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Ex Ilva: tre fronti da superare per l'intesa

Dopo il mantenimento in funzione di AFO2 serve risolvere gli altri punti di attrito entro il 30 di gennaio

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Il mantenimento della facoltà d’uso di AFO2 rappresenta forse il superamento di una delle questioni più spinose nella trattativa per un nuovo accordo tra il governo e ArcelorMittal sull’ex Ilva. Anche se restano almeno tre i fronti aperti perché la trattativa possa avere un lieto fine.

La mediazione con la magistratura rappresenta infatti uno degli elementi su cui l'azione governativa poco avrebbe potuto fare per poter dare un esito positivo ad una complessa vicenda che si trascinava dal 2015.

In una manciata di giorni devono essere chiusi positivamente: accordo sindacale, protezione legale e revisione del prezzo finale; prima di quel 30 gennaio indicato dal Tribunale di Milano come data di aggiornamento del contenzioso legale sulla rescissione del contratto tra ArcelorMittal e l’Amministrazione Straordinaria Ilva.

Tre fronti tra i quali a risultare più ostico potrebbe essere l’intesa sindacale, dal momento che nel precedente confronto ci volle più di un anno prima di arrivare a quella firma che si richiede di raggiungere in poche settimane.

Sebbene nei prospetti presentati dall’Amministrazione Straordinaria ai sindacati sul nuovo piano da 8 milioni di tonnellate il saldo al 2023 riveda impiegati tutti i 10.700 lavoratori, non poche perplessità sono state sollevate sugli ammortizzatori sociali necessari per mantenere l’occupazione tra gli 8.300 e 8.600 addetti tra il 2020 e il 2022. Numeri che sebbene siano decisamente superiori al piano precedente di ArcelorMittal vengono visti con sospetto nonostante gli ingenti investimenti prospettati.

A destare maggiori perplessità è però il prospetto di possibile recupero dell’Ebitda che vedrebbe solo nel 2023 ritornare l’azienda in territorio nettamente positivo con l’indice finanziario tra i 200 e i 250 milioni di euro a fronte di 7,2 milioni di tonnellate di spedito. Marginalità in crescita soprattutto per il miglioramento del mix di prodotti immessi sul mercato.

Per quanto riguarda la protezione legale la partita è meramente politica e li starà alla capacità di mediazione del premier Giuseppe Conte riuscire a trovare una formula per mettere d’accordo le diverse anime della maggioranza.

Sul fronte dello sconto sul prezzo di acquisto ferme restando le risorse per la restituzione dei prestiti statali per evitare la procedura di infrazione europea, l’unica voce di costo a saldo per ridurre l’importo è quella dei creditori ed in particolare della banche a cui avrebbe dovuto andare la maggior parte del saldo finale.

In quest’ottica potrebbe anche essere vista l’indiscrezione di stampa della chiamata del MiSe agli istituti di Credito creditori i Ilva con una proposta di conversione dei propri crediti prededucibili in quote di capitale della Newco.

Un’operazione che in qualità di consulente starebbe gestita dall’ex commissario Ilva Enrico Laghi che starebbe affiancando Francesco Caio sul fronte finanziario dell’operazione.

Se l’operazione di mediazione avrà esito positivo si risolverebbe anche l’ultimo punto necessario a creare il quadro ideale per la chiusura positiva della nuova intesa.

Gli incontri proseguono mentre il tempo per trovare l’intesa diventa ogni minuto sempre di meno.


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