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La logistica non deve più essere data per "scontata"

Il 2021 ha fatto riscoprire l'importanza degli spostamenti, l'Italia deve puntare su trasporti moderni ed efficienti

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È stata una panoramica a 360° quella che la tavola rotonda del webinar di siderweb “Logistica d’acciaio - Tra ingorghi e rincari dei servizi: le sfide per il 2022” ha proposto ai partecipanti.
Moderati da Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi di siderweb, Nadia D’Isanto, responsabile vendite settore automotive e siderurgia di Mercitalia Rail, Sergio Mazzucchelli, presidente di Zaninoni Holding e Luciano Villa, responsabile logistica del Gruppo Marcegaglia, hanno descritto la congiuntura logistica degli ultimi due anni.

D’Isanto: «I rincari energetici potranno incidere per un 10% anche sul trasporto»

«Il treno è una soluzione green per eccellenza per la logistica, perché evita che circolino un milione e mezzo di camion, anche se noi movimentiamo solo il 10-14% del totale delle merci e sarebbe necessaria una maggiore integrazione tra ferro e gomma, lasciando le lunghe percorrenze al treno e il cosiddetto “ultimo miglio” al camion» ha spiegato la responsabile vendite settore automotive e siderurgia di Mercitalia Rail, Nadia D'Isanto. 

«Le ferrovie - ha aggiunto D’Isanto - sono state sempre presenti durante la pandemia, hanno sostenuto le aziende e sono state cruciali nonostante le difficoltà legate alla carenza di macchinisti e alla reperibilità delle materie prime indispensabili per il funzionamento del servizio».

Ricordando che «sono stati anche organizzati servizi e rotte nuovi per rispondere alle richieste dell’utenza industriale. Certo – ha anche chiarito – non sempre la logistica è stata in grado di rispondere alla richiesta che veniva al momento della ripartenza delle produzioni nel 2021, anche perché, con i porti bloccati, anche per la carenza di personale, le merci a terra spesso non riuscivano a partire».

Queste esperienze, ha detto la responsabile vendite settore automotive e siderurgia di Mercitalia Rail, «ci hanno insegnato che è necessario organizzarsi per essere più reattivi, anche se il 2022, con i rincari energetici che sono sotto gli occhi di tutti si presenta difficile perché non si potrà che registrare un incremento anche del 10% delle nostre tariffe».

Senza dimenticare, peraltro, «che in Italia ci sono ancora tratte diesel e questo comporterà ulteriori rincari. Anche per questo – ha concluso Nadia D’Isanto – è in atto un vasto programma di investimenti, per svecchiare il parco locomotive, puntando anche all’alimentazione ibrida e all’acquisizione di nuovi carri soprattutto per il siderurgico, che riteniamo un settore importante e con il quale contiamo di poter sviluppare collaborazioni sempre più strette».


Mazzucchelli: «Puntare su meno scali portuali ma più moderni»

Con Sergio Mazzucchelli, presidente di Zaninoni Holding, invece, Stefano Ferrari ha affrontato il tema del trasporto marittimo, caratterizzato a sua volta da rincari notevoli delle tariffe.

«La cause sono state molte: l’intasamento dei porti, l’aumento delle spedizioni con la ripresa delle attività, oltre alla scomparsa dei container e anche la carenza di navi, problema quest’ultimo destinato a protrarsi, visto che non è previsto che ce ne siano a disposizione di nuove prima del 2024».

Quanto agli aumenti delle tariffe, Mazzucchelli ha ricordato che «hanno raggiunto il 4-500% dalla Cina (da tremila a quindicimila dollari) e del 3-400% per gli Stati Uniti ed è ovvio che mettono in difficoltà la siderurgia, ostacolandone l’export».

Il presidente di Zaninoni Holding, però, ha fatto cenno anche a possibili distorsioni del mercato: «La Corea del Sud ha sanzionato per 800 milioni di dollari alcune compagnie che hanno fatto “cartello” e forse una maggiore attenzione andrebbe riservata anche da questa parte del mondo, visto che spesso sembra di essere a Gardaland: con un extra costo si ha diritto alla precedenza e questo non va bene».

E poi c’è un altro tema che è stato affrontato da Sergio Mazzucchelli: «I primi sei mesi dell’anno saranno certamente difficili – ha spiegato – anche perché la carenza di container e il fatto che il treno impiega 40 giorni per portare del materiale dalla Cina hanno spostato il traffico sulla gomma, dato che con i camion il tempo di spedizione si dimezza, pur se a costi ovviamente molto maggiori».

A proposito di dazi e salvaguardia, il presidente di Zaninoni Holding ha spiegato che «avrebbero bisogno di norme più snelle e veloci nell’adeguarsi alle modifiche delle realtà di mercato, perché altrimenti vedremo ancora navi ferme fuori dai porti per tempi lunghissimi, in attesa dello sdoganamento», mentre l’ultimo passaggio, da esperto di logistica, è stato chiaro: «L’Italia ha tanti chilometri di coste e tanti porti, ma la gran parte delle strutture è vetusta e antieconomica. Sarebbe necessario puntare su poche realtà e investire massicciamente per renderle competitive con quelle dell’Europa settentrionale, ma le logiche politiche potrebbero non sposarsi con quelle economiche».


Villa: «La logistica non è più scontata»

A chiudere la tavola rotonda dedicata al tema dei trasporti è stato Luciano Villa, responsabile logistica del Gruppo Marcegaglia, che ha fornito il punto di vista del cliente nella filiera della logistica. Il confronto con il moderatore Ferrari è iniziato dalle difficoltà affrontate nel 2021, che si sono concentrate soprattutto nella prima parte dell’anno.

«Da gennaio a luglio l’anno è stato molto complicato soprattutto nelle spedizioni dall’Italia verso l’Europa per mancanza di mezzi. Poi la situazione nella pausa estiva si è stabilizzata sul fronte export assestandosi a livelli a noi più congeniali. Da settembre però si sono complicate le movimentazioni nazionali a causa non solo della mancanza di operatori ma anche dell’emendamento al codice della strada che ha mandato in crisi i trasporti eccezionali. Su questo punto la situazione è temporaneamente rientrata a novembre grazie alla proroga dello stato di emergenza, ma siamo arrivati a un passo dal fermo delle linee. Ora senza ulteriori interventi normativi il problema si riproporrà a giugno e ci stiamo preparando al peggio».

Il 2022 per il manager del Gruppo Marcegaglia si è aperto in meglio dell’anno precedente, anche se l’atteggiamento dell’azienda resta guardingo viste i notevoli problemi che hanno accompagnato il 2021.

«La situazione è di certo migliore, anche se è presto per poter capire se è un vero e proprio cambio di tendenza – ha evidenziato Villa -. Noi stiamo comunque implementando diverse ottimizzazioni ove possibile, sia con la digitalizzazione degli spostamenti esterni ed interni agli stabilimenti, in maniera da ridurre ai minimi termini i tragitti a vuoto e le attese di carico. Stiamo valutando l’impatto dell’aumento di costo del trasporto sul prezzo finale al fine di riuscire a scorporarne l’importo e, se necessario, adeguare le tariffe in maniera oculata. Vorremmo utilizzare di più la rete ferroviaria, ma spesso vi sono dei vincoli strutturali che non ci concedono di superare le 1,6 milioni di tonnellate anno che movimentiamo su rotaia, rispetto alle 5 complessive».

Per cercare di superare proprio questi tipi di criticità che spesso coinvolgono anche i porti di approdo, Marcegaglia sta valutando di far arrivare via treno alcuni materiali che prima dal Nord Europa erano imbarcati. «Il tutto deve essere fatto in maniera attenta per evitare che ci possano essere degli effetti boomerang capaci di trasformare quella che sembra un’opportunità in un costo. Quello che ci hanno insegnato questi due anni è che forse davamo la logistica come scontata, ora invece è una voce da gestire con oculatezza e attenzione».


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