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Nuove prospettive con "la siderurgia raccontata dai fornitori"

Domanda, logistica e rapporto col cliente nelle parole di Bendotti, Stefanoni, Franceschetti, Provenzi e Mazzucchelli

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Le premesse congiunturali le ha fornite l’Ufficio Studi siderweb nella propria presentazione che ha aperto il webinar “La siderurgia vista dai fornitori”. Quali sono invece i punti di vista su domanda di impianti, aumenti dei prezzi di materie prime e dei costi della logistica, andamento degli investimenti, lo hanno illustrato direttamente gli operatori che forniscono alla siderurgia servizi e tecnologia. 

Michele Bendotti: «Prevale l’ottimismo, gli ordini sono ripartiti. “Rinascimento” iniziato con la commessa di Duferco Travi e Profilati”»
La ripartenza degli ordini, per Forni Industriali Bendotti, specializzata nella fornitura di forni di riscaldo prefabbricati, ha coinciso con la commessa ricevuta nel primo trimestre dell’anno da Duferco Travi e Profilati: un forno walking beam con bruciatori a idrometano, con la possibilità di utilizzare l’idrogeno come combustibile, parte del nuovo laminatoio travi che sorgerà nel Bresciano, a San Zeno Naviglio. Un simbolo di due trend in atto: la ripartenza degli investimenti e l’attenzione alla sostenibilità ambientale.
«Da parte nostra prevale l’ottimismo – ha detto l’amministratore unico Michele Bendotti -. Con la pandemia abbiamo subito un grave contraccolpo: i nostri clienti hanno invocato subito la forza maggiore, le commesse sono state messe in stand by e i nuovi ordini fermati per almeno 18 mesi».
Il Rinascimento, «tanto invocato anche da siderweb e che sarà il tema della prossima edizione di Made in Steel, cui parteciperemo, e la ripresa sono stati ancora più vigorosi della fermata» ha assicurato Bendotti, aggiungendo che «fatturando circa 10 milioni di euro l’anno, siamo lontani dalle dimensioni dei grandi impiantisti. Ma abbiamo la fortuna di essere presenti ai tavoli di trattativa che contano».  
E a suo avviso, «gli investimenti sono appena ripartiti. Il Pnrr e il Green Deal ci daranno rinnovate opportunità, favorendo l’implementazione di nuovi impianti». Al momento «stiamo coprendo il mercato dell’Italia, degli USA, del Middle East e in particolare del Bangladesh. Come sempre, lavoriamo per la gran parte con clienti storici (l’80% dei nostri forni va a clienti abituali), ma abbiamo ricevuto tante altre richieste. Covid-19 a parte, credo ci siano i margini per una crescita importante, visto che la domanda è in crescita. Ci sarà bisogno di investimenti».
Risorse andranno impiegate anche per l’efficientamento energetico e la digitalizzazione, che oggi sono considerati requisiti irrinunciabili ma che Forni Industriali Bendotti soddisfa da tempi non sospetti: «Quando è stata pubblicata la prima bozza di legge sull’industria 4.0, mi sono chiesto cosa non facessimo già in siderurgia. Da tempo siamo abituati a dialogare con upstream e downstream, con quell’interconnessione che è diventata la parola magica».

Mauro Stefanoni: «Il nostro settore è pronto a una nuova rivoluzione industriale»
«Credo che nel nostro settore siamo pronti a una nuova piccola rivoluzione industriale nei prossimi anni. Tanto ancora più cambiare». Parola di Mauro Stefanoni, Managing Director di SAS Engineering, che produce linee combinate di trafilatura e pelatura rotolo-barra, rotolo-rotolo e barra-barra. «Siamo partiti in tempi non sospetti creando un’azienda parallela, che oggi è nostro partner tecnologico per fare ricerca. Offriamo strumenti “da scaffale”, cioè pronti da usare e già collaudati. Stiamo investendo molto – ha spiegato Stefanoni – e siamo pronti all’implementazione dell’intelligenza artificiale, del machine learning, del controllo automatico della qualità. Bisogna però rafforzare le sinergie tra fornitore e cliente per superare lo scoglio del prezzo: se c’è fiducia nei risultati, lo scoglio del costo si supera facilmente».
E proprio il prezzo, però della materia prima, è uno dei fattori variabili che sta ponendo nuove sfide: «Prima d’ora, il costo dell’acciaio non aveva mai pesato sui nostri impianti; la componente principale era data dai componenti tecnologici. Oggi invece lo fa – ha detto Stefanoni -. In parallelo, è venuta a mancare anche la disponibilità di materiali che fino a ieri sembravano standard e scontati». Se in precedenza, quindi, l’aumento dei prezzi della materia prima «era sinonimo di fiducia per i nostri clienti, ora sta iniziando a generare qualche timore». Per questo, «la vera difficoltà è gestire gli ordini acquisiti intorno a fine 2020» e «abbiamo piccole preoccupazioni anche sulle nuove offerte. I nostri clienti sono fidelizzati e questo non ci aiuta nel comunicare nuovi prezzi e nuove tempistiche di consegna».
Quanto all’andamento degli ordini, «da fine dicembre abbiamo avuto una ripresa importante. Già durante il lockdown e il picco della pandemia non avevamo avuto risentimenti; anzi, ci siamo dovuti organizzare e ringrazio la mia azienda e i miei collaboratori, perché abbiamo raggiunto un budget di fatturato superiore agli anni precedenti». Negli Stati Uniti «abbiamo incontrato difficoltà procedurali, per l’impossibilità di presenziare in loco. Avviare una linea da remoto è fattibile e l’abbiamo fatto, ma si può ancora migliorare».
Anche dal lato delle competenze: «Ci sono persone molto valide, ma abbiamo delle carenze, e parlo per la mia azienda, a formarle. Con il risultato che emerge solo chi, oltre alle doti intellettuali, ha certe capacità caratteriali. Quindi spesso perdiamo delle eccellenze. Per questo – ha anticipato Stefanoni – abbiamo l’intento di creare una piccola scuola di formazione per arrivare ad avere uomini pronti da inserire in azienda».

Paolo Franceschetti: «Professionalità e affidabilità per diventare leader»
Paolo Franceschetti, CEO di Slingofer, che progetta e costruisce attrezzature per il sollevamento e la movimentazione, ha spiegato che «avendo la possibilità di essere presenti in tutto il mondo, vediamo un settore che marcia a due velocità: Stati Uniti e Cina stanno facendo ingenti investimenti sul “fuori standard”; notiamo una certa brillantezza nel mercato turco e in Spagna, dove si sta iniziando a investire su nuovi impianti e aggiornamenti di quelli esistenti. Per il resto d’Europa invece vediamo molta, molta cautela, con investimenti mirati alla manutenzione e ottimizzazione dell’esistente».
Franceschetti ha detto poi che, «facendo parte della filiera del sollevamento, per noi la R&D va in due direzioni: l’adeguamento tecnologico per il corretto utilizzo in simbiosi del carroponte e le nuove tecnologie riguardanti le specificità dei prodotti da sollevare. Lo sviluppo della nostra tecnologia riferita all’automazione, in buona sostanza, è sviluppata da noi in collaborazione con alcuni nostri fornitori. Prossimamente presenteremo il nuovo SLINGOLAB dove verranno studiate nuove tecnologie riferite alle corrette strette di presa in funzione al peso e ai vari materiali da sollevare, temperature comprese».
A proposito di innovazione, il CEO di Slingofer si è detto certo che «i magazzini automatici sono certamente il futuro e noi ci stiamo lavorando con attenzione e determinazione. Slingofer è notoriamente più cara dei vari competitor italiani ma il prodotto è concretamente molto diverso e i clienti a noi affezionati lo sanno».
“Come si diventa leader partendo dalla Vallecamonica?”, ha chiesto Lucio Dall’Angelo, direttore generale di siderweb, e la risposta di Paolo Franceschetti è stata un misto di orgoglio e consapevolezza: «La logistica non è certamente delle migliori, ma questo viene compensato dalle professionalità e dall’affidabilità dei nostri collaboratori. Slingofer quest’anno compie 60 anni, abbiamo qualcosa come quasi 6.000 attrezzature attive nel mondo e ogni anno ne costruiamo circa 120 che vengono spedite in tutto il mondo. L’export pesa per circa l’80% e, seppur siamo una piccola realtà, ci siamo creati una credibilità solida diventando così una eccellenza».

Paolo Provenzi: «Grandi soddisfazioni dal mercato degli Stati Uniti»
Paolo Provenzi, CEO di La CISA, rispondendo alle domande di Davide Lorenzini, direttore responsabile di siderweb, ha esordito definendo scherzosamente la sua azienda come «un’impresa di facchini che movimentano l’acciaio, dal rottame ai prodotti finiti e anche le scorie», spiegando peraltro che «i nostri grandi mezzi sono per metà noleggiati e customizzati in base alle esigenze specifiche degli utilizzatori e per metà gestiti direttamente da noi».
Recentemente, peraltro, ha ricordato Provenzi, «proprio per perfezionare il nostro rapporto con gli utenti e migliorare le performance, abbiamo dato vita a CISA Technology, che contribuisce alla progettazione del layout delle infrastrutture e produce attrezzature accessorie per il miglior utilizzo dei mezzi in base alla location nella quale andranno a operare».
A questo proposito, però, il CEO di La CISA, ha tenuto a precisare che «sarebbe più opportuno collaborare con il cliente iniziando proprio dalla fase di progetto, per sondare tutte le tipologie di mezzi da utilizzare e ottimizzare il layout finale».
Una case history interessante, per La CISA, è quella relativa «alla collaborazione con Tenaris negli Stati Uniti, dove il mercato è in forte espansione, ma il livello dei servizi – ha detto Paolo Provenzi – è più basso. Lì è stato fatto un ottimo lavoro, studiando la migliore soluzione logistica e per il noleggio della flotta, ottenendo un gradimento molto elevato». Tanto che «siamo riusciti a creare un piccolo gruppo in loco e siamo ottimisti di poter lavorare per lo sviluppo di questa attività negli States».
Quanto alle difficoltà che si possono incontrare, a causa dei rincari dell’acciaio, per la realizzazione di mezzi nuovi, Provenzi ha confermato che «ce ne sono, ma per fortuna noi eravamo organizzati, avendo a disposizione una flotta importante di mezzi disponibili, tanto che siamo riusciti a fornirne molti ad ArcelorMittal con la quale abbiamo delle commesse importanti avviate».
A proposito di Ricerca e Sviluppo, secondo il CEO di La CISA «il mercato dei mezzi pesanti, proprio in funzione delle grandi dimensioni che non facilitano, non è ancora pronto per quelli elettrici. Noi ci stiamo lavorando e sono in corso degli studi, anche con modifiche di mezzi esistenti, inserendo la parte elettrica e stiamo facendo dei test, ma per il futuro penso più all’idrogeno che alle batterie, anche con macchine predisposte alla guida autonoma nei casi di semplice applicazione e con le sensoristiche giuste. Ci si sta lavorando, ma ci vorranno almeno un paio di anni per vedere i primi risultati».

Sergio Mazzucchelli: «La mancanza di container è drammatica per la logistica»
Con Sergio Mazzucchelli, presidente di Zaninoni Holding, che spedisce acciaio da e in tutto il mondo, si è affrontato il delicato, soprattutto in questa fase, tema della logistica: «In 50 anni – ha detto – una situazione così non l’ho mai vista. Abbiamo avuto, negli ultimi sei mesi, aumenti dei costi decisamente superiori a quelli dei prezzi dei coils. Si parla del 2-300% e per la Cina anche di più».
Come se non bastasse, però, ha spiegato il presidente di Zaninoni Holding, «dobbiamo fare i conti con il fatto che non c’è servizio e per trovare un container ci si deve mettere in ginocchio, visto che il costo di un container dalla Cina è passato da 4 a 12mila euro e i tempi di consegna dei prodotti sono ormai stimabili in diversi mesi. I ritardi, peraltro e seppur ridotti rispetto a questi, sono comuni al mercato mondiale».
Ad essere penalizzati, ha chiarito Mazzucchelli, «sono soprattutto gli operatori indipendenti, perché i grandi gruppi hanno contratti blindati, mentre quelli che hanno rapporti preferenziali con le compagnie di navigazione riescono a ottenere condizioni migliori, ma è comunque dura per tutti». E il problema dei container non è certo circoscritto al settore del noleggio, «visto che per comprarne uno usato – ha chiarito Mazzucchelli – ci vogliono 4-5mila euro rispetto ai 1.500 di prima».
Se è vero, poi, che «tutti i prodotti sono penalizzati da questa situazione», il presidente di Zaninoni Holding ha spiegato che «ci sono poi, ovviamente, le scelte commerciali fatte dai vari Paesi: se esportare dagli USA, e i generale dalle Americhe, è facile – ha sintetizzato – in ingresso i prezzi sono triplicati».
Sul fronte del rinnovo regime di Salvaguardia, Mazzucchelli non si aspetta impatti particolari, se non il mantenimento dell'alto livello di documentazione burocratica richiesta. 
Relativamente invece al 36% delle quote di contingenti non consumati il presidente di Zaninoni ritiene che «il problema non è legato ai costi di importazione, quelli si riescono a gestire. Ritengo che sia più un fattore legato alla qualità del prodotto importato che da quegli specifici Paesi di produzione non rispetta gli standard di cui le imprese italiane, e immagino europee, abbiano bisogno. Pertanto da quei produttori il materiale non si fa arrivare». 


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