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Rottame: il terremoto in Turchia frenerà la domanda

Emanuele Norsa è intervenuto al webinar MERCATO & DINTORNI con un focus sui prezzi di materie prime e acciai lunghi

Translated by Deepl

La tragedia che ha colpito la Turchia meridionale la mattina del 6 febbraio avrà inevitabilmente un impatto sul mercato siderurgico. Lo ha affermato Emanuele Norsa (Kallanish e collaboratore siderweb), intervenuto all’ultimo webinar MERCATO & DINTORNI di siderweb con un focus sui prezzi, in particolare delle materie prime e degli acciai lunghi. 

Il prezzo del rottame ha compiuto un balzo in Turchia nell’ultimo mese e mezzo, superando abbondantemente quota 400 dollari la tonnellata e tornando su livelli che non si registravano dal primo semestre dello scorso anno. Una ripresa, ha spiegato Norsa, «trainata da una riapertura degli acquisti da parte delle acciaierie turche dovuta a sua volta a un sentiment leggermente più positivo grazie al ritorno della Cina dalle festività di Capodanno e da un 2022 molto complicato».

Fino a domenica sera, il prezzo del rottame in Turchia aveva recuperato quasi il 30% rispetto al punto minimo toccato il 27 giugno 2022 e in molti prevedevano una prosecuzione del trend. Tuttavia, il terremoto di magnitudo 7,8 nella scala Richter verificatosi nel sud del Paese «ha cambiato rapidamente le aspettative, aprendo nuovi scenari». Ingenti i danni materiali riportati da diverse infrastrutture del Paese, tra cui il porto di Iskenderun, dove un grande incendio è divampato ieri e dove sono ben visibili danni a banchine, mezzi e container. Questo scalo è di particolare importanza sia per l’import di rottame sia per l’export di tondo e di prodotti piani. «Il porto – ha sottolineato Norsa – è attualmente inattivo. Da quanto sappiamo, le acciaierie della zona non hanno subito grossi danni, ma sono ferme per motivi logistici. İsdemir, Toscelik Osmaniye, MMK Metalurji, Baştuğ Metalurji, Koç Metalurji e altri impianti non torneranno operativi prima di una settimana o più».

Per Emanuele Norsa le conseguenze della catastrofe saranno «da un lato, una minor produzione di acciaio e dunque una minor domanda di rottame, che dovrebbe portare a un calo dei prezzi della materia prima; dall’altra, un innalzamento dei costi logistici» che dovrebbe esercitare un effetto opposto. Resta da capire inoltre se l’impatto della mancanza di produzione sarà maggiore sulla richiesta di rottame piuttosto che sui prezzi dei prodotti finiti.

Analizzando l’andamento delle quotazioni delle materie prime negli ultimi anni, Norsa ha evidenziato come si sia assistito a una fase di apprezzamento dal 2016 ad oggi. I prezzi hanno «subito una contrazione a causa della guerra in Ucraina, del Covid in Cina ecc., ma se il calo per il minerale di ferro è stato più sostanzioso, per il rottame è stato piuttosto lieve». È presto per dire cosa succederà quest’anno, ma «nei prossimi anni continueremo a vedere prezzi del rottame relativamente alti. La disponibilità dovrebbe mantenere elevati anche i prezzi del minerale, ma difficilmente questi torneranno ai livelli del 2021». La domanda di rottame «continuerà a crescere a livello globale, trainata dalla Cina ma anche dagli investimenti in Europa per ridurre le emissioni di CO2».

L’andamento del rottame ha avuto un impatto sia sui prezzi delle billette Black Sea sia su quelli del tondo FOB Turchia, che negli ultimi tre anni si sono mossi «quasi all’unisono» con quelli della materia prima da forno elettrico. Nell’ultima fase, tuttavia, «la billetta sta recuperando più del tondo turco. Le acciaierie turche trovano difficoltà a vendere tondo a prezzi più elevati sul mercato internazionale».

Nel Nord Europa, intanto, si può parlare di trend di relativa ripresa per tondo e coils a caldo (HRC). Norsa ha posto l’accento sul fatto che «ormai da quasi un anno il prezzo del tondo è molto superiore a quello degli HRC», una situazione che non si riscontra né in Cina né in Turchia. Pertanto, «dovrà esserci probabilmente un riallineamento dei prezzi dei coils a cifre più alte, soprattutto se il 2023 sarà un anno migliore sul fronte dell’automotive». Intanto, «due settimane fa ArcelorMittal Europe Long Products ha provato a dare una spinta alle sue offerte di prezzo. Questa non si è ancora materializzata del tutto, ma quello che è successo nel sud della Turchia potrebbe supportare il prezzo perché limiterà la disponibilità di materiale dalla Turchia, aprendo al contempo opportunità per l’Europa».

Venendo alle prospettive per l’anno in corso, Eurofer si attende una domanda apparente di acciaio nuovamente in flessione nel 2023. «La cosa interessante – ha affermato Norsa – è che il settore delle costruzioni ha performato meglio degli altri settori, ma l’output sembra aver già raggiunto il picco nel secondo trimestre del 2022. Il 2023 dovrebbe vedere una fase di ritracciamento seguita da una ripresa dalla fine di quest’anno e nel 2024».

Quanto alla Cina, dopo un 2022 molto difficile «l’outlook di Kallanish è di una domanda reale di acciaio in ripresa del 5%, accompagnata da una crescita dell’output e trainata da un settore immobiliare che dovrebbe recuperare del 12%». Prospettive che, come accennato in apertura, «hanno rafforzato il sentiment nel mercato globale dell’acciaio». Per Norsa resta da capire tuttavia «quanto rapidamente si risolverà la questione in Turchia, se la domanda in Cina riuscirà effettivamente a riprendersi e come evolverà la situazione in Ucraina».


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