Acciaio Ue, i consumi ripartono ma la produzione scende ai minimi
Sciamarelli (Eurofer): «La ripresa del mercato favorisce le importazioni. Nel 2025 la quota di acciaio estero al 30%»
22 luglio 2026 Translated by Deepl
Nel 2025 il mercato siderurgico in Europa ha mostrato i primi segnali di ripresa dopo tre anni consecutivi di contrazione. Il consumo apparente di acciaio nell’Unione europea è infatti aumentato del 4,4%, raggiungendo 134 milioni di tonnellate, pur restando ancora inferiore di circa 10 milioni di tonnellate rispetto ai livelli del 2019.
Dietro questo recupero dei consumi emerge tuttavia una dinamica piuttosto critica per l’industria continentale: «nel 2025 l’Europa ha utilizzato più acciaio, ma ne ha prodotto meno». A evidenziarlo in un'analisi è Alessandro Sciamarelli, direttore Market analysis & economic studies di Eurofer, secondo cui l’incremento registrato nel 2025 rappresenta soprattutto un rimbalzo rispetto ai volumi particolarmente deboli dei due anni precedenti, più che una vera ripresa sostenuta dalla domanda.
«La produzione di acciaio grezzo dell’Ue è diminuita di un ulteriore 2,9%, scendendo a 125,8 milioni di tonnellate, il livello più basso mai registrato», sottolinea Sciamarelli. L’output europeo si è così attestato quasi 20 milioni di tonnellate al di sotto dei livelli precedenti alla pandemia e circa 60 milioni di tonnellate sotto quelli precedenti alla crisi finanziaria del 2008.
Importazioni al 30% del mercato
Il miglioramento dei consumi non si è quindi tradotto in un analogo recupero della produzione europea, evidenzia Sciamarelli, mentre una quota crescente della domanda è stata soddisfatta attraverso l’acciaio proveniente da Paesi terzi.
Nel 2025 le importazioni di prodotti siderurgici finiti e semilavorati sono aumentate del 14%, avvicinandosi ai 40 milioni di tonnellate. La quota dell’acciaio importato sul mercato europeo ha raggiunto il livello record del 30%, rispetto al 27% dell’anno precedente, con un’accelerazione particolarmente marcata nella seconda metà dell’anno: +53% nel solo quarto trimestre.
Il risultato, afferma, è stato un ulteriore ampliamento del deficit commerciale siderurgico dell’Unione, arrivato a 24 milioni di tonnellate considerando tutti i prodotti e a 15 milioni per i soli prodotti finiti.
Per Sciamarelli, il divario tra consumi in ripresa e produzione in calo rappresenta «una delle principali sfide che l’industria siderurgica europea si trova oggi ad affrontare».
Sovraccapacità e costi energetici
Il settore europeo continua inoltre a confrontarsi con una sovraccapacità globale che, secondo l’Ocse, supera i 700 milioni di tonnellate. A questa pressione, rimarca l’analista, si aggiungono i costi energetici ancora elevati, la debolezza della domanda industriale e una concorrenza internazionale particolarmente intensa.
Settori utilizzatori
Le condizioni nei settori utilizzatori di acciaio hanno comunque fornito alcuni segnali incoraggianti, afferma Sciamarellli: dopo due anni di flessione, la domanda si è nel complesso stabilizzata.
Le costruzioni, che rappresentano circa il 37% del consumo siderurgico europeo, hanno registrato una crescita dell’1,3% e dovrebbero continuare a offrire un contributo positivo anche nel prossimo biennio: +1,5% nel 2026 e +2,9% nel 2027. Resta però l’incognita legata «a un possibile aumento dei tassi di interesse, nel caso di un irrigidimento della politica monetaria determinato dall’inflazione».
Più debole il quadro dell’automotive, che nel 2025 ha registrato il terzo calo annuale consecutivo della produzione, con una flessione del 4,3%. Una crescita più consistente è prevista soltanto dal 2027, quando l’output dovrebbe aumentare del 2,9%, pur rimanendo su livelli nettamente inferiori rispetto al periodo precedente alla pandemia.
Outlook
«Guardando al futuro, le prospettive restano fragili», scrive l’analista, sottolineando che una parte del recupero inizialmente atteso sarebbe già stata anticipata nel 2025 e, di conseguenza, il consumo apparente di acciaio dovrebbe crescere soltanto dello 0,4% nel 2026. Per il 2027 è previsto un aumento più significativo, pari al 2,2%, ma l’evoluzione rimane fortemente legata al contesto economico e geopolitico internazionale.
«La domanda sta iniziando a riprendersi, ma la produzione no», osserva in conclusione Sciamarelli, aggiungendo che «la sfida per i prossimi anni sarà garantire che la futura crescita dei consumi di acciaio sostenga la produzione europea, anziché accrescere la dipendenza dalle importazioni».
La capacità dell’Unione europea di invertire questa tendenza sarà, secondo l’analista, uno degli indicatori principali della competitività e della solidità del suo sistema industriale.

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