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Prodotti piani: attesi decisi rincari

Le aspettative degli operatori emerse nel webinar di siderweb “MERCATO & DINTORNI”. Ferrari (siderweb): «Vendite ferme»

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Un deciso aumento dei prezzi, dei prodotti piani ma non solo. Stando a quanto hanno risposto gli operatori al sondaggio sulle quotazioni di quattro prodotti “benchmark” per il mercato siderurgico, proposto da siderweb durante il webinar “MERCATO & DINTORNI” di oggi, per i coils a caldo ci si attende un aumento di oltre 50 euro la tonnellata (52% delle risposte). Il 27% prevede una crescita tra i 30 e i 50 euro la tonnellata; il 12% di 10-30 euro la tonnellata. E già a febbraio i coils, dopo il rallentamento di fine 2021, erano tornati a guadagnare circa 30 euro. Quanto alle lamiere da treno (che arrivano da un aumento di quasi 80 euro a tonnellata, sulla scia di un forte incremento delle bramme), il 46% dei rispondenti si aspetta una crescita di oltre 50 euro la tonnellata, il 25% di 30-50 euro la tonnellata e il 9% tra i 10 e i 30 euro.

Con la crisi in Ucraina che avrà un impatto diretto e indiretto sui prezzi dell’acciaio, ha spiegato il responsabile dell’Ufficio Studi siderweb, Stefano Ferrari, soprattutto sul mercato dei piani «le vendite di tutti i produttori europei sono ferme, in attesa di vedere ciò che succederà. Le attese sono per una decisa crescita delle quotazioni: Russia e Ucraina sono tra i Paesi più attivi nella fornitura di materie prime e semilavorati siderurgici e i venti di guerra portano incertezza che si riverbera sui prezzi». Inoltre, sono attesi un «aumento del costo dell’energia, quando in Ue eravamo già ai massimi storici; un’interruzione della catena di fornitura dei metalli, come nichel e alcuni semilavorati; una possibile rimodulazione dell’export russo verso Oriente, in Cina e Asia».

In questo contesto, stando a quanto emerso dal sondaggio, gli operatori si attendono una crescita anche delle quotazioni del rottame, che a febbraio ha guadagnato 20-25 euro la tonnellata (per il 38% salirà di oltre 50 euro la tonnellata, per il 27% di 30-50 euro) e del tondo per cemento armato (per il 47% il suo prezzo salirà di più di 50 euro la tonnellata, per il 16% tra i 30 e i 50 euro), che arriva da un mese tra lo stabile e il calo.

L’anno d’oro dei prodotti piani
Tornando ai prodotti piani, il 2021 è stato un “anno d’oro”. «Dopo aver toccato nella seconda metà del 2020 il prezzo più basso dei 5 anni precedenti, le quotazioni dei coils a caldo hanno visto un rimbalzo repentino, fino ad arrivare a sfiorare i 1.200 euro la tonnellata nel terzo trimestre. Dopo il picco – ha ricordato Ferrari – il prezzo è sceso a poco meno di 900 euro a fine gennaio 2022. Oggi sono in ripresa, con un aumento di 46 euro la tonnellata nelle ultime 4 settimane».

Febbraio ha visto anche il “controsorpasso” delle lamiere da treno sui coils a caldo: «Nel periodo 2017-2020, il prezzo dei coils è stato inferiore a quello delle lamiere da treno di circa 40 euro la tonnellata. A fine gennaio 2021 c’è stato il pareggio e poi, nel corso dell’anno, le quotazioni dei coils sono state strutturalmente più alte, fino a un massimo di 150 euro di delta. A febbraio la situazione si è poi ribaltata», con le lamiere da treno vicine ai massimi storici, intorno ai 1.000 euro la tonnellata. Ora c’è da capire, ha aggiunto Ferrari, «se il 2021 è stato un anno particolare che non si ripeterà o se qualcosa è cambiato nel settore in modo strutturale».

Import-export
Nel 2021, l’Italia ha importato 11,7 milioni di tonnellate di prodotti piani (+34% tendenziale e 200mila tonnellate in più rispetto al 2019). «L’import ha avuto un andamento a “v” – ha spiegato Ferrari – con un recupero immediato della perdita del 2020». In dettaglio, l’inox è salito del 9% e gli speciali dell’8%; stabile il carbonio rispetto al 2019.

Quanto all’export, nel 2021 sono arrivati in Italia 5,7 milioni di tonnellate di prodotti piani (+15% sul 2020, -10% sul 2019). I coils a caldo sono però ancora molto lontani rispetto al 2019 (2,19 milioni di tonnellate nel 2019, 1,73 nel 2021).

«Si rileva in minor dinamismo all’export rispetto all’import. Da un lato è possibile che ci sia stato un calo della nostra attrattività sui mercati internazionali, dall’altro è probabile che sia stata una grossa spinta del consumo interno» ha spiegato Ferrari. «Infatti l’import netto è salito nel 2021 a 6 milioni di tonnellate dai 3,7 del 2020 e dai 5,2 del 2019. Il consumo apparente è quindi salito di circa 4 milioni di tonnellate: una grande spinta ai consumi, che poi si è ribaltata anche sui prezzi».


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