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AdI, Michael Flacks: «Italia ed Europa hanno bisogno di Taranto»

L'imprenditore a siderweb: «Alcuni grandi gruppi hanno confermato il loro interesse a collaborare con me»

Translated by Deepl

MILANO Michael Flacks conferma il proprio interesse ad acquisire gli asset di Acciaierie d’Italia (AdI) per attuare un piano con l'obiettivo di aumentare la produzione di acciaio a Taranto e restituire redditività al gruppo. Durante un incontro esclusivo con siderweb a Milano, questa settimana, l’imprenditore inglese – da molti anni attivo negli Stati Uniti – ha spiegato di essere convinto di poter rilanciare l’ex Ilva con l'aiuto di una squadra di manager esperti.

«Io non sono un uomo della siderurgia, ma sono interessato a fare business. Gli esperti con cui ho lavorato mi hanno confermato che gli impianti di Taranto non sono un problema, ma credo ci vogliano cambiamenti, in particolare nel management della società. Alcuni grandi gruppi attivi in Italia mi hanno già confermato il loro interesse a collaborare con me qualora rilevassi AdI e, allo stesso tempo, inserirò manager italiani con esperienza nel settore», ha affermato Flacks.

Come riportato nei mesi scorsi, il progetto dell’imprenditore è quello di rilanciare la produzione per portarla già in dodici mesi a 4 milioni di tonnellate e poi entro due anni a 6 milioni di tonnellate. «Avvieremo la costruzione di forni elettrici subito, con l'obiettivo di averne due nel giro di due anni, affiancati alla produzione da ciclo integrato. I forni elettrici potrebbero anche diventare tre, ma di questo non siamo ancora certi. Siamo sicuri però che non dismetteremo del tutto il ciclo integrato per assicurare produzione di alta qualità per automotive».

«Se osserviamo l’attuale situazione geopolitica in Medio Oriente, è evidente che l’Europa ha bisogno di una produzione siderurgica domestica per il futuro, in grado di servire il comparto della difesa, la ricostruzione e le industrie strategiche. Non possiamo pensare di dover dipendere dalla Cina per l'acciaio – ha osservato Flacks –. L’Italia necessita di 22 milioni di tonnellate di acciaio all’anno e AdI ora ne produce solo 2 milioni».

Sul fronte occupazionale, Flacks prevede un impiego di 8.000-10.000 lavoratori nel futuro prossimo di Taranto, spiegando che c’è bisogno che figure più giovani e figure più esperte lavorino insieme per favorire il trasferimento del know-how.

Il gruppo di Michael Flacks è stato scelto come interlocutore principale dai commissari di AdI, ma nell’ultimo mese è riemerso anche l’interesse del gruppo indiano Jindal. «Jindal chiede al Governo delle condizioni, mentre noi no. Jindal vuole chiudere la produzione di Taranto per importare prodotti semilavorati e poi finiti dall’Oman, noi puntiamo sul rilancio degli impianti esistenti. Io sono la migliore scelta per l’Italia e, se mi venisse dato il via libera, lo Stato potrebbe risparmiare 500 milioni o addirittura 1 miliardo di perdite all’anno di risorse ora necessarie per l’ex Ilva».

Incalzato riguardo alle disponibilità finanziarie per questa operazione, Flacks ha sottolineato di avere una serie di pre-accordi con banche e fondi. Ha confermato di aver chiesto al Governo italiano un prestito ponte di 500 milioni di euro per dodici mesi per poter cominciare e confermare in questo modo i finanziamenti con gli istituti bancari, ma su questo punto le autorità non sono state collaborative: «Possiamo ricevere i finanziamenti necessari solo una volta confermata l’acquisizione, ma il Governo non ci dà questa garanzia formale».

Nel breve termine, Flacks intende quindi rilanciare la produzione e mantenere il controllo degli asset dell’ex Ilva in Italia, incluso il polo ligure. Nel lungo periodo, invece, l’imprenditore ha confermato che la strategia di rilancio, dopo dieci anni, potrebbe portare a una nuova vendita dell’azienda a un grande gruppo internazionale. Nel frattempo, Michael Flacks non prevede un coinvolgimento diretto del Governo italiano nell’azionariato futuro di AdI. Sollecitato infine sul tema del porto di Taranto, non ha nascosto l’interesse «sia per l’ex Ilva sia per il porto», che ritiene un asset strategico in Europa.


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