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«Dal 2025 segnali positivi in vista di una ripresa nel 2026»

Cotti (Nlmk Europe): «Settore lamiere da treno sarà trainato soprattutto dagli investimenti in rinnovabili»

Translated by Deepl

Il 2025 sarà l’anno che creerà le basi sulle quali si innesterà una ripresa più consistente nel 2026. Questa la visione di Dionisio Cotti (Head of Sales di Nlmk Europe Plate Region West Of Europe), intervenuto questa mattina durante il webinar di siderweb MERCATO & DINTORNI, dedicato ai prodotti piani e intervistato da Emanuele Norsa (coordinatore dei contenuti di siderweb).

Secondo Cotti, il 2024 è stato caratterizzato da una domanda incerta e di breve respiro, confermando un trend decennale che vede «una prima metà di anno in rialzo e una seconda di cali». Allo stesso modo, «seppur con alti e bassi», il primo semestre del 2025 «è stato buono e siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo fissati in termini di volumi. Dunque, ci aspettiamo sei mesi difficili, ma meno fiacchi e più vivaci rispetto a quelli degli anni precedenti». Segnali che Cotti interpreta come «positivi e di ripresa in vista di una ripresa più consistente nel 2026».

A sostenere il mercato delle lamiere da treno è «il comparto dell’eolico, che sta vivendo un rilancio grazie ai diversi piani di sviluppo che stanno vendo varati in Europa, e con sé sta trascinando anche i settori periferici, come il sollevamento terra, le infrastrutture stradali e altri». Al contrario, Cotti indica in sofferenza «l’automotive, con ribassi del 25-30% a livello di consumo, e non ci aspettiamo una ripresa a breve a causa della difficile transizione energetica e generazionale, perché i giovani vedono la mobilità in modo diverso rispetto alle precedenti generazioni. In calo anche la meccanica, penalizzato da una fiacca domanda a livello globale e dall’indebolimento in atto del dollaro, che dovrebbe complicarsi nei prossimi mesi».

A preoccupare il comparto, come ha evidenziato il manager di Nlmk, è «questo mondo fatto di barriere e restrizioni, che ostacolano la competitività dei produttori europee e spingono gli esportatori di Paesi terzi a cercare sempre nuovi mercati, mettendo spetto l’Europa nel proprio mirino». In questo ecosistema commerciale, «non adottare a nostra volta misure di protezione sarebbe deleterio. L’Ue deve infatti evitare di diventare un mercato di sbocco e prevenire di subire un afflusso incontrollato che andrebbe a danneggiare la siderurgia continentale». Un’attenzione che «dovrebbe essere rivolta anche ai nostri settori di sbocco e a tutti quei prodotti che contengono acciaio, per evitare ripercussioni sui comparti a valle delle filiere. E, in più, si dovrebbe intervenire anche sulla gamma di prodotti, proteggendo anche quelli di nicchia e non solamente quelli base».


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