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Assofermet festeggia il 75° di fondazione

Benso: «Abbiamo voluto festeggiare parlando di attualità per aiutare gli associati a leggere meglio la realtà»

ROMA Grande festa per il 75° anniversario di fondazione Assofermet che a Roma ha deciso di celebrare la ricorrenza con un convegno autunnale d’eccezione dedicato all’onda del Going Green, un fenomeno che sta cambiando i paradigmi nell’acciaio e non solo. «Questo convegno autunnale si svolge in un momento storico particolarmente importante per la nostra associazione – ha detto il presidente di Assofermet Riccardo Benso in apertura dei lavori –. Abbiamo voluto festeggiare il 75° anniversario organizzando l’evento attorno a temi di grande attualità e strategica importanza per i settori che rappresentiamo. Assofermet è in forte crescita e stiamo proseguendo sul nostro cammino di potenziare il nostro peso presso le istituzioni».

Ospitato nella sede di Confcommercio, l’evento ha anche visto fare gli onori di casa al presidente della federazione Carlo Sangalli. «Per Confcommercio è un bellissimo segnale che Assofermet voglia festeggiare il suo 75° anniversario proprio nella nostra sede», ha dichiarato. «Il tema del convegno sottolinea quanto l’onda verde stia cambiando il modo di vivere e il modo di fare impresa; il ruolo delle associazioni come la nostra è dare al mondo imprenditoriale gli strumenti affrontare questo tipo di sfide».

Moderati dal collega Stefano Gennari, ad intervenire dal palco si sono alternati, dopo Gianclaudio Torlizzi, Fondatore di T-Commodity, Fabrizio Maronta, responsabile delle relazioni internazionali di Limes, Davide Tabarelli, presidente e fondatore di NE–Nomisma Energia, Giovan Battista Landra e Enrico Fornelli, rispettivamente group sustainability and environmental director e chief commercial officer di AFV Beltrame Group, e Roberta Maroni, sales & marketing nel Sud Europa di Hydro Aluminium Primary Metal. 

A rompere il ghiaccio con un intervento focalizzato sullo scenario macroeconomico è stato Torlizzi. «Il primo messaggio che arriva dopo lo shock pandemico è quello di una crescente e decisa volatilità dei prezzi. Prezzi non solo delle commodity ma anche di altri comparti come, ad esempio, quello dei titoli di Stato, condizionati dal ritorno alla crescita dei tassi di interesse in tutto il mondo per far fronte all’inflazione. Questa volatilità diffusa crea ben più di qualche problema alle imprese che invece hanno bisogno di maggiore programmazione. Purtroppo, credo che questa non sia una fase temporanea e questo si tradurrà in una tensione strutturale sull’offerta».
Inoltre, secondo l’analista, l’inflazione è destinata a non tornare più al 2% atteso, dal momento che il mondo dal punto di vista geopolitico è tornato ad un clima di guerra fredda che difficilmente vedrà un allentamento nelle tensioni sui prodotti energetici.

«Questo poi si innesta in profondi cambiamenti a livello commerciale come nel caso del Cbam che a mio avviso, se non riceverà una modifica strutturale, rischia di essere un grande regalo alla Cina. Se si daziano le emissioni sulla materia prima, ma non quelle legate al prodotto finito che la utilizza si rischia di avere un provvedimento non solo inefficacie, ma persino dannoso».
Per Torlizzi, infatti, l’attuale impostazione rischia di spaccare il mercato in due; un mercato di prodotti di alta gamba con ottime prestazioni ambientali e un mercato con prodotti dedicati alle produzioni di minor valore aggiunto ma su cui non vi sarà un’implementazione delle misure ambientali.

Maronta ha invece proposto una riflessione sul tema della deindustrializzazione, evidenziando come già da diversi anni nelle relazioni fra Stati Uniti e Cina sia percepibile la fine della globalizzazione per come la conosciamo e la crescita di un maggior nervosismo e tensione tra le diverse visioni del mondo, con l’Europa che progressivamente si è trovata ad essere sempre più marginale.

L’intervento di Tabarelli ha reso evidente quanto il nostro Paese sia esposto alle importazioni di energia, pertanto «se è vero che il nucleare è necessario e fondamentale per la svolta sostenibile, è altrettanto vero che al momento siamo in una fase di tranquillità dal punto di vista dell’approvvigionamento di energia. Però l’energia è una questione di lungo termine, per cui scordatevi delle riduzioni repentine dei costi».
Sulla debolezza del fronte rinnovabili Tabarelli ha sottolinearo: «Se la questione climatica diventa più seria rispetto al livello attuale, allora il nucleare è l’unica soluzione».

I rappresentanti di Beltrame Group hanno invece ben descritto non solo il progetto Chalibria, ma anche l'approccio alla sostenibilità da parte dei produttori siderurgici. Per chi si occupa di acciaio, hanno spiegato, la decarbonizzazione è un impegno economico-finanziario, tecnologico fortemente condizionato dal contesto politico. I due relatori hanno espresso lo stato dell’arte del mondo dell’acciaio e i prossimi passi necessari per diminuire l’impronta carbonica nel settore.

Oltre che di acciaio si è parlato anche di alluminio con la rappresentante di Hydro Aluminium Primary Metal, intervenuta al convegno. L’industria dell’alluminio, così come quella dell’acciaio, può promuovere un grande impegno per la decarbonizzazione; Roberta Maroni ha sottolineato quanto la sostenibilità sia anche un tema generazionale, riflettendo su quanto la sensibilità sull’argomento sia maggiore nei giovani.


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