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Arvedi: «Non ho mai visto un pessimista avere successo»

Per il cavaliere il 2023 sarà ricco di sfide, «ma l’Italia è in grado di superarle»

MILANO - «Un buon amico». Ha scelto queste parole il cavalier Giovanni Arvedi per definire il rapporto con l'acciaio che per lui non rappresenta solo un lavoro, ma una parte integrante della sua vita e per certi aspetti della sua famiglia.

Acciaio che per l’imprenditore cremonese, ospite dell’edizione 2022 del convengo di siderweb di Bilanci d’Acciaio, «resta un elemento di sviluppo e anche in questo periodo di trasformazione non perde la propria importanza e il proprio valore per la società».

Nonostante il futuro, soprattutto alla luce delle incertezze del 2022, sia ricco di incognite, l’imprenditore resta positivo: «Non ho mai visto un pessimista avere successo. Sicuramente la siderurgia sta cambiando, il forno elettrico rappresenta un modello moderno per produrre acciaio e deve lavorare per migliorare soprattutto la propria competitività. Il ciclo integrale così come lo conosciamo non ha futuro, l’unica possibilità è di convertirsi per usare il gas come riducente. Per l’idrogeno è ancora troppo presto, e poi utilizzare il minerale preridotto nei pressi della miniera per ridurre ulteriormente le emissioni inquinanti, anche in questo caso però si possono creare problemi di competitività».

Arvedi ha anche descritto un modello produttivo di finiti basato sulla rilaminazione di semilavorati importati dall’estero, un modello che sebbene non presenti eccessivi impatti ambientali presenta di certo una dipendenza dall’estero che potrebbe creare dinamiche pericolose, come si è visto ad esempio sul mercato energetico.

Mercato energetico che per Arvedi deve confrontarsi con un grande nemico: la speculazione. «Serve un riequilibrio mondiale dell’economia. Facile a dirsi ma non a farsi. Siamo vittima della speculazione che ritengo sia immorale. Se le aziende guadagnano come avvenuto nel 2021 hanno risorse per poter fare gli investimenti. Ma quando i costi esplodono per la speculazione, le risorse drenate dove vanno a finire? Non c’è nessuno che le reinveste per creare un circolo economico virtuoso. Se guardo al 2023 probabilmente ci saranno sfide a cui dovremo fare fronte con tutte le nostre forze. Nessuno in questa fase è in grado di poter dire come si evolverà l’anno. Ho fiducia nel futuro, in Italia abbiamo grandi talenti, se si potesse lavorare senza speculazione sono certo che non ci sarebbe difficoltà che non potremmo affrontare e superare».

Una fiducia che per il cavalier Arvedi nasce dalla fede nello Spirito, un moto dell’anima che secondo l’imprenditore rappresenta anche la base dell’innovazione e del progresso.

«Lo Spirito ti dà la forza di innovare e vedere qualcosa che ancora non c’è. Poi intervengono la tecnica e la tecnologia. È il momento con cui lo Spirito si confronta con la realtà e dà concretezza all’innovazione. Tutto nasce da qualcosa che si immagina ancora non esista. Anche di fronte alle sfide più grandi l’uomo supera sempre se stesso».

Arvedi ha poi parlato della sua “passione” per l’acquisizione di Acciai Speciali Terni, un’operazione immaginata «quando la proprietà era ancora al 50% americana». È un asset molto importante per il gruppo «su cui c’è ancora molto da fare, ma siamo pronti a farlo».

Dopo un passaggio sull’importanza della formazione e della possibilità di far dialogare facoltà umanistiche e scientifiche, Arvedi ha chiuso il proprio intervento con uno sprono capace di andare anche oltre la sola community siderurgica.

«La sostenibilità è un dovere assoluto di tutti noi come uomini. Dobbiamo stabilire quali sono le nostre priorità. Ognuno di noi è giusto che faccia il suo dovere, sia come imprenditori che come semplici dipendenti per poter migliorare la situazione».

Una missione che per l’imprenditore cremonese si basa su cinque parole chiave: lavoro, dignità, giustizia, verità e carità.


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