Banda stagnata: 2027 «anno zero» per il settore
Padovani (Steelforce Packaging): «Siamo alla vigilia di una trasformazione del comparto»
27 marzo 2026
Il settore europeo della banda stagnata è alla vigilia di una trasformazione epocale. Lo ha spiegato a siderweb Lorenzo Padovani (nella foto), EU Commercial Director di Steelforce Packaging, la principale azienda globale non produttiva attiva nel commercio e distribuzione di banda stagnata.
Al centro del cambiamento, come anche per altri segmenti del comparto siderurgico, c’è il Cbam. «La lentezza delle decisioni dell’Unione europea e alcune incertezze che perdurano ancora oggi – ha detto Padovani – rendono complicato gestire la congiuntura». Ciononostante, «per il 2026 ci sentiamo abbastanza fiduciosi, siamo convinti che i volumi nel complesso terranno». Il grosso cambiamento è atteso per il 2027, che secondo Padovani sarà «l’anno zero» per il comparto. Sarà un anno complicato e ricco di sfide, per «la scarsa visibilità con la quale sia i distributori di banda stagnata sia gli scatolifici stanno lavorando». Padovani si augura che «con il chiarimento delle ultime zone d’ombra, con le modalità ufficiali per la misurazione delle “embedded emission” e i primi dati dei diversi produttori internazionali» si potrà arrivare a una situazione più stabile. Questa situazione potrebbe portare «a una ristrutturazione della filiera di fornitura, che assumerà un nuovo assetto».
In particolare, «mi aspetto che ci sia una concentrazione della produzione e una crescita dimensionale dei produttori extra europei. In India sono previsti fortissimi investimenti, che saranno però in gran parte assorbiti dal mercato interno, così come in Turchia, che raddoppierà la produzione entro il 2028». In Cina, invece, «mi aspetto un consolidamento della produzione». E l’Europa? «In Unione europea, negli ultimi dieci anni, si è registrata una riduzione della competitività rispetto ai prodotti d’importazione. I produttori esteri hanno effettuato massicci investimenti nel settore, creando un gap che oggi appare rilevante». Anche se nel breve periodo «le misure di difesa doganale potrebbero contribuire a ridurre questa differenza, negli anni successivi mi aspetto che non venga riassorbita del tutto». Ciò perché da un lato «visti i piani annunciati da alcune acciaierie, probabilmente ci sarà un calo della produzione interna», e dall’altro «come detto, gli investimenti extra europei in banda stagnata rimarranno elevati». Questa situazione «continuerà a lasciar spazio alle importazioni».
Un altro elemento da monitorare per il Vecchio continente «sarà la concorrenza di altri imballaggi». Questa minaccia appare crescente, in quanto alcuni dei “competitor” della banda stagnata, come la plastica e il tetrapak, «garantiscono buone performance e godono di mercati e prezzi più stabili», una condizione particolarmente ambita dai produttori di imballaggi, che in un mercato contraddistinto da consumi tendenzialmente stagnanti o in calo «chiedono visibilità e riduzione dei costi».
In questa congiuntura mutevole, per Steelforce Packaging «il 2025 si è chiuso in maniera positiva, con un fatturato di circa 450 milioni di euro e circa 340mila tonnellate di materiale venduto, di cui circa la metà in Europa. Per il futuro stiamo cercando di ampliare la nostra rete: ad oggi siamo presenti in tre continenti (Europa, Sud America e Nord America) con nostri uffici e in Italia e Colombia con due centri di servizio. Il nostro obiettivo è continuare a crescere: in quest’ottica stiamo lavorando per aprire un nuovo ufficio a Los Angeles, per rimanere più vicini ai clienti della costa occidentale degli Stati Uniti. Inoltre, da un anno abbiamo creato una divisione dedicata al trading di alluminio per imballaggi; stiamo avendo buoni risultati e puntiamo ad incrementare i volumi anche in questo mercato».
Stefano Ferrari
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