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A Made in Steel l'Europa dei nuovi mercati

Per i siderurgici serve una maggior coinvolgimento e supporto delle istituzioni comunitarie

RHO (Mi) - Le sfide economiche, politiche e strategiche legate al ruolo dell'Europa nel conflitto tra Russia e Ucraina e in un mondo che da unipolare sta diventando multipolare. Le sfide ambientali, come quelle lanciate dal Green Deal. Ma anche le opportunità che l'Europa, i suoi cittadini, le sue imprese e la filiera dell'acciaio potranno cogliere nei prossimi anni. Questi i temi portanti del convegno "L'Europa dei nuovi mercati" tenutosi oggi 9 maggio nell'ambito di Made in Steel. Temi dei quali si è discusso con protagonisti di primo piano nella siderurgia italiana ed europea.

«Il nostro settore è tra i più sensibili alle tensioni internazionali» è stata la premessa di Barbara Beltrame, vicepresidente di Confindustria, intervenuta in apertura del convegno. Ci troviamo in un momento, ha rimarcato, nel quale «i nostri competitor non sembrano risentire in maniera significativa di uno scacchiere mondiale complesso. Nessuno tra Cina, India, Giappone, Stati Uniti e Russia sta infatti riducendo la produzione. Mi chiedo e chiedo quindi ai relatori che mi seguiranno: l'Ue è in grado di agire come attore unitario e aprire la strada alle nostre imprese in questo panorama?». Beltrame ha ricordato che poiché quello italiano è «un sistema trasformatore, viviamo sulla nostra pelle le implicazioni della transizione verde e del ridisegno delle catene globali del valore. Una prima osservazione è che bisogna senz'altro ridurre l'impatto ambientale dei processi industriali, ma non si può prescindere dall'acciaio per la transizione ecologica. La seconda osservazione è che per le industrie energivore come le nostre nessuna trasformazione è semplice, immediata e a costo zero». Ancora, a proposito della CBAM, Beltrame ha affermato che «il testo approvato di recente conferma che verranno meno le quote di emissioni che fino ad oggi erano gratuite per alcuni settori, come il nostro, perciò, avremo più problemi ad essere competitivi a livello globale». In estrema sintesi, «sulla carta le intenzioni dell'Ue sono lodevoli e meritorie. Ma sono anche concretamente realizzabili?», ha chiesto la vicepresidente di Confindustria per l'internazionalizzazione. «Serve un cambio di passo a livello multilaterale. Per rispondere alle sfide che abbiamo davanti a noi, occorre aprire una nuova stagione di politica industriale. Se non si recupera la dimensione di politica industriale all'interno del Green Deal dell'Ue, nessuna strategia di decarbonizzazione sarà mai efficace». Per Barbara Beltrame occorre per esempio che le imprese siano sostenute nella produzione, nell'accumulo e nell'utilizzo di energie rinnovabili. Per questo, ha concluso, «un fondo europeo per la transizione energetica mi sembra andare nella giusta direzione, perché eviterebbe gli effetti distorsivi tipici dei provvedimenti nazionali».

A seguire, con Augusto Cosulich, CEO di Fratelli Cosulich, ha preso il via una serie di interviste condotte da Stefano Ferrari (responsabile Ufficio Studi siderweb) ad alcuni importanti rappresentanti delle parti di cui è composta la filiera dell’acciaio. La logistica, ha ricordato Cosulich, ha riacquistato un’enorme importanza con il verificarsi della crisi pandemica, durante la quale si è assistito a un’impennata dei costi. Come gruppo principalmente dedicato allo shipping da 165 anni, «affrontiamo il mondo di oggi cercando di fare impresa e cercando di essere innovativi nel rapporto con i clienti, ma anche provando a fare le cose al costo più competitivo possibile» ha spiegato Augusto Cosulich. La logistica, ha ricordato ancora, ha assunto un ruolo importante anche dopo lo scoppio della guerra russo-ucraina. Una crisi che «ha spinto le imprese siderurgiche italiane a trovare risorse in altri Paesi. Noi le abbiamo supportate mettendo al loro servizio le nostre navi, il nostro know-how. Speriamo tutti, anche tenuto conto della nostra importante partnership con Metinvest, che il conflitto finisca il più presto possibile. Quando accadrà ci sarà sicuramente una fortissima ripresa delle attività». Quanto all'anno in corso, Cosulich ha rilevato che «le cose non sono sicuramente come nel 2021, che è stato un anno incredibile e quindi da dimenticare, tuttavia da inguaribile ottimista credo che anche il 2023 sarà complessivamente positivo per tutti». Infine, a proposito di transizione "green", il CEO di Fratelli Cosulich ha chiesto «certezze di cui anche noi imprenditori marittimi abbiamo bisogno per poter investire. Anche noi vogliamo seguire questa stagione votata alla maggior attenzione per l'ambiente, ma abbiamo difficoltà a capire dove destinare il nostro denaro. Si parla per esempio di ammonia, metanolo, idrogeno. Penso che alla fine tutto dipenderà dal fattore disponibilità e dal fattore prezzo».

Gianpietro Benedetti, presidente di Danieli, ha portato sul palco il punto di vista degli impiantisti rimarcando che «perché in Europa si verifichi la svolta green per come la immaginiamo, gli interventi dei governo saranno decisivi». Per esempio, «dovremo definire una strategia per la fornitura di materie prime alternative alle acciaierie italiane, in quanto chi produce utilizzando rottame rischia di soffrire in modo marcato». Riflettendo sul ruolo dell'Ue nella siderurgia mondiale, Benedetti ha osservato che il Vecchio Continente «appare oggi lento, farraginoso, poco dinamico, mentre negli Usa è in atto una trasformazione incredibile nel modo di produrre acciaio. È il Paese nel quale abbiamo venduto più impianti negli ultimi anni, in particolare micro mill: circa una decina in due anni. In Europa il primo impianto di questo tipo sarà probabilmente quello di AFV Beltrame Group in Romania». Uno dei motti di Danieli è "to be a step ahead", essere un passo avanti. «Ma anche to be frontrunnes together», ha ricordato Benedetti. Per questo «dobbiamo diventare tutti più digitali. Quindi ben venga il "green steel", ma a breve potremmo parlare anche di "digital steel". Anche perché i giovani saranno maggiormente attratti dal mondo siderurgico se ci saranno più software, più automazione, IA e l'assenza di personale negli impianti di produzione. Viviamo in un mondo digitale ma le acciaierie non sono ancora sufficientemente digitalizzate. Abbiamo lanciato il progetto del treno vergella in ABS che è stato in un certo senso un prototipo di intelligenza artificiale. Il nostro sogno è questo: soddisfare una serie di ordini attraverso un programma che li ottimizzi e li suddivida e che dal parco rottame definisca quali qualità utilizzare per produrre al minimo costo».

Sul tema delle materie prime evidenziato da Benedetti si è soffermato anche Mario Arvedi Caldonazzo, ad del Gruppo Arvedi e vicepresidente di Eurofer. «Il tema della sostenibilità passa anche attraverso il forno elettrico e quindi l'utilizzo del rottame», ha rilevato, ricordando che «il rottame, che è una miniera non solo di acciaio ma di tanti altri materiali deve rimanere in Europa ed essere la base del nostro processo di decarbonizzazione». Per questo «deve essere definito materia prima critica, strategica. È giusto che l'Europa persegua ideali quali la sostenibilità e la digitalizzazione, ma dobbiamo per forza cedere a qualche compromesso decidendo che il rottame debba rimanere in Europa, anche a costo di subire eventuali infrazioni al WTO». Ciononostante, ha continuato, «sappiamo che il rottame non è il futuro della siderurgia europea. Tutti coloro che oggi producono acciaio da altoforno convertiranno progressivamente i propri cicli produttivi verso il minerale preridotto. Anche qui sarà necessario che a livello europeo si metta mano alle regole sugli aiuti di Stato, altrimenti ogni Paese farà le proprie norme per aiutare la propria industria e rimarranno svantaggiati Paesi come l'Italia che non godono di risorse e delle leve di altri Paesi». La necessità di una politica comune riguarda anche l'aspetto energetico, al fine di evitare divergenze e disequilibri all'interno del mercato unico, ha puntualizzato Arvedi Caldonazzo.

Quanto al futuro della siderurgia Europa, il CEO del Gruppo Arvedi ha affermato di credere che l'Europa abbia «la motivazione, la finanza e la tecnologia necessari per raggiungere i suoi obiettivi, ma a determinate condizioni: infrastrutture, idrogeno, energia e rottame. Serve un sostegno dell'Europa sul discorso dei Capex». Perché, ha sottolineato, «produrre acciaio in Europa costerà di più che in altri Paesi e l'Ue sta affrontando questo problema in modo del tutto insoddisfacente». Eurofer sta chiedendo che la Salvaguardia europea sulle importazioni di acciaio venga prolungata almeno fino al 2026, anno in cui entrerà in vigore la CBAM «che però avrà efficacia solo dopo il 2030, perché edulcorata fino a quel punto dal fatto che le acciaierie europee ottengono quote gratuite. Noi nel frattempo avremo già iniziato a sostenere ingenti costi e ad oggi non siamo tutelati. I dazi non sono misure sufficientemente efficaci». Una grande opportunità, ha ricordato, deriva dal negoziato in corso con gli Usa che passa sotto il nome di "US-EU Sustainable Steel Agreement". «Un'opportunità - ha affermato - per creare un mercato ancora più grande e difeso, perché nessuno al mondo condivide i nostri stessi principi di sostenibilità al momento. Abbiamo bisogno del cosiddetto "level playing field", perché la CBAM potrà difenderci dalle importazioni, ma poi non esporteremo più un chilo di acciaio».

Il convegno si è concluso con l'intervento di Fernando Espada, presidente di Eurometal, che ha concordato con Arvedi Caldonazzo sul fatto che «con 100 euro o più di differenza rispetto ai prezzi dei competitor stranieri, per gli europei non sarà possibile esportare. Dobbiamo tenere in considerazione il fatto che l'acciaio che produciamo dovrà essere consumato localmente. Per questo la Commissione europea deve salvaguardare anche i consumatori, non solo i produttori: tutti abbiamo bisogno dei clienti finali, tanto i produttori quanto i distributori». Espada ha posto l'accento inoltre sulla necessità di una maggiore convergenza di opinioni tra i distributori dei diversi Paesi europei, nonché sul fatto che «già oggi assistiamo a una macroregionalizzazione. La distribuzione guadagna denaro giocando con la lettura dei cicli, ma il problema sorge quando si verificano eventi straordinari come la pandemia e la guerra in Ucraina. Oggi guadagniamo cercando di comprare quando il prezzo è basso e vendendo quando è alto, ma nessuno riesce a governare perfettamente i cicli. Dovremmo lavorare sul valore aggiunto, sulla disponibilità degli stock, sulla conoscenza dei nostri clienti e su ciò che possiamo fare per loro. Arriverà quindi il punto in cui la digitalizzazione, come ha ricordato Benedetti, saràfondamentale per essere maggiormente integrati con i nostri clienti».


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