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Coils: nessun sostegno dalla domanda apparente

Cesare Viganò (ArcelorMittal CLN Distribuzione Italia) sull’andamento del comparto durante MERCATO & DINTORNI

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L’incertezza, l’assenza di direzionalità e un clima di sfiducia stanno caratterizzando il mercato degli acciai piani ormai dallo scorso luglio. Questa la premessa con la quale si è aperto l’intervento di Cesare Viganò (consigliere delegato di ArcelorMittal CLN Distribuzione Italia e SSC distribution managing director di CLN Group), intervistato da Stefano Ferrari (Ufficio Studi siderweb) nella nona edizione di quest’anno del webinar MERCATO & DINTORNI. «Oggi – ha evidenziato Viganò – la debolezza dei consumi interessa un perimetro geografico molto ampio e, purtroppo, anche le previsioni economiche suggeriscono che il 2024 potrebbe non essere molto diverso da quella che sembra essere la chiusura del 2023».

Il manager ha ricordato che in Europa i produttori di coils, come preannunciato alla vigilia della pausa estiva, stanno cercando di «recuperare un livello di prezzo che si intoni maggiormente con quelli raggiunti da minerale di ferro e coking coal, nonché collegato ai costi di energia e gas». Tuttavia, «bisogna fare i conti con un “cavallo che non beve”. Al momento è difficile riscontrare un interesse all’acquisto. La debolezza dei consumi continua a impedire una regolarizzazione del livello degli stock, che non hanno una traiettoria tale per cui il sistema abbia necessità di comprare». 
Viganò prevede che la richiesta di prezzi in aumento da parte delle acciaierie e la carenza di acquisti da parte dei compratori darà luogo a un «muro contro muro» e quindi a «un’oggettiva impossibilità di ottenere livelli di prezzo diversi dagli attuali, tenuto conto anche del mercato internazionale». Un aumento sarebbe infatti «un segnale di controtendenza difficile da giustificare, se non con la necessità di compensare maggiori costi». Costi che, tuttavia, da soli sarebbero «insufficienti al fine di muovere in maniera convinta e accettata le quotazioni».

Alla domanda se il primo trimestre 2024 possa smentire le attuali previsioni, come accaduto nel primo trimestre di quest’anno, risultato migliore di quanto previsto a fine 2022, Viganò ha risposto che «il Q1 2023 è stato il frutto di un rimbalzo della domanda apparente legato al fatto che a fine 2022 si era arrivati tutti con magazzini bassi, e di un prezzo che veniva considerato un po’ da tutti come il cosiddetto “rock bottom”, tanto da essere vicino alle quotazioni estremamente aggressive dell’import». «Non vedo questa situazione replicabile nel quarto trimestre 2023 – ha continuato –. Gli stock non sono per nulla allo stesso livello di fine 2022». Inoltre, «a fronte di consumi reali che in molti settori sono insufficienti, mancherà completamente la spinta della domanda apparente». Quanto ai prezzi, sono «di una cinquantina di euro più alti e dunque potrebbero subire ulteriori pressioni».

Viganò ha osservato che da luglio 2020 ad oggi abbiamo assistito a sei “up and down” caratterizzati da variazioni comprese da i 250 e i 700 euro. Resta da capire «se questi tre anni rappresentino un qualcosa di strutturale oppure se la volatilità tornerà a essere meno esasperata». Volatilità che, ha sottolineato il consigliere delegato di AM CLN, «si traduce in un’attitudine alla speculazione, ossia a ritenere di poter fare una buona scommessa per i mesi a venire quando il mercato è stimato al rock bottom».

Riflettendo su ciò che può fare la distribuzione in presenza di bassi consumi e «un’offerta che ha cambiato i connotati», il manager ha indicato principalmente due vie: da una parte, il recupero di livelli di efficienza maggiori («perché purtroppo è una guerra sui costi, che hanno continuato a galoppare dal 2019 ad oggi»); dall’altra, l'essere in grado di offrire maggiori servizi, cosa che «un distributore integrato ha più difficoltà a fare, anche se sono stati fatti passi avanti». Viganò ha accennato infine alla necessità di «verificare cosa poter fare in merito ai costi di imballi che sono sempre più sofisticati e personalizzati» e riguardo l’adeguatezza di determinate linee rispetto alle opportunità di sviluppo di prodotti maggiormente sofisticati.


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