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Cina: un ruolo di attore sempre più protagonista

Dal 2000 ad oggi la crescita della siderurgia cinese ha dominato la scena mondiale

Se è vero che l’appetito vien mangiando, la Cina sembra trovarsi nel bel mezzo del pasto ed essere ancora lontana dalla sazietà. La scalata delle quote di mercato in termini di produzione, consumo apparente e commercio estero all’interno della siderurgia globale da parte di Pechino, infatti, si è susseguita in questi ultimi anni a ritmi impressionanti. Il settore siderurgico cinese sembra non aver conosciuto negli ultimi 20 anni nessun tipo di crisi ed ha rappresentato l’ancora di salvezza della siderurgia mondiale nei momenti di tempesta come la crisi del 2009 e la recente pandemia da COVID.

Produzione: crescita che supera il 700%
Nel 2020 la produzione siderurgica cinese ha assorbito più della metà della produzione di acciaio globale, superando la quota del miliardo di tonnellate sfornate in un anno, record che non era mai riuscito a nessun Paese. Da ormai 24 anni la Cina è il maggior produttore mondiale di acciaio: dopo aver superato il Giappone nel lontano 1996, il Paese del dragone non ha fatto che incrementare gradualmente il proprio output (con l’unica eccezione del 2015). Ad inizio millennio la quota della produzione cinese su quella globale era del 15,1%, con un output di circa 30 milioni di tonnellate maggiore di quello degli USA e di circa 65 milioni minore di quello europeo. Nell’ultimo ventennio questa quota ha raggiunto il 56,2%, mentre in termini di volumi l’aumento è stato di 924 milioni di tonnellate (+719%). In pratica, la crescita della produzione siderurgica cinese ha rappresentato in questi due decenni il 90% di quella totale mondiale. Nell’anno del COVID, il gigante asiatico ha incrementato la produzione rispetto al 2019 di 5,7 punti percentuali; con Iran e Turchia sono stati gli unici tre Paesi tra i primi dieci produttori d’acciaio a mostrare un segno positivo. In termini di volumi, però, l’aumento della Cina è decisamente più importante rispetto a quello delle altre due nazioni, quantificandosi in più di 55 milioni di tonnellate e compensando così le perdite che si sono verificate nel resto del mondo causa pandemia. La Cina, come già accennato da Emanuele Norsa nello scorso appuntamento di Mercati & Dintorni, sta anche diventando sempre più un player di rilievo nel mercato del rottame. Se infatti ad oggi la quota di impiego del rottame sul totale delle materie prime in Cina si ferma intorno al 15%, nel 2025 potrebbe raddoppiare raggiungendo un terzo del totale: cambiamento che rapportato ai volumi cinesi andrà sicuramente ad impattare sul mercato del rottame internazionale. Anche produzione proveniente da forno elettrico, che oggi rappresenta circa il 10% del totale dell'output cinese, nel 2025 potrebbe raggiungere il 18-19%, in linea con gli obiettivi della riduzione delle emissioni di CO2 dell’industria siderurgica. 

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Consumo: dinamica parallela a quella della produzione
L’impennata della produzione cinese degli ultimi anni è stata accompagnata e supportata da quella dei consumi. In questi venti anni la domanda di acciaio del gigante asiatico, a differenza di quella di UE ed USA, non è stata minimamente scalfita né dalla crisi del 2008, né dalla più recente pandemia. Basti pensare che la richiesta mondiale di acciaio nel 2020 è calata dello 0,2%, mentre se dalle statistiche togliamo la Cina il dato scende vertiginosamente ad un -10%. Il consumo apparente della Cina ha subito una battuta d’arresto solamente nel triennio che va dal 2014 al 2016, dove anche la produzione aveva mostrato una, sebbene più leggera, flessione. L’aumento del consumo cinese su quello mondiale nel ventennio si attesta intorno all’86% e la quota oggi occupata dalla Cina è la stessa di quella della produzione: 56,2% dopo che nel 2019, anno non proprio roseo per la siderurgia globale, il colosso asiatico ha superato quota 50% sia per quanto riguarda i consumi, sia per la produzione.

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Commercio estero in acciaio: surplus che dura da dieci anni
Dal 2000 ad oggi la bilancia commerciale siderurgica cinese ha raggiunto il pareggio in due occasioni. La prima nel 2005 quando, dopo quattro anni in cui il Paese si era rivelato un importatore netto, sono in concomitanza diminuiti gli acquisti ed aumentate le vendite. La seconda nel 2009 con la crisi globale che ha pesantemente impattato sul calo delle esportazioni (da 56 a 23 milioni di tonnellate), tornate ai livelli dell’import che invece ha toccato in quell’anno un picco di 22 milioni di tonnellate poi mai più raggiunto fino ad oggi. Nell’ultimo decennio, la Cina si è riconfermata esportatrice netta di prodotti siderurgici facendo registrare picchi dai 90 ai 110 milioni di export nel triennio 2014-2015-2016 ed un surplus della bilancia commerciale che ha sfiorato i 100 milioni di tonnellate. In questi tre anni, le esportazioni cinesi hanno saputo alimentare la produzione siderurgica mitigandone il calo che, senza queste vendite oltre confine, avrebbe potuto essere più accentuato vista la flessione dei consumi domestici. Nel complesso, nell’ultimo ventennio, la quota dell’import cinese di prodotti siderurgici su quella globale si è dimezzata da un 7,0% ad un 3,5%, mentre quella dell’export si è quadruplicata dal 3,6% del 2000 al 14,5% del 2019. La quota dell’export è destinata nel futuro prossimo a diminuire, dopo che ad inizio anno la Cina ha provveduto ad eliminare gli sconti fiscali sulle esportazioni di 146 prodotti siderurgici: l’intervento renderà le vendite cinesi meno competitive ed ha come obiettivo proprio la disincentivazione delle esportazioni e la focalizzazione sulla riorganizzazione della produzione interna.

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Conclusioni
Che la Cina la facesse da padrona nel settore siderurgico mondiale era già chiaro a tutti da molto tempo; nonostante ciò, leggere i numeri che il Paese ha totalizzato negli ultimi vent’anni fa un certo effetto. La siderurgia cinese non conosce limiti né competitors e sembra non volersi fermare, abbattendo uno dopo l’altro nuovi traguardi e record. Una cosa è certa: la Cina è destinata a dominare la siderurgia globale ancora per molti anni e continuerà a dettare legge all’interno del settore.  

L’analisi delle prospettive macroeconomiche, strategiche, geopolitiche (e siderurgiche) di UE, USA e Cina sarà il cuore del webinar «Geopolitica e mercati: il mondo tra Brexit, Biden e Xi», che vedrà la partecipazione di Francesco Costa (Il Post), Giuliano Noci (Politecnico di Milano), Carlo Muzzi (Giornale di Brescia) e Roberto Re (Metinvest Europe). Per maggiori informazioni e per iscriversi all’evento clicca qui.

 


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