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Bregant: «Decarbonizzazione eccoci»

Il direttore generale di Federacciai: investimenti importanti ed energia verde

Translated by Deepl

La decarbonizzazione dell’acciaio «non è subito e non è gratis». Sono necessari ancora «investimenti importanti» per arrivare a centrare quegli obiettivi di emissioni zero che l’Unione europea ha tracciato per l’industria da qui al 2050. Ma la siderurgia italiana «è avanti su questi temi e sta già lavorando in modo sostanzioso», così come si sta facendo anche nel resto dell’Europa. Lo ha ricordato Flavio Bregant, direttore generale di Federacciai, nel webinar di siderweb “AAA Decarbonizzazione cercasi” di questa mattina, citando uno studio di Eurofer del 2019: «Gli investimenti dovranno aumentare del 70%; servirà elettricità decarbonizzata fino a 400 TWh, inclusa la produzione di 5,5 milioni di tonnellate di idrogeno, cioè 7 volte di più di quanto il comparto acquista dalla rete oggi; e i costi della siderurgia primaria aumenteranno del 35-100%». In questo contesto, quindi, «se vogliamo decarbonizzare bisogna aumentare la produzione di energia verde», ma «l’acciaio dovrà continuare ad avere un level playing field con i Paesi extra Ue. Dobbiamo poter competere alla pari – ha chiesto Bregant - sia sul mercato europeo, che nei Paesi terzi». 

Secondo uno studio del Boston Consulting Group del 2021, commissionato da Interconnector Energy Italia, l’industria in Italia è responsabile di circa il 18% delle emissioni totali di gas serra. Nel 2019, l’acciaio a ciclo integrale ha prodotto 13 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (Scope 1 e 2); l’elettrosiderurgia 7 milioni di tonnellate.

Il processo produttivo con ciclo integrale, ha ricordato Bregant, emette 2.300 kg di CO2 equivalente per tonnellata di acciaio; quello con forno elettrico (in Italia l’80% del totale) 150-200 kg. «Un ciclo virtuoso dal punto di vista delle emissioni – ha sottolineato Bregant – cui tenderà larga parte del sistema a ciclo integrale dell’Europa».

Una differenza di emissioni che si riverbera sui costi da sostenere per l’acquisto di quote di CO2 del sistema "cap and trade" ETS. Nel 2030, secondo le stime, l’acciaio a ciclo integrale dovrà pagare tra i 314 (con la CO2 a 50 euro la tonnellata, vicino agli attuali 60 euro) e i 565 milioni di euro (con la CO2 a 115 euro la tonnellata) per le quote ETS. Per la siderurgia elettrica, che «già oggi è deficitaria di quote gratuite», la stima dei costi al 2030 va da 62 a 142 milioni di euro.   

Ma quali sono le tecnologie applicabili per la decarbonizzazione del sistema? «Per l’acciaio elettrico – ha illustrato Bregant – il peso maggiore l’avrà, al 2050, la cattura della CO2 da emissioni di processo in EAF. Una parte significativa l’avranno i combustibili verdi, con un mix tra biometano e idrogeno», che dovrebbe diventare economicamente competitivo «dal 2040 in poi». Un contributo minore arriverà da ulteriori migliorie e interventi di efficientamento energetico, su cui «la siderurgia ha già fatto molto», con un miglioramento del 25% dal 1990.   

Nel macro quadro dello European Green Deal, nei suoi ambiti di intervento energia, edifici, industria e mobilità, l’Europa muoverà una massa di investimenti di circa 1.000 miliardi di euro. Del piano fanno parte, lo ha ricordato il responsabile dell’Ufficio Studi siderweb, Stefano Ferrari, proprio il sistema ETS e il CBAM, il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere, che ha l’obiettivo di «disincentivare il “carbon leakage”».  


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