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AdI, Confindustria Genova chiede una trattativa separata

«Dividere il destino di Taranto da quello di Cornigliano e Novi Ligure. Nessun forno elettrico»

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TARANTO – Portare avanti una trattativa separata per il futuro della siderurgia ex Ilva, distinguendo il destino di Taranto da quello di Genova-Cornigliano e Novi Ligure. È quanto chiede Confindustria Genova in un documento elaborato al termine di un lungo approfondimento sul caso industriale che riguarda una delle fabbriche simbolo della città: lo stabilimento siderurgico di Cornigliano.

«Con l’accordo di programma di inizio degli anni Duemila, la fabbrica ha chiuso la sua area a caldo, concentrandosi sulle attività di laminazione, e soffre sempre più la crisi di Taranto, da cui dipende in modo esclusivo, con una produzione che in dieci anni è passata da 1,3 milioni di tonnellate a poco più di 300mila», ricordano dall’associazione degli industriali genovesi.

Per questo, si legge nel position paper sulla siderurgia, «è venuto il momento di imporre una svolta a una vicenda che non si è mai risolta in modo compiuto». Secondo Confindustria Genova, la città ligure «non dovrà in futuro realizzare alcun forno elettrico, come prevede il piano del governo, ma al contrario dovrà ottimizzare e rimodulare le sue lavorazioni con Novi Ligure, potenziando le attività siderurgiche dello stabilimento del Basso Piemonte e ampliando le sue con lavorazioni industriali di altro tipo e aprendosi a servizi logistici».

Per raggiungere questo obiettivo «sarà necessario restituire l’intero diritto di superficie di Cornigliano alla Società per Cornigliano, andando alla firma di un nuovo accordo di programma nel quale far entrare anche i soggetti di riferimento per gli impianti di Novi Ligure (Regione Piemonte, Comune di Novi Ligure e Provincia di Alessandria) e che possa prevedere lavori socialmente utili per gli addetti non impiegati nella siderurgia».

«Dopo 25 anni di obiettivi solo parzialmente raggiunti sul piano dello sviluppo industriale, economico e occupazionale, i soggetti firmatari dell’accordo di programma del 1999 devono concordarne la modifica, chiedendo la restituzione entro il 2026 dell’intero diritto di superficie alla Società per Cornigliano», prosegue il documento. A quel punto «lo Stato darà alla stessa società il compito di procedere con la bonifica delle aree che dovranno essere restituite prima del 2065, a eccezione degli impianti e degli stabilimenti che rimarranno Cornigliano».

Quanto agli impianti esistenti e in buono stato, «decapaggio e zincatura potranno rimanere in stretto collegamento logistico con lo stabilimento di Novi Ligure, dove svilupparsi con ottime prospettive anche con quegli impianti per altri prodotti e mercati molto importanti per l’Italia (banda stagnata e lamierino magnetico)».

Anche nell’ipotesi di una conclusione della trattativa con Flacks Group, si potrebbe procedere secondo questo schema di separazione del futuro delle fabbriche, poiché «un ulteriore passaggio di proprietà ad altro produttore di acciaio sarebbe in linea con la natura finanziaria dell’acquisitore stesso».

Infine, le banchine dello stabilimento di Cornigliano affacciate sulla foce del torrente «passeranno alla gestione diretta dell’Autorità Portuale, asservite a funzioni siderurgiche, industriali, energetiche e logistiche portuali».


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