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Rapullino: 2022 anno di transizione per il Gruppo

Prosegue il corposo piano di investimenti in Italia e Tunisia. «Ottimista sul 2023»

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Per il Gruppo Rapullino «il 2022 è un anno di transizione. Abbiamo stravolto il management: sono orgoglioso di dire che abbiamo una prima linea con un’età media di 40 anni, giovani pronti a questa sfida». E la sfida di cui ha parlato Luigi Rapullino, amministratore delegato dell’omonimo gruppo e di Sideralba, è quella di un’ulteriore, decisa crescita nei prossimi anni «dal punto di vista dei volumi, entrando anche in altri settori con prodotti diversi. È la sfida più bella che nei prossimi 3 anni vogliamo cogliere, oltre ad altre possibilità che il mercato potrebbe concederci. Anche se sono un po’ pessimista sul fatto che ciò possa accadere, perché oggi tutta la filiera è solida dal punto di vista finanziario». Proseguono nel frattempo le attività in Tunisia, dopo la joint venture con Marcegaglia. La fase tranquilla di mercato «ci sta anche consentendo di lavorare al revamping degli impianti, che ci porterà a raddoppiare la capacità produttiva del sito. Abbiamo anticipato anche alcuni interventi strutturali». 

L’ambizioso piano di sviluppo industriale del gruppo – così come se ne è parlato nel webinar di siderweb “La filiera dell’acciaio nel Centro-Sud: numeri e prospettive” – prevede investimenti per 33 milioni di euro tra impianti e ampliamento nel solo sito di Napoli. «Finalmente abbiamo ricevuto due mesi fa tutte le autorizzazioni necessarie a iniziare i nostri progetti di ampliamento, ci sono voluti 18 mesi – ha ricordato Rapullino –. Contiamo di posare la prima pietra entro la fine dell’anno». Nel frattempo, in un momento di sofferenza della marginalità, dovuta anche al forte incremento della spesa, per l’energia ma anche per i trasporti, dopo gli ottimi risultati del 2021, il focus è sull’efficienza: «Poniamo la massima attenzione ai costi. Da mesi stiamo “dando la caccia” alle perdite: quando si riduce la marginalità, vanno corrette le inefficienze». 

È con questa chiave che si aprirà il 2023, per il quale Rapullino si è detto «ottimista. Magari soffriremo per qualche mese iniziale. Ma la guerra in Ucraina, con l’instabilità geopolitica ed economica che ha provocato, non potrà durare ancora a lungo. I costi dell’energia, sono sicuro, si ridurranno, non possono essere questi, non sono sostenibili per imprese e famiglie. Inoltre, ho fiducia nei bonus fiscali che il nuovo governo sta rimettendo in pista». E se ora consumo reale e apparente sono entrambi al palo, calati bruscamente nel secondo semestre dell’anno, «sono convinto che nel 2023 ripartiranno con la stessa violenza con cui ci si è fermati». 

«Nel nostro settore, una regola è stata sempre rispettata: il patto sui contratti di vendita non viene mai rimesso in discussione. Una regola che ha sempre blindato i rapporti tra fornitori e clienti. Mai si è rinegoziato qualcosa che è stato pattuito. Nel momento in cui uno dei due attori rimette in negoziazione il pattuito, salta l’unica regola che per tanti anni nel nostro settore è stata rispettata da tutti, in caso di contratto scritto o stretta di mano». Un passaggio nel quale Rapullino ha fatto riferimento alla richiesta di adeguamenti retroattivi dei contratti che Acciaierie d’Italia ha inviato ai propri clienti lo scorso marzo. «Ormai è da un anno e mezzo che lavoriamo molto poco con loro, per il drastico calo nella produzione di Taranto. Abbiamo preferito, in modo naturale, rivolgerci ad altri produttori». «Abbiamo sempre la più totale apertura verso i produttori nazionali – ha concluso –, nonostante l’estero sia più competitivo. Reputo che vada privilegiato il produttore nazionale per alimentare un rapporto di continuità, anche interpersonale, per stabilire certe regole di mercato e portare benefici a tutta la filiera».

  


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