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Il Centro-Sud consolida l’aumento di fatturato e reddito netto

Dopo un biennio molto positivo, c'è incertezza per il rallentamento della domanda e la volatilità dei prezzi

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NAPOLI - La filiera dell’acciaio del Centro-Sud nel 2022 ha dato continuità ai risultati positivi del 2021, rafforzando ulteriormente la propria posizione economico-finanziaria. E ora, dopo questo deciso recupero, sta affrontando le sfide di un’economia e di una domanda in rallentamento, insieme alla volatilità dei prezzi

Lo ha rilevato l’analisi di siderweb - La community dell’acciaio basata sui numeri contenuti in Bilanci d’Acciaio 2023. Lo studio ha analizzato i bilanci 2022 di oltre 6mila imprese dell’acciaio, dalla produzione all’utilizzo, per fotografare la situazione economico-finanziaria e patrimoniale della filiera.

Oggi è stata presentata l’analisi incentrata sul comparto del Centro-Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria), con l’evento dal titolo “L’acciaio visto da Sud”, organizzato da siderweb in collaborazione con il Gruppo Rapullino e sponsorizzato da BPER Banca, Regesta, Coface e Sideralba, ospitato dall'Unione Industriali Napoli.  

Le 272 imprese del Centro-Sud analizzate (esclusa Acciaierie d’Italia, che ha sede legale a Milano e che, per dimensioni, avrebbe falsato i risultati) rappresentano circa il 16% del totale della popolazione nazionale esaminata. Nel 2022 hanno prodotto un fatturato di 6,209 miliardi di euro, con un Ebitda di 579 milioni di euro e un reddito netto di 271 milioni di euro.

Da sola, Acciaierie d’Italia ha ottenuto un fatturato di 5,43 miliardi di euro, un Ebitda di 153 milioni di euro e un reddito netto di 68 milioni di euro.

  Fatturato Capitale investito Ebitda Reddito netto
2022 6.209 4.690 579 271
Var. % 2022/21 +9,1% +5,2% +8,6% +15,9%

Fonte: Bilanci d'Acciaio 2023. Dati in milioni di euro. 

L’analisi economico-finanziaria del comparto è stata illustrata da Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb. «Il 2021, per la filiera siderurgica in generale e anche per il settore nel Centro-Sud Italia, era stato un anno molto buono, sia in termini di sviluppo del fatturato, sia in quelli di redditività. Dopo un anno da record, il 2022 si conferma positivo e, anzi, mostra un miglioramento dei risultati: nel Sud Italia il fatturato cresce del 5,8% rispetto all’anno precedente, il valore aggiunto del 5,1% e l’EBITDA del 2%. Positivi anche i risultati dell’acciaio nel Centro Italia: +11,7% per il fatturato, +11% per il valore aggiunto e +14% per l’EBITDA» ha spiegato Ferrari. 

Prosegue, poi, il rafforzamento della solidità finanziaria, in calo nel triennio preso in esame (2020-2022), anche se in questo caso «esiste una distanza con il resto d’Italia: il Centro-Sud è più indebitato. Un aspetto che nel prossimo anno dovrà essere monitorato con cura, visto anche l’aumento del costo del credito dovuto alla salita dei tassi» ha concluso Ferrari. In dettaglio, la redditività di Italia e Centro nel 2022 è migliorata rispetto all’anno prima; il Sud, invece, ha perso alcuni decimi di punto percentuale. Quanto all’indebitamento complessivo, nel 2022 è calato; sono molto simili i valori di Italia e Sud, mentre quelli del Centro sono più alti rispetto alle altre due aree esaminate.

La congiuntura e le previsioni
Il mercato dell’acciaio nazionale è in frenata, sia per volumi che per prezzi. La produzione nazionale di acciaio ha mostrato segni di maggior positività rispetto a quella europea. A settembre si è registrato il quarto incremento consecutivo, anche se inferiore rispetto a luglio (+9,3%) e agosto (+9,2%). Secondo i dati diffusi da Federacciai, però, i volumi di ottobre sono tornati a scendere del 4,4% su base annua, fermandosi a 1,928 milioni di tonnellate. Tra gennaio e ottobre, la produzione italiana di acciaio grezzo è diminuita del 3,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ammontando a 17,866 milioni di tonnellate. 

L’export è in lieve calo: -0,8% nel periodo gennaio-agosto con 11,9 milioni di tonnellate. Quanto all’import, nello stesso periodo è sceso del 5,9% fermandosi a 19,3 milioni di tonnellate. La bilancia commerciale dell’acciaio italiano si conferma quindi negativa. Negli ultimi 5 anni, «l’anno in cui l’Italia è stata più dipendente dall’estero è stato il 2021: si era tornati su forti livelli di consumo interno, soddisfatto attingendo in misura superiore al normale all’estero – ha spiegato Arianna Ducoli dell’Ufficio Studi siderweb -. Questo picco ha portato la bilancia commerciale in negativo per 12 milioni di tonnellate. Quest’anno, nel periodo gennaio-agosto, ci si è fermati a -7,4 milioni di tonnellate, sintomo di un deciso rallentamento del consumo e di un forte destoccaggio in corso». 

Il rallentamento della produzione, l’andamento dell’import e un mercato in over stock possono legarsi al calo dei prezzi dell’acciaio registrato negli ultimi mesi. «Le quotazioni dei coils a caldo si sono quasi dimezzate rispetto al picco della primavera 2022, ma restano ancora nettamente superiori rispetto alla media storica – ha aggiunto Ducoli -. Dobbiamo chiederci se siamo in un punto intermedio del ritorno alle medie storiche, oppure se il mercato nell’ultimo anno si sia riposizionato su un nuovo livello». Il prezzo del tondo per cemento armato ha mostrato minore volatilità, «restando su livelli elevati a causa del caro energia. Da settembre 2022 a oggi il calo è quasi ininterrotto. Da verificare, come per i coils, se siamo in una nuova realtà o in una fase di ritorno alla media storica». 

Dal punto di vista delle previsioni sulla domanda apparente (che include cioè il ciclo delle scorte), a livello globale il consumo dovrebbe salire dell’1,9% nel 2024 (1,8% nel 2023) secondo la World Steel Association. In Europa, la Germania dovrebbe far registrare un +10,6% (-10% nel 2023) e l’Italia un +4,8% (-7,2% nel 2023) con un consumo di 24,4 milioni di tonnellate, +1,1 milioni di tonnellate rispetto al 2023 ma 700mila tonnellate in meno rispetto al 2022.

Nell'immagine di testa, da sinistra: Stefano Ferrari (responsabile Ufficio Studi siderweb); Paolo Morandi (amministratore delegato siderweb); Francesca Morandi (content manager siderweb); Luigi Salvatori (vicepresidente Unione Industriali Napoli); Arianna Ducoli (Ufficio Studi siderweb). 


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