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Ex Ilva, sindacati in allarme: Taranto rischia grave emergenza sociale

Fim, Fiom, Uilm e Usb Taranto chiedono un confronto urgente con la Regione Puglia

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TARANTO - La crisi dell’ex Ilva è giunta a un passaggio decisivo e il rischio di una deriva ambientale, sociale e industriale che coinvolgerebbe non solo Taranto ma l’intera Puglia e il Mezzogiorno appare sempre più concreto. A lanciare l’allarme sono le segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Usb Taranto, che chiedono un confronto urgente con la Regione Puglia per affrontare una situazione definita ormai insostenibile.

Secondo le organizzazioni sindacali, «il fattore tempo rappresenta una variabile cruciale. La mancanza di risorse finanziarie necessarie a garantire la sicurezza degli impianti e dei lavoratori, insieme ai continui rinvii del bando internazionale di vendita, alimenta un clima di forte incertezza sul futuro dello stabilimento e sul raggiungimento degli obiettivi di transizione ecologica e sociale». I sindacati ricordano le mobilitazioni e gli scioperi degli ultimi anni, promossi anche per contrastare quella che definiscono la «depredazione» di una produzione strategica da parte di ArcelorMittal. «Una battaglia portata avanti nella consapevolezza che l’assenza di un concreto processo di superamento della produzione a carbone avrebbe portato alle criticità che oggi interessano il sito di Taranto e gli stabilimenti collegati del Nord Italia».

Per le sigle sindacali, «in una fase tanto delicata sarebbe necessario rafforzare il coinvolgimento delle parti sociali attraverso la riattivazione del tavolo permanente a Palazzo Chigi, fermo dal 5 marzo 2026. L’obiettivo è individuare soluzioni concrete per il futuro industriale di Taranto e del Mezzogiorno, a partire da un intervento pubblico in grado di garantire un reale percorso di decarbonizzazione».

Le organizzazioni dei lavoratori denunciano inoltre «il progressivo peggioramento del cosiddetto "piano corto", definito fin dall’inizio un vero e proprio piano di chiusura, e sottolineano come i ripetuti rinvii del processo di vendita non stiano offrendo risposte adeguate alla crisi del gruppo. Nel frattempo, aumentano i numeri della cassa integrazione straordinaria per i lavoratori di Acciaierie d’Italia e dell’Ilva in amministrazione straordinaria, mentre nel comparto degli appalti si registrano nuove procedure di licenziamento collettivo».

Uno scenario che, secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb, rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza sociale, con migliaia di lavoratori e famiglie pugliesi esposti a un futuro sempre più incerto.

Per questo i sindacati ritengono «fondamentale il ruolo della Regione Puglia nel promuovere un confronto costante con il Governo e nel favorire l’apertura di un tavolo interistituzionale. Un organismo che possa individuare strumenti straordinari di tutela, prevenzione e sostegno per i lavoratori coinvolti nella lunga vertenza dell’ex Ilva, riprendendo le proposte avanzate dalle organizzazioni sindacali negli anni scorsi anche nell’ambito della Commissione Sanità regionale».


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