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Trafilerie: nel 2021 crescono fatturato, utile e investimenti

I numeri del comparto presentati a Lecco da Claudio Teodori (Uni BS) e Stefano Ferrari (siderweb)

LECCO - 84 realtà aziendali, un fatturato complessivo di 3,1 miliardi di euro, un utile netto di 142 milioni e investimenti per 3 miliardi. Sono i principali numeri che emergono dall’analisi che siderweb ha effettuato sul comparto delle trafilerie basandosi sui numeri contenuti in Bilanci d’Acciaio 2022. Numeri che sono stati commentati durante il convegno «Energia, prezzi e domanda: tripla sfida per le trafilerie?», organizzato da siderweb in collaborazione con la Camera di Commercio di Como-Lecco e tenutosi oggi, 11 novembre.

«È un piacere per siderweb tornare a Lecco, il cuore di un distretto e di una filiera fondamentali per il tessuto industriale del nostro Paese – ha dichiarato l'amministratore delegato di siderweb Paolo Morandi durante i saluti iniziali –. Siamo convinti, e questo momento ne è un esempio, che il settore italiano dell’acciaio abbia bisogno di ragionamenti di filiera, di alleanze collaborative tra clienti e fornitori, nella consapevolezza che solo insieme sia possibile affrontare le sfide dei nostri giorni. Sfide che si sono ingigantite in questa seconda parte dell’anno: caro energia, inflazione, difficoltà di approvvigionamento di materie prime». Una "tempesta perfetta" sulla quale si è soffermato anche Lorenzo Riva, vicepresidente della Camera di Commercio Como-Lecco, il quale ha ricordato che mentre gli ultimi dati «confermano la buona salute delle imprese del territorio», preoccupa la situazione contingente con la crescita dei costi energetici e delle materie prime e i problemi di approvvigionamento che hanno «ripercussioni dirette e immediate sull'intero comparto». Riva ha quindi definito l'incontro «un'occasione preziosa per confrontarsi sulle prospettive di un comparto importante per il nostro territorio come quello delle trafilerie, e più in generale del metalmeccanico, soprattutto in un momento particolare come quello che stiamo vivendo».

 
Lorenzo RIva, videpresidente Camera di Commercio Como-Lecco

Nella prima parte del convegno, Claudio Teodori, docente dell’Università degli Studi di Brescia, ha sottolineato che nel 2021 la redditività complessiva (ROA) del comparto delle trafilerie è migliorata in modo significativo, passando al 7% dal 2% del 2020. Una crescita che è stata «determinata dal miglioramento della marginalità», mentre l’efficienza finanziaria è rimasta sostanzialmente stabile. Sono aumentati inoltre l’Ebitda (che incide per l’11% sul fatturato), il valore aggiunto (20%) e il reddito operativo (6,8%). Il rapporto di indebitamento è tornato ai valori – ampiamente sostenibili – del 2021, con una riduzione rilevante della rischiosità finanziaria. In termini di solidità, ha spiegato Teodori, «le trafilerie, che negli anni precedenti non erano tra i comparti più rilevanti, sono ora perfettamente allineate ai valori del comparto produttivo, dunque c’è stato un importante miglioramento». È migliorata anche la sostenibilità economica del debito, con gli oneri finanziari che quindi hanno un’incidenza sull’Ebitda molto bassa rispetto al passato. In conclusione, nel 2021 «c’è stata una sostanziale riduzione del rischio sia operativo sia finanziario». La situazione, ha continuato Teodori, «è migliorata molto rispetto a quella pre-pandemia, tuttavia i dati del 2021 sono da interpretare con cautela, perché le condizioni nelle quali sono maturati sono molto particolari. Ritengo che nel 2022 saranno molto difficili da replicare».

Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb, ha illustrato i risultati economico-finanziari dell’ultimo triennio e le prospettive per il prossimo anno. Analizzando il contesto a monte, dal 2009 il settore della vergella si è ripreso fortemente: la produzione già negli scorsi anni era tornata ai livelli pre-crisi, ma nel 2021 ha raggiunto il record storico, così come il consumo e le esportazioni (1,6 milioni di tonnellate). «Anche quest’anno, l’Italia rimarrà esportatore netto di vergella», ha affermato Ferrari, spiegando che nei primi sette mesi di quest’anno l’export è stato di 941mila tonnellate, mentre l’import è ammontato a 770mila tonnellate.
Quanto al livello delle attività del comparto della trafilatura a freddo, nel periodo 2016-2019 si è registrata una crescita cumulata dell’11%. Dopo il calo del 2020, nel 2021 si è tornati ai livelli del 2015, con un picco nel mese di novembre. Riguardo all’anno in corso, ha sottolineato Ferrari, «mentre tra gennaio e agosto l’attività è cresciuta del 10%, nel trimestre giugno-agosto c’è stato un calo del 5% che potrebbe peggiorare nella seconda parte dell’anno, soprattutto perché il confronto sarà rispetto al picco del finale del 2021». Ciononostante, il comparto italiano sta registrando performance migliori rispetto a quello tedesco e a quello francese: «L’Italia è l’unico Paese con un dato iniziale molto più alto di quello del 2016. Anche nell’ultimo anno siamo cresciuti più degli altri rispetto all’anno precedente».
Riguardo al commercio estero, sulla base dei dati più recenti il 2022 dovrebbe essere il quinto anno con un import superiore alle 200mila tonnellate (dopo il 2008, 2017, 2018 e 2021). L’export dal 2009 è in costante aumento: il dato è passato da 300mila a 900mila tonnellate, mentre quest’anno la proiezione ammonta a 638mila tonnellate.
Venendo infine ai settori utilizzatori, l’attività a livello europeo dovrebbe crescere dell’1,6% quest’anno, mentre per il 2023 è previsto un calo dello 0,1%. Il prossimo anno, ha concluso Ferrari, «si faranno sentire più pesantemente gli effetti di guerra, inflazione, caro energia, difficoltà negli approvvigionamenti, con i Paesi coinvolti nel conflitto direttamente o indirettamente che registreranno le performance maggiori».


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