Industria & Acciaio 2050: presentato lo studio di siderweb
Transizione verde, innovazione e nuovi equilibri. Sfide e opportunità per il settore siderurgico nei prossimi 25 anni
12 maggio 2026
MILANO – Il futuro della siderurgia italiana ed europea non dipenderà dai volumi produttivi, ma dalla capacità di investire in qualità, innovazione e competenze. È quanto emerge da “Industria & Acciaio 2050”, il nuovo studio realizzato da siderweb e presentato oggi durante il siderweb FORUM 2026 a Milano.
Curato da Gianfranco Tosini e frutto di oltre un anno di lavoro e di un confronto tra esperti e imprenditori della filiera, il rapporto analizza le principali trasformazioni che interesseranno il settore da qui al 2050, tra decarbonizzazione, innovazione tecnologica, cambiamenti geopolitici e transizione demografica. Il report è disponibile qui.
«Lo studio ha aperto a una "helicopter view", toccando temi che difficilmente si legano all’acciaio ma che sono driver incredibili, ad esempio la demografia». Così la presidente di Assofermet Cinzia Vezzosi, ospite del primo panel del convegno insieme al professor Tosini, ha commentato il report. «Abbiamo molte incertezze e pochi punti fermi», ha continuato Vezzosi, evidenziando rischi quali la deindustrializzazione e l’indebolimento della filiera. «L’opportunità, però, è quella di diventare più attenti alle dinamiche diverse, spostare il focus dal prodotto alla strategia con l’ausilio anche dell’IA e ragionare in ottica di filiera. Se ci mettiamo sul mercato come segmenti singoli perdiamo, dobbiamo creare sinergie».
Proprio la demografia è uno dei megatrend identificato da Tosini che avrà un grande impatto sul mercato dell’acciaio da qui al 2050. A guidare la crescita sia demografica che produttiva saranno infatti Africa e India. L’Italia, nonostante un calo demografico importante, manterrà il secondo posto produttivo in Europa, ha affermato, anche se perderà peso a livello globale.
Dal confronto è emerso come opportunità di rilancio potrebbero arrivare dalla riconversione dell’ex Ilva e dalla reindustrializzazione di Piombino, con una produzione nazionale potenziale di circa 25,7 milioni di tonnellate a partire dal 2030. Il consumo italiano di acciaio, tuttavia, è atteso in calo di circa 4,5 milioni di tonnellate entro il 2050, complice la diminuzione e l’invecchiamento della popolazione, oltre alla contrazione di comparti strategici come costruzioni e automotive.
In questo contesto, ha sottolineato la presidente di Assofermet, la manifattura deve essere salvaguardata per mantenere un’industria forte in Italia. Mentre Tosini ha evidenziato l’importanza di puntare sugli acciai speciali adatti a servire i settori in crescita come quello della difesa e dell’aerospaziale.
Sul fronte ambientale, il sistema siderurgico italiano parte avvantaggiato grazie all’ampio utilizzo del forno elettrico, già adottato per circa il 90% della produzione nazionale. Restano però decisive le sfide legate a energia rinnovabile, idrogeno verde, disponibilità di rottame di qualità e tecnologie per la cattura della CO2.
Il confronto si è poi aperto a un altro dei megatrend: la geopolitica. Paolo Bricco (Il Sole 24 Ore) ha parlato di un «multipolarismo instabile e bellico». La guerra, ha spiegato, sta introducendo variabili imprevedibili per i policymaker e per gli imprenditori. C’è, ha detto, «una silenziosa violenza della Cina, che ha una leadership aumentata dal nuovo ordine della manifattura ma anche la possibilità di usare o non usare la leva della guerra». L’Europa aveva una leadership sicura in cui le fabbriche erano il perno della società occidentale, ma dagli anni '90 in poi sarebbe rimasta indietro rispetto agli Usa e la Cina a causa di una politica burocratica imposta dall’alto che vede imprese contro mercati: «Abbiamo malpensato – ha affermato Bricco -. In realtà il mercato non esite senza l’impresa».
Nonostante un contesto avverso, Antonio Marcegaglia (presidente e Ceo di Marcegaglia Steel) ha riconosciuto come i policymaker europei abbiano espresso la volontà di rimettere al centro l’industria e la produzione. Ora, ha sottolineato, «bisogna passare dal dire al fare» e concentrarsi su quattro temi fondamentali: fattori produttivi, energia (troppo costosa e con grandi differenze tra Paesi) e disponibilità di materie prime; supporti finanziari, che sarebbero fondamentali per convertire l’industria, ma il sostegno dovrebbe essere esteso ai produttori con forno elettrico; filiere, perché sarebbe necessario proteggere il consumo finale, non solo un anello della filiera; e infine definizione di cosa sia il green steel, con trasparenza, onestà e precisione.
Anche il commercio globale sta attraversando un periodo di grande trasformazione, con il baricentro economico che da qui al 2050 si sposterà sempre più verso i Paesi emergenti, in particolare verso gli E7. Questo cambiamento sta sfidando le strutture tradizionali di interconnessione commerciale. Bricco, infatti, ha sottolineato come il friendshoring potrebbe essere attuato soprattutto nelle strategie delle imprese, che sono spesso più agili nel cogliere i cambiamenti e hanno maggiore autonomia strategica, un fattore che va sfruttato appieno.
Marcegaglia ha aggiunto che la crisi del Golfo ha dimostrato quanto vulnerabili possano essere le catene di distribuzione globali. Tuttavia, non è escluso che si possa assistere a un ritorno a catene commerciali meno frammentate rispetto a quelle attuali. L'importante, secondo Marcegaglia, è non competere solo sulla leadership di costo, ma sulla qualità della manifattura e sull'abilità di creare valore aggiunto. Proteggere l'industria con misure di salvaguardia è giusto, ma occorrerebbe estenderle lungo tutta la filiera, affinché l'intero settore resti solido. In un mercato già di per sé piccolo, secondo Marcegaglia, la protezione non può essere l'unica soluzione, è necessario mantenere anche il collegamento con le filiere globali; è un'evoluzione necessaria, ma senza rinunciare al contatto con il resto del mondo.
Il confronto si è quindi chiuso sul tema del capitale umano dell’intelligenza artificiale. Bricco ha affermato che la cultura industriale italiana ed europea rappresenta ancora una grande risorsa. L'IA sta trasformando le grandi fabbriche, ma anche le piccole imprese. «È fondamentale capire come integrare questa tecnologia nei processi produttivi per riuscire a rimanere competitivi in un panorama in evoluzione», ha concluso.
Marcegaglia, invece, ha osservato una dicotomia: molte industrie stanno già affrontando una grave carenza di personale, sia in ambiti altamente specializzati, sia in ruoli più "semplici". L’integrazione tra IA, anche nei suoi sviluppi verso umanoidi, e gli operatori che gestiscono sistemi complessi diventa cruciale. «Non possiamo delegare completamente queste tecnologie, i manager devono evolversi in questo senso, acquisendo competenze nuove». Il presidente del gruppo internazionale ha poi sottolineato come la siderurgia sia ancora poco attraente per i giovani: «Per rimanere competitivi dobbiamo investire sulle nuove leve e ampliare il nostro bacino di competenze».
Sarah Falsone

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