre sono più conservative le previsioni per il 2022.

Lo dicono i risultati preliminari di Bilanci d’Acciaio 2021, che sono stati presentati in anteprima a Made in Steel, e le risposte al questionario cui ha risposto un campione rappresentativo della filiera dell’acciaio, condotto da siderweb in collaborazione con BPER Banca, sulle attese per i risultati di bilancio 2021 e le prospettive per il 2022.

I risultati preliminari di Bilanci d’Acciaio 2021 - I bilanci analizzati in questa fase preliminare sono oltre 2.200 e coprono solo la parte “alta” della filiera siderurgica: produzione di acciaio e prima trasformazione, centri servizio, distribuzione, commercio di rottame e ferroleghe e taglio e lavorazione della lamiera.

L’analisi completa, che comprenderà anche i risultati degli utilizzatori di acciaio, tradizionalmente esaminati nella ricerca Bilanci d’Acciaio, sarà presentata a novembre, in un evento dedicato, di cui siderweb annuncerà i dettagli la prossima settimana. Saranno in tutto tre gli appuntamenti da segnare in agenda: due in presenza e uno virtuale.    

Il fatturato totale delle imprese della parte alta della filiera siderurgica (quindi utilizzatori esclusi) nel 2020 è stato di 47,32 miliardi di euro (-15,5% rispetto al 2019). L’Ebitda è stato di 2,568 miliardi di euro (-15,0%). L’utile ha fatto registrare un incremento del 22,4% grazie al minor peso delle imposte rispetto al 2019 (696mila euro contro 395 milioni), arrivando a 330,035 milioni di euro. Il risultato, però, è stato nettamente inferiore a quello del 2018 (-79,0%). L’incidenza sul fatturato del valore aggiunto (6,77 miliardi di euro) è intorno al 14,3%, quota leggermente superiore al 2019 ma inferiore al 2018 (13,8% e 14,8% rispettivamente).

«I nostri gruppi, a differenza di quelli europei – ha dichiarato Gianfranco Tosini dell’Ufficio Studi siderweb -, sono riusciti a mantenersi in territorio positivo grazie alle loro dimensioni minori rispetto ai grandi gruppi integrati. Pur con cali di fatturato hanno reagito meglio alla crisi, adattandosi rapidamente alle nuove condizioni derivanti dalla pandemia. Il comparto più colpito è stato quello dei produttori, ma certamente saranno anche quelli destinati a trarre i maggiori benefici dalla ripartenza delle attività».

Clicca qui per scaricare le slide di Gianfranco Tosini. 

Il sentiment dell’acciaio - In collaborazione con BPER Banca, siderweb ha sottoposto un questionario a un campione rappresentativo della filiera dell’acciaio nazionale (circa 100 imprese, appartenenti prevalentemente a tre comparti: 35% produzione, 25% centri servizio, 21% distribuzione). Le domande hanno riguardato le attese per i risultati di bilancio 2021 e le prospettive per il 2022.

Nel 2021, il 90% prevede un aumento del fatturato, di cui poco meno di un terzo superiore al 50%. Nel 2022 si assiste a un rallentamento dello sviluppo: il 35% pensa di stabilizzare il giro d’affari; solo il 37% intravede un’ulteriore crescita.

Il 90% prevede un incremento del risultato economico, in un quarto dei casi superiore al 100%. Nel 59% dei casi l’incidenza dell’Ebitda sul fatturato è inferiore al 10%. Solo un decimo delle imprese ha un valore più che soddisfacente, superiore al 15%. La situazione non migliora nel 2022: calano le imprese che si attendono un ulteriore incremento del risultato economico (59%) e aumentano quelle che si preparano a un calo (39%). Il 54% ha confermato o incrementato (23%) i budget: il primo posto è occupato dagli investimenti in nuova tecnologia e innovazione.

Quanto ai costi delle materie prime, il 42% delle imprese dichiara incrementi sopra il 50%; il 37% tra il 30 e il 50%. Sull’andamento futuro, la percezione è di forte preoccupazione: il 58% ritiene che vi sarà una riduzione dei costi, ma una parte dell’incremento sarà consolidato; solo il 10% sostiene che la crescita sia temporanea con ritorno alla situazione preesistente. Per i costi di trasporto, il 49% ritiene che una parte del rincaro rimarrà; il 40% non presume significativi cambiamenti per il 2022.

«Le imprese, anche grazie al sostegno europeo e italiano, stanno rispondendo in modo deciso alla pandemia, con uno sguardo attento all’evoluzione dell’economia che, in Italia, dopo tanti anni di retroguardia, sta assumendo valori adeguati anche se insufficienti per colmare anche una piccola parte del ritardo accumulato negli ultimi 20 anni - ha spiegato Claudio Teodori, professore ordinario dell’Università degli Studi di Brescia -. Dalle risposte emerge una sostanziale fiducia anche se connotata da grande prudenza: il 2022, infatti, lascia ancora molti dubbi, come si vede dalle previsioni dell’andamento del fatturato e dei risultati economici. Questi ultimi, infatti, non sono ancora soddisfacenti, soprattutto con riferimento all’Ebitda che rimane assai contenuto».   

Clicca qui per scaricare le slide di Claudio Teodori. 

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Un momento della presentazione a Made in Steel 2021. 


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