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«I budget non sono più una Bibbia»

Francesco Manni, presidente di Manni Group, al webinar di siderweb sui risultati della filiera del Nord-Est

Quelli dal 2009 al 2019 sono stati «anni molto difficili nei quali l’unica possibilità per sopravvivere e portare a consuntivo risultati positivi è stata l’efficientamento, portato a estreme conseguenze in ogni ambito aziendale». Efficientamento che però «è stato sempre volto a salvaguardare le risorse umane perché, soprattutto nel nostro settore nel quale beni e servizi sono sostanzialmente fungibili, la differenza la fanno le persone». Così Francesco Manni, presidente di Manni Group, intervenuto nel webinar di siderweb «Nord-Est d’acciaio: cosa aspettarsi per il 2023», quarto appuntamento del percorso Bilanci d’Acciaio 2022. Come molti altri player del settore, anche Manni Sipre, leader italiano per gli elementi prelavorati in acciaio, i componenti e i sistemi strutturali per le costruzioni, ha chiuso l’esercizio 2021 in modo più che positivo: i ricavi delle vendite sono cresciuti del 70%, l’utile netto del 37% rispetto al 2020. Risultati che Manni ha spiegato col fatto che «tutta la filiera, incluso il comparto centro servizi, veniva da dieci anni di “training”. Quando nel 2021 abbiamo assistito a un rimbalzo del consumo e della domanda dovuto alla ripresa delle attività dopo l'emergenza Covid-19, tutti eravamo pronti a cogliere queste opportunità, forti del bagaglio di risorse umane che avevamo allenato negli anni precedenti».

Quanto al 2022, «anche il nostro gruppo ha registrato un primo semestre esplosivo, nel quale c’è stata una rincorsa frenetica a reperire materie prime a qualsiasi prezzo e condizione, perché la differenza la faceva la disponibilità o meno del prodotto nelle sue diverse gamme». Il quadro è cambiato completamente a partire dal 1° luglio. «Il consumo è rallentato, perché evidentemente i nostri clienti avevano esaurito gli ordinativi per portare a termine le commesse in portafoglio e c’era e c’è tuttora il tema di tanti nostri clienti costruttori che faticano ad essere competitivi con un costo dell’acciaio sfacciatamente elevato, tale da indurre molti a cercare alternative all’acciaio stesso».

Nel contesto attuale, ha sottolineato il presidente di Manni Group, «i budget a differenza di un tempo non rappresentano più una “Bibbia” incriticabile o che non è possibile mettere in discussione. Sono piuttosto dei parametri necessari per operare dei confronti che sono mensili, settimanali, addirittura giornalieri, rispetto a un andamento ideale per l’azienda. Oggi bisognerebbe fare il budget una volta al mese o addirittura ogni quindici giorni. Per questo dico che serve grande capacità di reazione, resilienza nei momenti in cui la domanda scende e di ripartenza con grande slancio quando si ripropone». Domanda che per Manni rimane «il vero problema» al di là del metodo di gestione del magazzino e di tutte le strategie che un’azienda può mettere in campo: «Per quanto le acciaierie stiano facendo del loro meglio e anche il comparto della distribuzione si sforzi di essere efficiente, senza consumo a valle tutti dovranno adeguarsi».

Parlando di investimenti, Francesco Manni ha evidenziato che «il gruppo ha fatto molto nel 2022, ma sta ancora portando avanti un progetto di ammodernamento profondo di tutti gli impianti tecnici delle nostre aziende, sia per sfruttare i vantaggi della legge 4.0 sia per cercare di aumentare l’efficienza dal punto di vista dell’informatizzazione dei processi».

Quanto alla recente acquisizione di Metallurgica Piemontese Lavorazioni Srl (MPL), Manni ha spiegato che l’operazione è nata da due constatazioni/esigenze: la prima è che il mercato delle travi si è ristretto negli ultimi anni, con un consumo che si è quasi dimezzato e per questo «la vicinanza ai clienti, in questo caso nell’estremo Nord-Ovest della Penisola, dove non eravamo così presenti, era fondamentale». In secondo luogo, «c’era la volontà da parte del gruppo di presidiare una quota di mercato importante dopo che il precedente proprietario aveva deciso di cedere l’asset».

Interrogato infine sulle sue aspettative per il prossimo anno, Manni ha affermato il 2023 «è un altro anno per il quale fare previsioni è particolarmente difficile». Al punto che «per la prima volta abbiamo deciso di spostare la data di pubblicazione dei budget ai primi giorni di gennaio, in modo da poterli basare su informazioni il più recenti possibile». In generale però «lo scenario è certamente negativo, soprattutto senza azioni da parte del governo e dell'Europa. Allo stato attuale delle cose, l'Europa non può che entrare in una fase di tipo recessivo. C'è dilazione nel far partire nuovi investimenti e sono ancora poche le richieste di offerta sul project order, per esempio». Ma esiste un "piano B", che è «la messa a terra del famoso PNRR, e mi conforta l'atteggiamento improntato alla prudenza che il nuovo governo sta mantenendo nei tavoli di trattativa a Bruxelles. Spero che le misure correttive possano entrare velocemente in campo», ha concluso Manni.


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